Hanno vinto la politica ed il Paese, perdono i movimentisti e i populisti di ogni risma.

Ed è altrettanto indubbio che perdono i movimentisti e i populisti di ogni risma.
Quanto ai populisti, primi tra tutti i grillini. Infatti, come si prediceva da più parti, è bastato metterli di fronte all’assunzione di responsabilità per verificarne la consistenza dell’opinione, più che dei giudizi, e certificarne in definitiva l’incapacità di costruire una proposta di governo, affatto condivisa, sia valida sia efficace.
Quanto ai movimentisti, il fallimento dell’attuale Pd dimostra una volta per tutte che non è possibile prescindere da un progetto condiviso, che prima che politico, deve essere culturale. Cosa che, ci sia permesso, diciamo e scriviamo da più di qualche anno. Con il fallimento della candidatura di Franco Marini è stato definitivamente abbattuto il tabù di un paese ancorato alla tradizione del cattolicesimo ed alla chiesa di Roma; mentre con Romano Prodi è caduta definitivamente anche la pretesa del cattolicesimo adulto, così come definito stamattina da Il Foglio di Giuliano Ferrara, di poter sostenere su basi culturali il dialogo con la società tecnomodernista. Anche se, personalmente, direi di più, ovvero già tecno-post-modernista.
A tale proposito, credo che Napolitano sia ancora espressione di un mondo che per molti versi non c’è più. Ma è vero anche che la conferma di Napolitano alla presidenza, di un migliorista ai vertici dello stato, rompe innanzitutto un altro tabù nostrano del principio dell’alternanza, cattolica e laica, politica e tecnica. Per la prima volta, nella storia della repubblica, un politico laico, di tradizionale e passata ispirazione comunista, di moderna ispirazione socialista e liberale, viene confermato alla guida del paese.
Abbiamo già parlato nei giorni scorsi di Giorgio Napolitano presidente della transizione e non resta altro che, come si diceva, dargli ascolto e soprattutto ora consentirgli semplicemente di fare. Quel che di molto resta da fare per il bene del paese.

Poi, gentile Scarlino, questo è l’anno della rimessa in causa dei proverbi, dopo gli eventi di febbraio (morto un Papa, se ne fa un altro) oggi si puo’ dire che anche “tutti sono utili, nessuno indispensabile” è stato smentito dai fatti, essendo Napolitano a 88 anni divenuto indispensabile, mi chiedo quale sarà il terzo proverbio da mettere in soffitta!
Per un toscano poi i proverbi sono come il pane…..
Mai come in questa fase le persone in gioco (Napolitano, Bonino, Rodotà e gli altri) sono dei simboli, non si discute sulle persone (per quanto la scelta di Prodi fosse davvero sbagliata), ma sul metodo!
La risposta l’ha appena data Napolitano, persona degna, che ha sollecitato le forze politiche a non dimenticare la domanda della piazza, facendo da trade-union tra la piazza stessa e le istituzioni!
La piazza non è solo sinonimo di populismo, demagogia e insurrezzione, ma come lo hanno dimostrato i popoli della primavera araba, è anche la voce di un cambiamento che non si puo’ e non si deve piu’ procrastinare.
Se non so ascolta “questa” piazza, come bene lo ha sottolineato Vendola e anche Grillo, il divario tra la gente e le istituzioni diventa incolmabile.
La piazza, gentile lettore Francia, non è democrazia. Anzi, spesso ( non sempre ) ha a che fare con il contrario: irragionevolezza,prepotenza, demagogia, e chi peggio ne ha, peggiori ne aggiunga.Esempi , nella storia d’Italia , e del mondo, ce ne sono tanti , e tanto gravi, che dovrebbero bastare ed avanzare per convincere l cittadini ( le persone civili, non i giacobini di infausta memoria ) a diffidare della “piazza” , della”gente”, della massa , numericamente piccola o grossa che sia. Il professor Rodotà, ottanta anni, quattro legislature, sempre eletto e nominato dal PD, adesso indicato per il Quirinale, per terzo, da una “consultazione” priva di trasparenza, di garanzie, di libertà e possibilità di partecipazione, urlato dai soli grillini, sarebbe il cambiamento?
Via!
Mi scuso con Angelo Giubiuleo per aver scambiato il pezzo con quello di Chiara Boriosi, ma la colpa è del mio pc.
Resta comunque valido il mio commento per quanto scritto da Giubileo.
Non condivido Chiara la “semplicità” e la “rapidità” con la quale liquidi Grillo e il Movimento 5 Stelle!
Non dimenticare, come avevo scritto dopo il precedente pezzo, che il fallimento delle vecchie logiche (Marini + Prodi) è stato coperto con l’elezione di Napolitano, perché impossibile sarebbe stato a quel punto far eleggere un altro candidato che piaceva alla nomenclatura del PD e di Berlusconi e evidentemente abdicare alla domanda della piazza sarebbe stato accettare di cambiare veramente le regole e accettare la necessità di farsi da parte. Eleggendo un uomo molto anziano, di quasi 88 anni, che dovrebbe gestire l’Italia per 7 anni e terminare il suo mandato a 95 significa due cose, o sperare di “riorganizzarsi” per non affondare sperando che la natura faccia la sua parte il piu’ tardi possibile, oppure far passare per imbecilli gli italiani, chiedendo l’aiuto della “maestra” per salvarsi mutualmente e impedire il cambiamento cominciato, grazie al M5S, nelle urne a febbraio!
Grillo non ha evidentemente ancora l’esperienza politica, ma il messaggio è chiaro, questa vomitevole intesa tra la destra e la sinistra in Italia, con la benedizione della chiesa, per appoggiarsi mutualmente fingendo di contrastarsi solo per scambiarsi il potere è stata smascherata, e l’elezione di Napolitano ne é la prova! Napolitano è come il coltello trovato nelle mani degli assassini, PD e PDL, e neanche le loro impronte sono piu’ necessarie.
Il PD, dopo la figura meschina, e il PDL di Berlusconi (senza si lui…il NULLA!) avevano 2 possibilità, accettare il cambiamento facendo convergere i propri voti su Rodotà (PDe M5S sarebbero bastati) o convergere su Emma Bonino e puntare su di lei, che avrebbe avuto consensi a largo raggio.
I due candidati, entrambi validi e preparati, avevano un consenso enorme nei cittadini, che non hanno voluto ascoltare, capire e tradurre in realtà.
Peccato, hanno scelto la conservazione e la piazza resta umiliata e inascoltata, la pagheranno cara nelle urne.