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Con la rielezione di Napolitano chi vince e chi perde

di Angelo Giubileo | 21 Aprile 2013

Hanno vinto la politica ed il Paese, perdono i movimentisti e i populisti di ogni risma.

img1024-700_dettaglio2_Giorgio-Napolitano-infophotoOra che rimane Napolitano, è indubbio che vince la politica ed il paese.

Ed è altrettanto indubbio che perdono i movimentisti e i populisti di ogni risma.

Quanto ai populisti, primi tra tutti i grillini. Infatti, come si prediceva da più parti, è bastato metterli di fronte all’assunzione di responsabilità per verificarne la consistenza dell’opinione, più che dei giudizi, e certificarne in definitiva l’incapacità di costruire una proposta di governo, affatto condivisa, sia valida sia efficace.

Quanto ai movimentisti, il fallimento dell’attuale Pd dimostra una volta per tutte che non è possibile prescindere da un progetto condiviso, che prima che politico, deve essere culturale. Cosa che, ci sia permesso, diciamo e scriviamo da più di qualche anno. Con il fallimento della candidatura di Franco Marini è stato definitivamente abbattuto il tabù di un paese ancorato alla tradizione del cattolicesimo ed alla chiesa di Roma; mentre con Romano Prodi è caduta definitivamente anche la pretesa del cattolicesimo adulto, così come definito stamattina da Il Foglio di Giuliano Ferrara, di poter sostenere su basi culturali il dialogo con la società tecnomodernista. Anche se, personalmente, direi di più, ovvero già tecno-post-modernista.

A tale proposito, credo che Napolitano sia ancora espressione di un mondo che per molti versi non c’è più. Ma è vero anche che la conferma di Napolitano alla presidenza, di un migliorista  ai vertici dello stato, rompe innanzitutto un altro tabù nostrano del principio dell’alternanza, cattolica e laica, politica e tecnica. Per la prima volta, nella storia della repubblica, un politico laico, di tradizionale e passata ispirazione comunista, di moderna ispirazione socialista e liberale, viene confermato alla guida del paese.

Abbiamo già parlato nei giorni scorsi di Giorgio Napolitano presidente della transizione e non resta altro che, come si diceva, dargli ascolto e soprattutto ora consentirgli semplicemente di fare. Quel che di molto resta  da fare per il bene del paese.

Pubblicato in : Editoriale, Metamorfosi

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. paolo francia

    22 Aprile 2013 alle 18:18

    Poi, gentile Scarlino, questo è l’anno della rimessa in causa dei proverbi, dopo gli eventi di febbraio (morto un Papa, se ne fa un altro) oggi si puo’ dire che anche “tutti sono utili, nessuno indispensabile” è stato smentito dai fatti, essendo Napolitano a 88 anni divenuto indispensabile, mi chiedo quale sarà il terzo proverbio da mettere in soffitta!
    Per un toscano poi i proverbi sono come il pane…..

    Rispondi
  2. paolo francia

    22 Aprile 2013 alle 18:14

    Mai come in questa fase le persone in gioco (Napolitano, Bonino, Rodotà e gli altri) sono dei simboli, non si discute sulle persone (per quanto la scelta di Prodi fosse davvero sbagliata), ma sul metodo!
    La risposta l’ha appena data Napolitano, persona degna, che ha sollecitato le forze politiche a non dimenticare la domanda della piazza, facendo da trade-union tra la piazza stessa e le istituzioni!
    La piazza non è solo sinonimo di populismo, demagogia e insurrezzione, ma come lo hanno dimostrato i popoli della primavera araba, è anche la voce di un cambiamento che non si puo’ e non si deve piu’ procrastinare.
    Se non so ascolta “questa” piazza, come bene lo ha sottolineato Vendola e anche Grillo, il divario tra la gente e le istituzioni diventa incolmabile.

    Rispondi
  3. Adalberto Scarlino

    22 Aprile 2013 alle 15:48

    La piazza, gentile lettore Francia, non è democrazia. Anzi, spesso ( non sempre ) ha a che fare con il contrario: irragionevolezza,prepotenza, demagogia, e chi peggio ne ha, peggiori ne aggiunga.Esempi , nella storia d’Italia , e del mondo, ce ne sono tanti , e tanto gravi, che dovrebbero bastare ed avanzare per convincere l cittadini ( le persone civili, non i giacobini di infausta memoria ) a diffidare della “piazza” , della”gente”, della massa , numericamente piccola o grossa che sia. Il professor Rodotà, ottanta anni, quattro legislature, sempre eletto e nominato dal PD, adesso indicato per il Quirinale, per terzo, da una “consultazione” priva di trasparenza, di garanzie, di libertà e possibilità di partecipazione, urlato dai soli grillini, sarebbe il cambiamento?
    Via!

    Rispondi
  4. paolo francia

    22 Aprile 2013 alle 00:11

    Mi scuso con Angelo Giubiuleo per aver scambiato il pezzo con quello di Chiara Boriosi, ma la colpa è del mio pc.
    Resta comunque valido il mio commento per quanto scritto da Giubileo.

    Rispondi
  5. paolo francia

    21 Aprile 2013 alle 23:49

    Non condivido Chiara la “semplicità” e la “rapidità” con la quale liquidi Grillo e il Movimento 5 Stelle!
    Non dimenticare, come avevo scritto dopo il precedente pezzo, che il fallimento delle vecchie logiche (Marini + Prodi) è stato coperto con l’elezione di Napolitano, perché impossibile sarebbe stato a quel punto far eleggere un altro candidato che piaceva alla nomenclatura del PD e di Berlusconi e evidentemente abdicare alla domanda della piazza sarebbe stato accettare di cambiare veramente le regole e accettare la necessità di farsi da parte. Eleggendo un uomo molto anziano, di quasi 88 anni, che dovrebbe gestire l’Italia per 7 anni e terminare il suo mandato a 95 significa due cose, o sperare di “riorganizzarsi” per non affondare sperando che la natura faccia la sua parte il piu’ tardi possibile, oppure far passare per imbecilli gli italiani, chiedendo l’aiuto della “maestra” per salvarsi mutualmente e impedire il cambiamento cominciato, grazie al M5S, nelle urne a febbraio!
    Grillo non ha evidentemente ancora l’esperienza politica, ma il messaggio è chiaro, questa vomitevole intesa tra la destra e la sinistra in Italia, con la benedizione della chiesa, per appoggiarsi mutualmente fingendo di contrastarsi solo per scambiarsi il potere è stata smascherata, e l’elezione di Napolitano ne é la prova! Napolitano è come il coltello trovato nelle mani degli assassini, PD e PDL, e neanche le loro impronte sono piu’ necessarie.
    Il PD, dopo la figura meschina, e il PDL di Berlusconi (senza si lui…il NULLA!) avevano 2 possibilità, accettare il cambiamento facendo convergere i propri voti su Rodotà (PDe M5S sarebbero bastati) o convergere su Emma Bonino e puntare su di lei, che avrebbe avuto consensi a largo raggio.
    I due candidati, entrambi validi e preparati, avevano un consenso enorme nei cittadini, che non hanno voluto ascoltare, capire e tradurre in realtà.
    Peccato, hanno scelto la conservazione e la piazza resta umiliata e inascoltata, la pagheranno cara nelle urne.

    Rispondi

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