Dal coacervo di commenti, analisi ed amene dissertazioni che abbiamo letto in questa settimana, aperta dall’esito dei ballottaggi e chiusa dall’ennesima campagna elettorale spostata sul fronte referendario, abbiamo visto emergere ancora una volta in tutta la sua colossale evidenza il paradosso che caratterizza l’informazione italiana – o meglio, la mala informazione che ci siamo costruiti e meritati. Una coperta troppo corta, che ciascuno tira a se’ per coprirsi nel momento del bisogno, ma che contemporaneamente spregia a gran voce, additandola come responsabile di tutti i mali di questo paese. Ora, il gioco delle parti in commedia, ed il fatto che ogni soggetto ne rivesta più d’una senza remora alcuna, non ci stupisce affatto, e’ cosa vecchia di cui non varrebbe neanche più la pena parlare, ma il ruolo, e la natura stessa dell’informazione meritano invece una riflessione un po’ più ampia e soprattutto meno frettolosa e superficiale di quella che viene fatta solo quando si va alla ricerca di un colpevole oppure di un baluardo difensivo.
Viviamo ormai da diciassette anni l’esasperazione dell’importanza e della valenza di un potere mediatico che, di volta in volta, viene alimentata dai contendenti politici, per cui la sinistra ripete come un mantra che Berlusconi controlla l’intero panorama televisivo ed una parte della stampa, mentre la destra ribatte con la teoria della persecuzione mediatica ad opera di conduttori come Santoro o di giornalisti come Travaglio, dediti solo a portar acqua al mulino dell’antiberlusconismo. Verrebbe dunque da giungere, se davvero la realtà fosse quella dipinta dagli opposti fronti politici, a tre immediate conclusioni: che in questo paese la libertà di stampa non esiste; che i cittadini sono totalmente condizionati dall’influenza dei media; che non esiste via d’uscita da questa empasse.
Ora, a noi pare invece che in Italia la libertà di stampa esista, ma che se ne faccia un pessimo uso; che i cittadini abbiano dimostrato anche con l’ultima tornata elettorale di ragionare con la propria testa e non secondo la vulgata giornalistica imperante, e che una via d’uscita ci sarebbe, eccome, peccato che nessuno abbia interesse a prenderla in considerazione. Non e’ un caso, e neanche un mero fenomeno di magia bianca, che la parabola breve, amarissima e decadente della Seconda Repubblica sia stata disegnata e letta anzitempo con lucida precisione, persino nel tempo previsto della sua dissoluzione, ma soprattutto analizzata chiaramente ed obiettivamente nelle sue ragioni, da chi, come noi di Pensalibero e come pochi altri coraggiosi frequentatori dell’informazione indipendente, non dipendendo da lobbies politiche ed economiche non si e’ fatto colpire da quella sorta di strabismo di Venere che affligge chi scrive o parla sotto padrone, ma ha invece fatto uso di entrambi gli occhi che possiede per guardare ai fatti ed analizzarli nella loro interezza. Non eravamo e non siamo più intelligenti o più bravi degli altri, ma di certo più liberi perché svincolati da ogni logica di potere, il che non paga in termini economici, ma in termini di analisi oggettiva si’, eccome, perché abbiamo affrontato ogni tematica con il solo intento di capirla, sviscerarla nelle sue implicazioni e restituirla ai lettori con onesta’ di intenti, non dovendo ne’ difendere ne’ delegittimare nessun esponente politico, nessun partito, nessun potere forte di questo paese, ma rispondendo invece all’unico criterio che dovrebbe davvero guidare chi si propone agli altri come tramite di una riflessione sullo stato delle cose: l’onesta intellettuale. Che può comunque sbagliare nel giudizio, ma mai nel merito, perché prescinde da qualunque pregiudizio ideologico o di mera convenienza che possa influenzarla.
In sintesi, ciò che davvero manca in Italia non e’ la libertà di stampa, ma la cosiddetta editoria pura, svincolata dalle lobbies politiche ed economiche che nel nostro paese possiedono e controllano tutti i principali mezzi di informazione, ognuno saldamente ancorato agli interessi del proprio editore di riferimento e dunque fatalmente e forzatamente coinvolto nella lotta fra fazioni contrapposte, o fra interessi contrapposti, a scapito del diritto dei lettori ad una informazione completa e corretta. A ciò si aggiunge la grave anomalia dei contributi statali, erogati solo a chi fa già parte di questo sistema autoriferito, e rivendica anche una presunta autonomia intellettuale che pero’ e’ finanziata dallo stato dunque, in pratica, soggetta alle istituzioni che, a loro volta, finanziano i colossi editoriali lobbistici invece di sostenere la piccola stampa indipendente, creando così un circolo affatto virtuoso ma fortemente funzionale al potere ed a chi lo esercita in tutte le sue forme. Eppure basterebbe poco per uscire da questa grave anomalia, sarebbe sufficiente una legge sull’editoria pura, in stile anglosassone, che rimettesse le cose a posto una volta per tutte, imponendo agli editori di fare solo questo e di non avere alcun interesse in altri settori di investimento, lasciando allo stato la la possibilità di erogare fondi pubblici a sostegno dei piccoli editori, a garanzia e tutela dell’accesso paritario alla libertà di stampa per tutti i mezzi di informazione, grandi o piccoli che siano.
Ma poiché ne’ destra ne’ sinistra – egualmente ancorati come sono alla conservazione del potere e dei loro media di riferimento – hanno il sia pur minimo interesse a promuovere un disegno di legge in questo senso, continueremo a sentire Berlusconi che attribuisce le cause della sconfitta elettorale a Santoro, e Bersani che denuncia lo strapotere televisivo di Berlusconi, mentre a rimetterci, ancora una volta, saranno i cittadini che meriterebbero di avere una informazione migliore e più libera di quella che invece hanno.
ChiBo

A Marzio ma che sta a dì????
E allora studiamo come e perché consociativismo e integralismo in speciali occasioni si mascherano nel pragmatismo.
Nessuna postilla Paolo, qui il bipolarismo non c’entra nulla, l’anomalia dell’editoria asservita nasce molto prima e non ha nulla a che vedere con la laicità dello stato ma solo con il consociativismo, male endemico del nostro paese.
Perfetto Chiara, ineccepibile il tuo pezzo, ma manca la postilla sull’ingerenza del Vaticano nella stampa, primi i telegiornali e poi anche i maggiori quitidiani, genuflessi ad ogni minimo sospiro del capo di una chiesa!
Te hai l’ossessione giusta del problema di questo bipolarismo, io quella della laicità e dell’equidistanza tra istituzioni politiche e potere religioso, che in Italia impedisce qualsiasi possibilità di un’ evoluzione visto che i due poteri sono ormai fusi tra di loro e che la stampa corre dietro la sottana del Papa, molto piu’ di quanto sarebbe consentito se lo stato fosse veramente laico.
Destra e sinistra non risolveranno alcun problema del Paese se prima non si scioglierà questo nodo!