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Ma oggi abbiamo un Cicerone?

In compenso abbiamo molti aspiranti Catilina fra i leaders di tutti i partiti. La differenza con il ricordo storico è legata al fatto che quelli di oggi fingono di litigare in modo quasi pirandelliano in cui ognuno recita, a soggetto, la propria parte all’epoca facevano molto sul serio. Si insultano, urlano e si offendono ma, in sostanza, vanno molto d’accordo. In queste ore va di moda, con tutto il rispetto per il gioielliere arrestato, scene madri in cui ci sono quelli del centrodestra che lo difendono e quelli del centrosinistra, appoggiati dai loro storici alleati magistrati, che lo accusano di eccesso di difesa.

di Raffaele Romano | 20 Luglio 2026

Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?

Fino a quando abuserai Catilina della nostra pazienza?

È il celeberrimo incipit ex abrupto della prima delle orazioni dette Catilinarie pronunciata da Marco Tullio Cicerone, opportunamente protetto dai legionari romani, di fronte al Senato romano per denunciare Catilina.

La congiura di Catilina fu la fonte principale dell’impianto accusatorio di Cicerone e fu uno degli eventi più famosi degli ultimi turbolenti decenni della Repubblica romana.

Ma oggi, nel nostro infantile parlamento, abbiamo un Cicerone?

Direi proprio di no!

In compenso abbiamo molti aspiranti Catilina fra i leaders di tutti i partiti.

La differenza con il ricordo storico è legata al fatto che quelli di oggi fingono di litigare in modo quasi pirandelliano in cui ognuno recita, a soggetto, la propria parte all’epoca facevano molto sul serio.

Si insultano, urlano e si offendono ma, in sostanza, vanno molto d’accordo.

In queste ore va di moda, con tutto il rispetto per il gioielliere arrestato, scene madri in cui ci sono quelli del centrodestra che lo difendono e quelli del centrosinistra, appoggiati dai loro storici alleati magistrati, che lo accusano di eccesso di difesa.

È tutta una recita!

La dimostrazione?

Eccola stanno, tutti d’accordo nessuno escluso, per varare la nuova legge per finanziare, sempre e comunque, il cinema.

Quel cinema che non va più nessuno a vedere che ci costa milioni di euro l’anno come contribuenti con incassi di qualche migliaio di euro.

Incredibile!

Nel frattempo, vi distraggono totalmente, in concorso coi media, con la condanna del gioielliere sui giornali e nelle Tv e nel frattempo, con una nuova legge spartitoria, rifinanziano quello che potremmo chiamare “non cinema” e né tantomeno “arte”. 

L’unica cosa è che faranno vedere di abbassare l’importo che scenderà dagli attuali circa 700.000.000 l’anno a poco meno.

Pensate, tanto per parlare solo si questa nefandezza di spesa che negli ultimi 30 anni con una media di 700.000.000 l’anno fanno 21.000.000.000, VENTUNO MILIARDI DI EURO!

Raffaele Romano

Pubblicato in : Editoriale

Info Raffaele Romano

Raffaele Romano è laureato ed è iscritto all’Albo dei Giornalisti del Lazio.
Ha fatto studi storici e filosofici.
Da giornalista si occupa di Storia Contemporanea quindi, per inerzia, si deve occupare di geopolitica e di economia e finanza avvalendosi di 15 anni di esperienze in banca.
Non disdegna, ogni tanto, di scrivere articoli sul “Cinema ed il Teatro”.
Ovviamente tifa per il Napoli da sempre.
Ha collaborato con molte testate a partire dal glorioso “Avanti” dove ha imparato il mestiere.
Attualmente collabora con alcune testate on line e, dal 2016, svolge l’attività di volontario per il Messico della Onlus N.P.H. USA (Nuestros Pequenos Hermanos).
Più altre cose.
L’autunno scorso ha pubblicato “Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA” con documentazione desecretata presso la Centrale di Intelligence statunitense e dal Dipartimento di Stato.
A fine settembre uscirà il sequel che si occupa del movimento sindacale italiano dagli anni ’30 agli ’80 del XX secolo.

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