Essere onesti, per un politico, è un dovere. Ma, s’intende, nella misura del possibile. E, soprattutto, nel modo giusto.
Oggi chi rivendica, collettivamente, questo esercizio, come ilM5S ( “onestà, onestà, onestà”; con l’aggiunta di un regolamento interno che ci ricorda afazzi più che la Spectre ) viene automaticamente sottoposto ad un linciaggio mediatico in cui l’omessa denuncia di un sottotetto diventa un caso nazionale mentre, che so, la vicenda di Bagnoli sembra non interessare nessuno. Sul piano individuale, poi, non c’è scampo per nessuno. Se sei incensurato tu che dire della tua famiglia e delle tue frequentazioni passate e presenti? Se ti dichiari miliardario passi; vuol dire che non hai bisogno di rubare. Se ometti o
dichiari poco o sei già disonesto o ti appresti ad esserlo. Se poi non denunci tutto e tutti, sei complice.
Se non siamo alla barbarie, poco ci manca. La magistratura eretta a guardiana non della legge ma delle virtù pubbliche e private. La classe politica pronta a
offrirgli sempre nuove vittime, a scopo propiziatorio. E,
infine, il popolo bue incoraggiato a guardare alla politica dal buco della serratura, indignandosi per quattro scontrini o per le mutande verdi e rimanendo invece totalmente inconsapevole e indifferente rispetto alla
devastazione dello stato, della cosa e del denaro pubblico che avviene tutti i giorni davanti ai suoi occhi.
Noi socialisti, noi socialisti tutti, buoni e cattivi, siamo
state le prime vittime di questa epidemia. E ciò ci rende
almeno più lucidi ne valutarne la natura e il modo per esserne immuni.
Sappiamo, o abbiamo imparato a sapere che l’onestà, in
politica è, o dovrebbe essere, una virtù collettiva. Essere
contro la mafia vuol dire rendere meno mafioso l’ambiente
che ti circonda. Essere contro la corruzione non è delegarne i
compiti ad un magistrato; ma essere investiti, in prima
persona, come amministrazione da questo obbiettivo.
Essere onesti non ha nulla a che fare con il rapporto che
questo o quello potrà avere con il proprio denaro ma con
il rispetto che tutti devono avere per il denaro di tutti
e soprattutto per quello della collettività. La trasparenza che
i cittadini hanno il diritto di rivendicare non è quella che
riguarda la tua vita personale ma quella che investe le tue
funzioni di amministratore.
Ragionare in termini di azione collettiva, vuol dire anche
prendere atto dei suoi limiti. Migliorare le cose; questo
l’obbiettivo. Un obbiettivo mediocre: ma sempre più onesto
rispetto alla narrazione presente: una narrazione in cui
l’esaltazione assoluta della virtù coincide, guarda caso, con
la proliferazione del vizio.
Chiudo con una rievocazione storica: Miarabeau, Danton
erano corrotti e Robespierre no; Cavour era un’affarista
mentre il capo dei codini Solaro della Margarita era
integerrimo; E, per concludere Churchill era un avventuriero
mentre Hitler e Mussolini ignoravano perfino l’uso del
denaro; a chi affiderste le sorti del vostro paese?

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