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Macché ripresa nell’anno. Qui va giù anche l’export

di Fabrizio Binacchi | 21 Aprile 2013

Dopo la drastica riduzione dei consumi interni, dalla carne alla moda, dopo la riduzione degli investimenti, dalla casa al risparmio, adesso vanno giù anche le esportazioni, anche per i Paesi europei.

1366203024-export“Oggi seren non è , doman seren sarà, se non sarà seren si rasserenerà”. Vale per chi vuole fare esercizio di “esse sorda”, ma non vale per gli economisti o i professionisti delle previsioni economiche. Che oramai ci prendono meno dei professionisti delle previsioni del tempo, per non parlare di quelli che pretendevano e pretendono di prevedere i terremoti. Umanità varia, e talora avariata. Così va il mondo, mascherina, direbbe nonna, all’incominciare del carnevale. ma siamo fuori stagione, e nessuno scherzo vale. Vi ricordate quelli che, a fine 2012,  dicevano: si vede una lucina in fondo al tunnel, è la lucina della ripresa, che avremo entro il 2013. Previsioni piantate sulla sabbia, anzi sulle sabbie mobili. Te la do io la ripresa, si potrebbe dire oggi, a quasi metà anno, qui va giù tutto: dopo la drastica riduzione dei consumi interni, dalla carne alla moda, dopo la riduzione degli investimenti, dalla casa al risparmio, adesso va giù anche l’export. Tenevano le esportazioni italiane, anche verso gli altri Paesi d’Europa, adesso anche quelle tendono al brutto. Maglie, cravatte, pacchi e apparecchi medicali, tecnologie per il freddo macchine per gelati perdono posizioni. Brutto segno.  E’ la recessione bellezza, che si fa sentire in tutte le sue pagine, che non risparmia alcun piano economico. Dal Fondo monetario internazionale si affrettano a dire che l’Italia non ha certo bisogno dell'”aiuto” che invece è stato necessario per Grecia e Cipro, ad esempio, ma certo il fatto che l’economia non stia svoltando non è un segnale confortante. Ma soprattutto non è confortante che si creda che sia sufficiente aspettare che vadano via le nuvole per avere il sereno. Molti economisti illuminati concordano su un fatto: che è sicuramente giusto puntare e raggiungere il pareggio di bilancio e aggiustare strutturalmente i conti (o almeno tendere) ma contemporaneamente, se non prima, va aggredito il male della disoccupazione, il tumore del non-lavoro che rischia di disperdere gli stessi benefici tecnici del rigore e della politica di bilancio. Ma vi pare che sia normale che ormai si metta anche in discussione il pranzo con la carne alla domenica? Ma vi pare che sia normale che si metta in conto di perdere anche la cassa integrazione per difetto di bilancio? Ma vi pare che si debba accettare che imprese piccole e medie debbano chiudere i battenti perché Stato e pubbliche amministrazioni non pagano i debiti per lavori fatti anche 4 o 5 anni prima? Le statistiche europee dicono che la ricchezza pro-capite italiana è superiore a quella dei tedeschi. E questo ha fatto irrigidire appunto i tedeschi. Che dicono: Se gli italiani sono ricchi si paghino loro i loro debiti. Il problema, come sempre, sono le statistiche e le medie. Ci saranno anche i pro-capite da 300 mila euro ma ci sono anche i pro-capite da 8 mila euro l’anno e chiedetelo a loro se riusciranno a pagare debito pubblico, dopo aver pagato imu, irpef, tares e quanto altro annesso. E’ ovvio: oggi seren non è, domani -sperano- seren sarà, ma non si può dire senza fare niente, che se non sarà seren si rasserenerà. Anzi si rabbuierà. E allora altro che lucina.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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