L’operazione di rinnovamento del Pdl annunciata da Silvio Berlusconi subito dopo la batosta elettorale e da lui stesso presentata come conseguenza di una “analisi impietosa della sconfitta”, appare ad una prima lettura del tutto velleitaria ed affatto convincente, un frettoloso restyling fatto in fretta e furia per placare gli animi, rabbonire i rivoltosi e frenare i fuggitivi, più che una autentica consapevolezza del vuoto pneumatico che riempie la scatola cinese del Centrodestra.
La nomina di Alfano a Segretario politico nazionale del partito – nomina peraltro del tutto virtuale, senza la ratifica necessaria del Consiglio nazionale che, per ora, non è neppure in programma – mantenendo intatte le posizioni dei tre Coordinatori nazionali, seppure delegati a compiti specifici, pare una sorta di paravento atto a coprire la scoperta debolezza del Capo e contemporaneamente a fare da parafulmine alle vendette trasversali tutte interne al partito, oltre che ad offrire esternamente una immagine diversa da quella abituale – insomma, ora che il Re è nudo, si manda avanti il Delfino ad assicurare la prosecuzione della traballante dinastia.
Ma quello che meno ci convince in questa prima fase di presunto rinnovamento, sta nell’analisi che Berlusconi fa delle ragioni della sconfitta, secondo lui, e nella parallela campagna condotta dalla stampa a lui legata – con Ferrara e Belpietro in prima fila – mirata a far credere agli elettori di Centrodestra che cambiamenti, e di più, rinnovamenti epocali siano in atto.
Le ragioni individuate da Berlusconi sono sostanzialmente due: il dazio pagato in termini di consenso da chi governa in tempi di dura crisi economica, e l’attacco costante subito dalle trasmissioni televisive che più lo avversano, Annozero in primis. Ora, è vero che tutti i governi sono stati penalizzati dalle elezioni amministrative dei loro paesi, lo stesso Obama ha preso una batosta alle elezioni di Midterm, ma questo semmai è un segnale preciso di una politica governativa percepita come insufficiente ed insoddisfacente dai cittadini, che non sono ciechi giustizieri nell’urna elettorale, ma persone che votano di conseguenza alle loro aspettative ed alle loro necessità, dunque vorremmo vedere da parte del Presidente del Consiglio una presa d’atto di un preciso messaggio che gli è stato recapitato dagli italiani alla prima occasione che hanno avuto, ci parrebbe un atteggiamento più responsabile ed anche più rispettoso degli elettori, che non quello di liquidare il tutto sotto la voce “generica insoddisfazione da crisi economica in corso”. Lo stesso dicasi per lo stantio ritornello della persecuzione mediatica, che ci ha davvero stancati sia perché nega infine il senso stesso della libertà di espressione – che è anche libertà di critica, giusta o sbagliata che sia, ma costituzionalmente sancita – sia perché è troppo facile da smentire: l’onnipresenza mediatica e trasversale di Berlusconi in tutti i telegiornali durante la campagna elettorale, peraltro con interviste concordate e senza contraddittorio dunque paragonabili a veri e propri comizi, non ha impedito ai cittadini di ragionare con la propria testa e di votare secondo le proprie idee. Dunque la televisione non e’ così decisiva sull’esito elettorale.
Ma più preoccupante ci appare, per i termini con cui si annuncia, la campagna di stampa condotta dalle truppe cammellate di Ferrara e Belpietro i quali, senza un briciolo di vergogna, hanno cancellato i fiumi di inchiostro e di livori verbali dedicati negli ultimi anni all’utilizzo delle primarie, e si sono lanciati a testa bassa nell’impresa di presentarle all’improvviso come la panacea di tutti i mali – addirittura Belpietro si e’ portato avanti ed ha aperto primarie online su Libero, mentre un suo editorialista ci ha spiegato che devono essere vere e sanguinose, mica come quelle del Pd. Ora, sorvolando per pura generosità d’animo sulla miseria di tanto improvviso voltafaccia, vorremmo sommessamente far osservare un paio di cose, perché riteniamo di essere fra i pochissimi in Italia ad avere titolo e credibilità per parlare di questo argomento, e gli archivi di questo sito sono qui a dimostrarlo. La nostra convinta battaglia per le primarie dura ormai da molti anni, e si basa sulla ferma convinzione che queste siano l’unico strumento in grado di garantire la sovranità popolare e di tagliare le gambe alla partitocrazia che ci divora, ci umilia e ci offende. Di primarie sanguinose, come quelle invocate da Libero, ne abbiamo avuto un esempio rimarchevole in casa nostra, a Firenze, quando Matteo Renzi portò il Pd sull’orlo del commissariamento, lo costrinse infine a rispettare lo Statuto e vinse a mani basse contro il candidato ufficiale del partito, dimostrando che gli elettori, laddove abbiano la possibilità di esprimersi liberamente, non subiscono condizionamenti ma ragionano con la propria testa. Ma non basta, perché da quella vicenda uscì un’altra preziosa lezione di democrazia contemporanea e non più vincolata alle morte ideologie del Novecento: quella della trasversalità, perché molti degli elettori del Centrodestra andarono a votare Renzi alle primarie – vietatissime dal Pdl che aveva scelto l’ennesimo candidato insipiente – e poi alle elezioni amministrative. Poiché su Libero leggiamo che la perplessità, per definirla con un eufemismo, di Berlusconi riguardo alle primarie sta proprio nella impossibilità di controllare chi vi partecipa, ci pare quindi di poter concludere che, nel caso il Pdl mai si avventurasse in questo esperimento di democrazia, questo non sarebbe condotto nel migliore dei modi, per limitare i danni ma soprattutto per evitare che i Delfini designati dal Capo vengano poi stroncati dal voto popolare. Alfano dorma dunque sogni tranquilli, Belpietro e Ferrara come sempre abbaiano ma non mordono, e sulle primarie prima o poi – più prima che poi – ci diranno che hanno solo scherzato. E sempre Viva la Monarchia.
Chiara Boriosi

Brava Chiara. Concordo su tutta la linea.Che Berlusca mantenga le promesse laiche e liberali, altrimenti vada a fare gentilemnete in culo anche lui , come gli altri.
Cara Chiara,
Dovresti sforzarti di capire più a fondo Silvio.
Quando parla di analisi impietosa della sconfitta, l’imprenditore suddetto, si riferisce ovviamente ai festini, significa che ha deciso che non ne vale la pena di continuare, ora intende finire il mandato in serietà e il suo attivismo nel due Giugno, ha trovato l’applauso persino di Napolitano.
Da buon imprenditore, valuta il partito zero così come Alfano, ma sulle cause della sconfitta, mantiene la lucidità, la crisi economica sta facendo traballare tutti quelli al potere e la stampa Italiana, fiutato il vento, gode facile sostegno ad attaccarlo.
Prendiamocela calma, governerà ancora due anni in sobrietà salvo che i suoi guadagni crescano ancora, perché se anche nel 2011, raddoppiassero come nel 2010, hai voglia che pensi alle primarie, ricade a cercare le passere, ma con la sentenza Mondadori in arrivo, credo resterà al lavoro.
Personalmente trovo commovente la sua umanità, le sue frustrazioni nel non riuscire in politica come da imprenditore, il suo egocentrismo esasperato destinato a crollare più per invecchiamento che per gli avversari, mentre l’iper-testosteronismo di Bersani, riesce commuovermi di meno, perciò vedrò bene una sfida tra loro due (primarie superate) e vinca il migliore, i giochi sono ancora aperti.