
dopo una cinquantina di giorni dalle elezioni politiche il regime tenta di reagire alla crisi del sistema. La rielezione di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica prova inequivocabilmente la grave crisi in quanto per la prima volta si conferma il precedente per di più contro la sua espressa e ribadita volontà contraria.
E’ stata una scelta dovuta alla incapacità dei partiti politici di affrontare con coraggio la necessità del cambiamento. Avrebbero potuto eleggere come Presidente della Repubblica, non tanto un rappresentante di una fazione politica ma una persona garante del rispetto della legalità, condizione necessaria e non sufficiente per un possibile cambiamento in senso liberale. Era noto il gradimento popolare della eventuale candidatura di Emma Bonino, già Commissario europeo nominato da Silvio Berlusconi e collaboratrice di Mario Monti, nonché ministro del governo di centro-sinistra diretto da Romano Prodi. Era la persona ideale (l’uomo giusto al posto giusto) in quanto non rappresentante di una fazione politica (come, invece, veniva presentata la candidatura di Stefano Rodotà) e sicuramente avrebbe potuto garantire il rispetto della legalità in questa delicata fase della vita di questa Repubblica.
La scelta di Giorgio Napolitano è stata, invece, una scelta conservatrice volta a mantenere lo Status quo. Le sue qualità sono sicuramente migliori di quelle dei candidati (Marini e Prodi), bruciati in questi giorni, ma il trascorso settennato prova la volontà di proseguire nella politica diretta dall’interesse alla sopravvivenza dei partiti politici piuttosto che assecondare la necessità di una svolta liberale. Ricordiamoci l’investitura del governo Monti: era affidato ai partiti il compito di modificare la legge elettorale e non all’iniziativa governativa ed era noto che sarebbe stata necessaria una riforma se si voleva affrontare nel migliore dei modi la crisi politica ed economica in atto. Quelle forze politiche hanno affrontato le elezioni del 24 e 25 febbraio scorso con la sciagurata legge detta “porcellum”. Pensavano che in tal modo la normalizzazione del regime si sarebbe raggiunta lo stesso. Scrivevo in gennaio: “E’ probabile che non ci sarà alcuna normalizzazione e la crisi avrà gravi recrudescenze”. L’incapacità di trovare un governo decente, il cul de sac nel quale si sono ritrovati nel procedimento di elezione del Presidente della Repubblica e il ricorso alla rielezione di Napolitano provano la mancata normalizzazione e la recrudescenza della crisi.
Cosa potrà accadere? Già si ventila avvenuto l’accordo tra le principali forze politiche per l’incarico a Giuliano Amato, con Alfano ed Enrico Letta vice, per un governo del Presidente. Avrà anche la forza di riformare la legge elettorale in senso maggioritario e procedere alla modifica del sistema di governo trasformando la repubblica parlamentare almeno in una repubblica semipresidenziale? Queste finalità potrebbero rendere digeribile un tale governo, altrimenti l’opposizione grillina sarà alimentata da altro consenso.
L’opposizione grillina non sembra incarnare l’alternativa al regime partitocratico. Sembra essere figlia della crisi scimmiottando vizi bolscevichi: Mett up + internet ossia Soviet + elettricità.
A gennaio ritenevo che “le gravi condizioni in cui ci troveremo costringerà gli eventi a realizzare le premesse per la costituzione di quel soggetto riformatore, di liberali e di democratici del quale l’alternativa liberale al regime ha necessità.”
Voglio essere ottimista, nonostante la mancanza, quale Presidente della Repubblica, di una persona come Emma Bonino, che avrebbe dato ampie garanzie per il rispetto della legalità. Infatti il rispetto della legalità è condizione necessaria per la regolarità di una consultazione elettorale che darebbe il via libera al passaggio dalla repubblica democratica partitocratica alla repubblica democratica liberale. Solo elezioni regolari e non truffaldine potranno dare un esito favorevole al cambiamento della democrazia in senso liberale. Una forza politica riformatrice, cioè di liberali e di democratici, potrebbe approfittarne. Occorre costituirla.
Ci sono nuclei a partire dai radicali di Marco Pannella. Con umiltà e costanza è necessario impegnarci in quella direzione. L’occasione sarà una nuova campagna di raccolta di firme per indire referendum? Se ci sarà potrà essere una buona occasione, in ogni caso occorre un po’ di tempo. Il prossimo governo se avrà come programma minimo la riforma del sistema elettorale in senso maggioritario e la riforma dello stato da parlamentare a semipresidenziale conquisterà tempo utile alla costituzione di quel necessario soggetto politico di liberali e di democratici sostanzialmente riformatore.
Concludevo, così, la mia precedente lettera: “Dalla delegittimazione del regime si può passare alla legittimazione di una forza politica per la radicale alternativa liberale. Proviamoci!” Ribadiamolo: proviamoci!

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