Fresco di stampa l’ultimo libro di Paolo Armaroli.Più che badare al pettegolezzo che non ha risparmiato l’ex presidente della Camera, pone l’accento sulle molte altre anomalie che nella XVI legislatura e in quella successiva hanno trasformato il nostro sistema.

Possibile, chiedo ad Armaroli che è stato vicino “all’ambiente”, che uno per non fare il secondo a Berlusconi, si riduca a fare il secondo di Casini, il terzo di Monti, lasciando perdere l’imprevista fine decretata poi dagli elettori?
“Fuori di battuta, incompatibilità di carattere fra i due. Per questo si è “defilato” alla presidenza della Camera, subendo progressivamente uno sdoppiamento di personalità. Da un lato presidente irreprensibile della Assemblea, dall’altro leader politico e, addirittura, fondatore e presidente di un partito”
Insomma, avrebbe fatto meglio a fare come Saragat che si dimise da presidente della Costituente poche ore dopo avere fondato il partito socialdemocratico. “Pensare – annota Armaroli- che a chiederglielo non erano solo i berlusconiani ma anche qualcuno dei suoi fedelissimi. Ma lui, invece di cogliere l’indubbia ambiguità della sua situazione, ha ceduto alla tentazione dello smalto e della pubblicità che avrebbe ricavato dalla carica.”.
Da costituzionalista, Armaroli, più che badare al pettegolezzo privato o anche politico che non ha risparmiato l’ex presidente della Camera, pone l’accento su questa e sulle molte altre anomalie che nella XVI legislatura e in quella successiva hanno trasformato il nostro sistema. “ Perché quella di Fini è la più vistosa, ma non l’unica. Non si era mai visto un Governo che reclamasse le dimissioni del presidente della Camera, mai un Parlamento così rachitico come quello dei nostri giorni, mai un Presidente della Repubblica condannato a fare gli straordinari di continuo per cercare di tenere in piedi la baracca italiana. E mai una legislatura che a un mese e mezzo dalle elezioni non riesce ad esprimere un governo e una battaglia per il Quirinale tanto cruenta, come quella che si preannuncia”.
Insomma: Come gli esami di Eduardo, da noi le anomalie non finiscono mai. Con la nuova legislatura inaugurata il 15 marzo siamo sprofondati dal transitorio nel precario perché il bipolarismo non tiene più. E nei Palazzi romani si aggira lo spettro di Weimar. Come nella Germania tra le due guerre, instabilità ministeriale e scioglimenti parlamentari anticipati possono condannare a morte la nostra fragile democrazia.
E ancora una volta il Quirinale è chiamato a trovare la chiave del rebus della governabilità. Mentre Renzi medita la rivincita. Di qui la metamorfosi di una Repubblica nata parlamentare e inconsapevolmente diventata di fatto presidenziale per l’inconcludenza della classe politica. Grillo compreso. La vicenda di Fini, dunque, viene descritta da Armaroli per quanto essa possa avere inciso nella più ampia vicenda politica e istituzionale italiana e per quanto possa esserne stata influenzata. Inutile chiedere ad Armaroli se, a suo giudizio, Fini sia risultato inadeguato nel passaggio dal ruolo di esponente incisivo della protesta a quello di uomo di governo e delle Istituzioni. “Ognuno ha le sue opinioni. Io mi sono posto nei suoi confronti come un costituzionalista degli anni 3000 che ricostruisce in maniera analitica uno spaccato di storia patria”.
In attesa del 3000, però, può essere utile chiederci se si debba considerare definitivamente conclusa la vicenda politica di Gianfranco Fini. “ I politici dovrebbero sempre attenersi alla massima “mai dire mai”. Invece Fini ha detto che si sarebbe dimesso qualora si fosse dimesso Berlusconi, ma non lo ha fatto. Ha detto che se fosse stato provato il coinvolgimento del cognato nella vicenda della casa di Montecarlo, si sarebbe dimesso e non lo ha fatto. Infine, ha detto che se gli elettori gli avessero negato consensi alle elezioni del 2013, si sarebbe dimesso e non lo ha fatto, nonostante abbia raccolto percentuali da prefisso telefonico. E come Pivetti e Bertinotti è stato spinto fuori di scena”.
Il prof. Armaroli non lo dice esplicitamente. Ma la massima prudenziale secondo cui “a volte ritornano” non gli pare riguardi anche “lo strano caso di Fini e il suo doppio”.

La realtà è che Fini voleva fare del suo partito di post-fascisti un partito conservatore europeo sul modello del partito conservatore inglese, tipo Thatcher tanto per intendersi, ma è rimasto a metà strada senza diventare un partito conservatore (moderato?) ma senza neanche essere quel partito post-fascistoide che era prima.
Diciamola tutta: Fini ha sbagliato tutto lo sbagliabile! Ha sbagliato i tempi della sua separazione da Berlusconi perchè doveva separarsi molto prima oppure un pò dopo di quando lo ha fatto, ha sbagliato perchè non ha previsto che Berlusconi, pur di non affogare, avrebbe ridotto il Parlamento ad un mercato delle vacche, ha sbagliato a non dimettersi da Presidente della Camera, ha sbagliato a non consultarsi prima con i suoi ” colonnelli”( La Russa, Gasparri ecc:) che non avevano la minima voglia di mollare la greppia, ha sbagliato campagna elettorale non avendo previsto che il ” professore” Monti aveva preso gusto al potere e non voleva mollarlo. Chi più ne ha più ne metta!