
“Presidente Macron, ma di un accordo oggi si parla. Ne parla anche il presidente palestinese
Mahmūd Abbās. Non è più facile negoziare con Hamas di quanto fosse negoziare con Netanyahu?”
Il presidente palestinese Mahmud Abbas e il presidente francese Emmanuel Macron hanno chiesto un cessate il fuoco “imminente” a Gaza ieri durante un colloquio telefonico, secondo l’agenzia di stampa ufficiale palestinese WAFA. “Hanno messo in risalto l’urgente necessità di un cessate il fuoco, la rapidità della consegna degli aiuti umanitari, il rifiuto dello sfollamento del popolo palestinese dalla sua terra e l’assunzione di responsabilità da parte dell’Autorità Nazionale Palestinese nella Striscia di Gaza”, ha riportato l’agenzia. Hamas sta esaminando la proposta di un accordo che prevede il rilascio di 10 ostaggi israeliani in cambio di 45 giorni di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Lo ha dichiarato un alto funzionario di Hamas al canale televisivo libanese Al-Mayadeen. Tra gli ostaggi che verrebbero rilasciati in base a questo accordo c’è il soldato Edan Alexander, che ha doppia cittadinanza israeliana e americana. In precedenza il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva detto ai genitori di Eitan Mor che il suo governo stava lavorando a un accordo per il rilascio di dieci ostaggi, compreso lui. Sia Israele sia Hamas si impegnerebbero a negoziare una seconda fase, che includerebbe discussioni su un cessate il fuoco permanente, il ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia di Gaza, il disarmo di Hamas e il governo della Striscia dopo la guerra. “Stiamo intensificando il nostro sostegno al popolo palestinese. 1,6 miliardi di euro entro il 2027 contribuiranno a stabilizzare la Cisgiordania e Gaza. L’Ue investirà nelle infrastrutture essenziali, fornendo al contempo aiuti umanitari e sostegno ai rifugiati. Siamo un partner di lunga data dell’Autorità palestinese”. Lo annuncia su X l’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Kaja Kallas. Un paramedico palestinese, disperso dopo l’attacco israeliano del 23 marzo in cui sono stati uccisi altri 15 operatori di soccorso nel sud di Gaza, è statoarrestato dalle autorità israeliane: lo ha confermato il Comitato internazionale della Croce Rossa, come riporta la Bbc. La Mezzaluna rossa ha affermato che Assad al-Nassasra è stato “rapito con la forza” dalle truppe israeliane dopo l’attacco e ne ha chiesto l’immediato rilascio. Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) non hanno confermato l’arresto. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che il prossimo round di colloqui tra Iran e Usa sul programma nucleare di Teheran si terrà a Roma. “Abbiamo ricevuto la richiesta dell’Oman, (il Sultanato dell’Oman ha svolto un ruolo di mediazione tra parti in guerra in Medio Oriente o tra Paesi separati da profonde crisi politiche. L’Oman è una tradizionale monarchia araba, governata da un Sultano. Dal gennaio 2020 Capo dello Stato è il Sultano Haitham bin Tarik al Said) che svolge il ruolo di mediatore, e abbiamo dato una risposta positiva”, ha detto Tajani a Osaka, rispondendo ai giornalisti sul prossimo round negoziale tra Teheran e Washington. Sami Abu Zuhri, portavoce di Hamas, ha dichiarato che Netanyahu non sta proponendo un accordo di cessate il fuoco, ma un “accordo di resa”, sottolineando che Hamas non discuterà la consegna delle armi, definendo la richiesta di un “sogno irrealizzabile”.
“Quando Netanyahu condiziona il cessate il fuoco al disarmo di Hamas, sa che Hamas lega il suo onore alle armi e che questa è una richiesta impossibile”, ha dichiarato l’alto funzionario di Hamas ad Al Jazeera Mubasher. “Sta imponendo queste richieste impossibili per far fallire qualsiasi sforzo per raggiungere un accordo di cessate il fuoco”. Abu Zuhri ha aggiunto che Hamas ha mostrato flessibilità nei colloqui e continuerà a impegnarsi nei negoziati per porre fine alla guerra, ma Netanyahu sta cercando di prolungare il conflitto e di commettere altri crimini a Gaza. L’ufficio del primo ministro israeliano ha dichiarato che Netanyahu ha tenuto delle telefonate con i parenti dei prigionieri detenuti a Gaza. “Nei colloqui, il primo ministro ha descritto gli sforzi per restituire i rapiti e ha aggiornato le famiglie sull’esistenza di intensi processi negoziali attualmente in corso”, ha dichiarato. Le Nazioni Unite hanno ribadito l’impegno a garantire in Siria una transizione politica autonoma in “linea con i principi chiave stabiliti dalla risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza”. Il riferimento è al testo del 2015 che indicava una “road map” politica per mettere fine alla crisi civile del Paese. Tra i punti, si affermava che il futuro della Siria sarebbe stato deciso dal popolo siriano, “senza ingerenze esterne”. Quanto durerà tutto questo?
Giuseppe Basilico

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