Ma siamo davvero sicuri che al ballottaggio nelle grandi città si voti solo per eleggere i sindaci?
Le sfide di Roma, Milano, Torino, Bologna e Napoli che lo si voglia o no rappresentano un test importante per la politica nazionale in vista del referendum costituzionale del prossimo autunno ed un vero banco di prova per il governo di Matteo Renzi.
Sono in totale 126 i comuni italiani, 20 i capoluogo, in cui oggi si terrà il turno di ballottaggio (urne aperte dalle ore 7:00 alle 23:00).
I capoluogo al voto (8.610.142 gli elettori aventi diritto) saranno Benevento, Caserta e Napoli in Campania; Bologna e Ravenna in Emilia-Romagna; Pordenone e Trieste in Friuli-Venezia Giulia; Latina e Roma nel Lazio; Savona in Liguria; Milano e Varese in Lombardia; Isernia in Molise; Novara e Torino in Piemonte; Brindisi in Puglia; Carbonia e Olbia in Sardegna; Grosseto in Toscana e Bolzano in Trentino-Alto Adige.
Il ministero dell’Interno, come fatto per il primo turno del 5 giugno, attiverà il portale “Eligendo” , su cui si potranno consultare in tempo reale l’affluenza e tutte le fasi dello scrutinio. Tutti incollati agli smartphone, ai computer e alle televisioni per capire intorno a mezzanotte chi saranno i sindaci delle grandi città e dei comuni italiani sopra i 15 mila abitanti che saranno eletti primi cittadini per i prossimi cinque anni. Ma non c’è dubbio che le sfide di Roma, Milano, Torino, Bologna e Napoli che lo si voglia o no rappresentano un test importante per la politica nazionale in vista del referendum costituzionale del prossimo autunno ed un vero banco di prova per il governo di Matteo Renzi. Il premier in queste settimane si è affrettato a spiegare che quelli di oggi sono ballottaggi locali per eleggere i sindaci e non hanno valore come voto complessivo per giudicare l’azione di governo. Vero, verissimo, ma allora l’ex sindaco ed ex presidente della Provincia di Firenze dovrebbe spiegare perchè nei mesi scorsi si è speso in prima persona a Milano a sostenere con forza la candidatura di Beppe Sala, l’ex commissario di Expo 2015 voluto dal numero uno di Palazzo Chigi alla guida dell’Esposizione universale e scelto poi da Roma e non dalla dirigenza milanese del Pd quale successore del sindaco rinunciatario Giuliano Pisapia. E la vittoria largamente annunciata per mesi dai media del centro-sinistra sotto la Madonnina in realtà 15 giorni fa si è tramutata in un sostanziale pareggio perchè l’ex city manager di Gabriele Albertini, il romano Stefano Parisi (che a Milano è riuscito a ricompattare tutto il centro destra riportando a casa l’Ncd di Angelino Alfano e Maurizio Lupi) è arrivato secondo con meno di un punto in percentuale di Sala. E che lo si voglia o no, secondo noi, è un test nazionale. Nelle grandi città a guida del centrosinistra c’è un filo conduttore che tenta di isolare e punire col voto amministrativo il Pd. A Roma Virginia Raggi del Movivento Cinque Stelle anche se non ufficialmente sembra incassare il voto degli esclusi al dal ballottaggio pur di non far vincere il piddino Roberto Giachetti, soprattutto dopo la “defenestrazione” a dicembre del sindaco-medico Ignazio Marino. E a convincerci di questo tentativo sono i casi di Torino e Bologna, dove a minacciare la rielezione di Piero Fassino e Virginio Merola ci sono due donne, Chiara Appendino del Movimento 5 Stelle e Lucia Bergonzoni della Lega Nord. Anche qui sembra prevalere la più volontà di punire col voto il Pd che i 5 anni di governo di due bravi sindaci. di Fassino si può dire di tutto sulla sua carriera politica di segretario nazionale dei Ds di ministro e di Guardasigilli ma i suoi 5 anni alla presidenza dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) è stata spesa per migliorare le cose e la qualità della vita per tutti i cittadini italiani e di Torino. Lo stesso dicasi a Bologna il ballottaggio non punisce un sindaco mediocre quanto la disaffezione dal voto dei cittadini che non credono più alla politica in genere. Infine Napoli: qui lo scontro si è consumato al primo turno. Il sindaco magistrato Luigi De Magistris da solo ha fatto a pezzi il Pd che non lo voleva riconfermare andando lui al ballottaggio con il forzista Gianni Lettieri.

SI – si vota per eleggere il Sindaco – il cittadino è l’arbitro assoluto –
“il Potere appartiene al Popolo e lo esercita” art. 1 della Costituzione italiana
e ogni popolo ha il Governo che si merita
Carissimo Fogazza,
La Costituzione è chiarissima! Ma se il Premier a Milano si spende in prima persona anche e soprattutto come segretario nazionale del Partito Democratico sulla scelta del candidato sindaco espropriando delle proprie funzioni in ordine segreteria regionale, provinciale e cittadina dei Democratici il voto su questa importante città italiana assume decisamente altre connotazioni…..o no?
Ce.M.
i Milanesi decidono sul miglio Sindaco per la loro città a prescindere dalla politica
Imposto dall’alto…..come fece Berlusconi con Gabriele Albertini e poi con Letizia Moratti…..mi trovi le differenze…..