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Ma il declino dei 5 Stelle non è dovuto alle liti interne

Tutti i partiti sono in crisi come dimostra la disaffezione degli elettori che non risparmia nessuno. E sarebbe bene riflettere sulle innovazioni indispensabili ed anche sull’uso del digitale in politica. Senza buttare via il bambino con l’acqua sporca. Di Marco Mayer

di Marco Mayer | 21 Giugno 2022

È sbagliato ridurre, come ha sostenuto Domenico De Masi su Formiche https://formiche.net/2022/06/conte-di-maio-utopia-de-masi/,    la crisi del Movimento 5stelle a rivalità prevalentemente  caratteriali (sic!) tra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte. 

Per De Masi – se fosse scattata una “robusta sinergia” tra il  Ministro degli Esteri e il Presidente della Camera – i due leader dei 5Stelle avrebbe potuto addirittura “dominare la scena politica italiana nei prossimi anni”. 

E’ una analisi fuorviante. Rivalita’ (e scontri all’ultimo sangue) tra  leader ci sono da sempre nelle oligarchie di tutti i partiti.

 La  crisi politica dei 5 stelle ha – a mio avviso – radici più lontane e sopratutto più profonde: come colmare la distanza siderale tra promesse enunciate e impossibilità  di metterle in pratica?

Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio hanno posto come fondamento identitario del loro movimento le celebri 3 D: Democrazia Diretta Digitale.

Secondo gli ideatori dei 5stelle le nuove tecnologie avrebbero  permesso di realizzare una politica completamente nuova (basata appunto sulle 3 D)  perché con l’avvento della Rete non ci sarebbe stato più bisogno di corpi intermedi, di partiti tradizionali e di rappresentanze indirette. 

Con un semplice clic – dal proprio telefonino – i cittadini avrebbero potuto di volta in volta  decidere le sorti del paese. 

Questa  visione illusoria non è  colpa dei 5stelle. Per tutti gli anni novanta la maggioranza dei sociologi ha  teorizzato che la rivoluzione digitale avrebbe indotto spontaneamente un profondo processo di decentramento e diffusione capillare del potere. 

Dieci di anni fa – in occasione del convegno annuale della SISP   https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/sicurezza-in-formazione/intelligence-e-globalizzazione-al-convegno-sisp-2013.html

 insieme ad un gruppo di giovani ricercatori ho cercato di falsificare sul piano empirico questa diffusa  credenza.

Nel nostro lavoro abbiamo messo in evidenza come il nuovo universo tecnologico si muovesse  da tempo verso la  direzione diametralmente opposta. Le nuove tecnologie innescavano processi esponenziali di concentrazione del potere in campo politico,  economico e mediatico.

I 5 stelle sono progressivamente finiti su un piano inclinato in cui le consultazioni in rete si alternavano a riunioni sempre più ristrette e riservate, a duelli tra leader rivali e talora perfino a contenziosi legali. 

Gli elettori non hanno gradito le liti ed il decadimento dei costumi (politici) tra i i diversi leader grillini  come confermano drammaticamente i risultati elettorali delle recenti amministrative 

Il totem della Rete ha inoltre messo nell’angolo il tema del merito e delle competenze. Per fare l’esempio più semplice basta porre la seguente domanda: durante la pandemia si poteva forse scegliere come più valido il vaccino anti covid che prendeva più like?

I 5 Stelle sono al bivio o meglio devono percorrere un vicolo molto stretto: o si tirano su le maniche per ricostruire una identità nuova e credibile o – a prescindere dalle lotte intestine per sterilizzare Di Maio – sono destinati ad un declino inarrestabile. 

Un declino  che rischia di trascinare con se l’intero schieramento politico di centro sinistra  nella sua nuova denominazione di  “campo largo”.

Sotto questo profilo  l’esperienza  digitale dei 5 stelle meriterebbe una maggiore attenzione. Grillo e Casaleggio hanno dato una risposta sbagliata ad un problema reale   che  le altre forze politiche  hanno colpevolmente ignorato. 

Tutte le organizzazioni – salvo i partiti – sono oggi  immersi in un  processo di riorganizzazione complessiva per affrontare la transizione digitale. 

Perché i partiti sono così indietro e così in  difficoltà sul piano tecnologico? Cosa temono? Nelle società digitali in cui viviamo anche i partiti dovrebbero sperimentare soluzioni ibride in cui gli incontri fisici con i cittadini si intrecciano con una dimensione digitale (purché ben pianificata e regolata). 

E’ un terreno nuovo da esplorare ben oltre la presenza sui social.  La crisi della partecipazione é palese, l ‘astensionismo cresce. La transizione digitale dei partiti é  un tema  irrisolto e in agenda da troppo tempo. 

Le soluzioni sono molto difficili da trovare perché dietro le diverse formule organizzative ci sono complesse articolazioni del potere. Chi decide che cosa? Il pericolo é quello di legare troppo le mani a leader e  gruppi dirigenti e/o semplificare troppo materie che si  risolvono  con  mediazioni molto complesse. 

Tuttavia é sbagliato ridurre    la dimensione politico-digitale ad un problema di decisioni e di potere.

Da decenni i partiti hanno abdicato al loro ruolo pedagogico perché privi di cultura politica. Su 

questo fronte la transizione digitale potrebbe dare davvero  un grande contributo.

Impegnarsi in politica significa essere curiosi, contattare ed ascoltare nuove persone, esplorare il territorio, conoscere cosa succede nel mondo.  

Occuparsi del bene comune comporta aggiornarsi, discutere, approfondire. Non é più possibile farlo come una volta, ma  piattaforme digitali dei partiti ( purché ben costruite)   potrebbero incuriosire iscritti ed elettori aiutandoli a discutere e approfondire  temi di largo respiro come argomenti di vicinato. 

Perché non procedere a sperimentazioni mirate in alcune città,  in alcune fabbrica,   in alcune università? 

Gli elettori sono stufi di una politica ignorante e  demagogica, ma gli errori compiuti dai 5 stelle non possono essere  una giustificazione per l’inerzia digitale dei partiti. 

Enrico Letta, Giorgia Meloni e tutti  gli altri leader politici farebbero bene a non  buttare il bambino con l’ acqua sporca. 

Marco Mayer

Pubblicato in : EditorialeTag: 5 stelle, anni, bambino, beppe grillo, centro sinistra, crisi, cultura politica, democrazia, enrico letta, giovani, globalizzazione, lavoro, meloni, merito, mondo, movimento, organizzazioni, persone, politica italiana, presidente della camera, processo, risultati elettorali, scontri, utopia

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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