
Dopo settimane di discussioni i leader di alcuni Paesi europei sembrano aver convinto il presidente ucraino Zelensky che una presenza militare occidentale sul territorio ucraino possa rappresentare una garanzia di sicurezza. Secondo i sostenitori di questa linea si tratterebbe di un deterrente; secondo i critici, invece, il rischio è quello di prolungare ulteriormente il conflitto estendendone i costi politici, economici e sociali anche ai Paesi coinvolti. È infatti difficile immaginare che un eventuale ingresso di truppe straniere in Ucraina non venga interpretato dalla Russia come un atto di guerra diretto. A meno di clamorose sottovalutazioni da parte di Mosca una simile decisione potrebbe provocare una reazione militare con conseguenze difficilmente prevedibili. Per i governi che sostengono questa strategia esiste tuttavia anche un vantaggio politico interno: in una fase di emergenza prolungata la stabilità dell’esecutivo tende a rafforzarsi e il confronto elettorale può passare in secondo piano. A pagare il prezzo più alto rischiano invece di essere i cittadini europei chiamati a sostenere costi crescenti in termini di spesa pubblica, inflazione e riduzione delle risorse destinate ai servizi sociali. Sul piano giuridico e militare resta inoltre aperta la questione del ruolo della NATO. L’articolo 5 dell’Alleanza prevede l’intervento collettivo solo in caso di aggressione a uno Stato membro, non nel caso in cui sia uno Stato a intraprendere un’azione militare autonoma. Questo limite rischia di lasciare i Paesi coinvolti esposti a scenari complessi. Nel frattempo tra i cittadini europei cresce il senso di distanza rispetto a decisioni strategiche che incidono direttamente sui bilanci pubblici e sul futuro del continente. Gli ingenti investimenti in aiuti militari e nel riarmo avrebbero forse richiesto un maggiore coinvolgimento democratico, attraverso un dibattito pubblico più ampio o strumenti di consultazione diretta. Mentre l’Europa discute i Paesi favorevoli ad un impegno più deciso sembrano orientati a rafforzare la propria presenza a Kiev. Una scelta che, al di là delle intenzioni dichiarate, continua a suscitare interrogativi profondi sul rischio di escalation e sul prezzo che i cittadini europei potrebbero essere chiamati a pagare.
Angelo Santoro

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