
Un accordo da 100 miliardi sulle spalle degli europei firmato nel retrocucina di Trump. E sì retrocucina perché quella scozzese è una delle residenze private del tycoon che non perde occasione per trasformare ogni stanza in un centro affari per pochi intimi, per giunta in Scozia che con l’Europa non c’entra più nulla essendo uscita con la Brexit. Così tra porcellane e moquette floreali si decidono i destini del Vecchio Continente. La considerazione dell’Europa passa anche attraverso chi la rappresenta e se nel passato potevamo contare su giganti della politica oggi ci ritroviamo con la versione istituzionale di una pubblicità per capelli laccati frutto dell’alleanza improbabile tra i Picone del Parlamento europeo e certi equilibri che nessuno ricorda più come siano nati. Dopo Schuman Adenauer De Gasperi Mitterrand Kohl Draghi e Merkel abbiamo Ursula von der Leyen, ovvero la testimonial ideale di una storica marca di lacca Wella che probabilmente non l’ha mai scelta ma in fondo non le serve perché la pubblicità è tutta lì in quell’acconciatura che resiste alle intemperie della politica. Ci vorrebbe un colpo di reni dell’Europa che conta, ma quella vera non quella da aperitivo al Consiglio per disarcionare le Ursula e i lacchè assortiti come l’olandese Rutte che al massimo potrebbe gestire una riunione di condominio e nemmeno delle più animate, magari ci vorrebbe anche una seduta spiritica fatta come si deve con un richiamo ai padri fondatori ed un movente serio tipo questo accordo sui dazi firmato in modo così sciatto da sembrare quasi intenzionale. La situazione era già cappottata con la rielezione dei soliti noti ma ora è rotolata giù per la scarpata e francamente ha preso anche fuoco e, oddio, non che Trump sia un esempio di sobrietà e lungimiranza ma tra l’accordo sulle terre rare l’appoggio incondizionato a Netanyahu che dei palestinesi da anni fa carne da cannone e ora l’accordo sui dazi sulla pelle viva degli europei il dubbio è che sia un pessimo politico ma un discreto affarista per sé e per il suo Paese. Scrivo spesso che il Presidente francese non mi è simpatico e continuo a pensarla così ma a forza di lamentarsi e correre in avanti forse non ha tutti i torti anche perché lui le riunioni europee le frequenta davvero e pare che siano sempre più simili ad un gruppo d’ascolto per ex funzionari frustrati che si occupano di tutto tranne che di quello che conta. Nel frattempo le decisioni storiche si prendono nei “retrocucina” nei momenti in cui tutti fingono di controllare la temperatura della zuppa mentre qualcuno firma accordi che peseranno sul nostro futuro come pietre nelle tasche di un continente che galleggia sempre meno. Accidenti, ma quali sono stati i meriti per la rielezione della Signora Von der Lien se non per la sua pettinatura?

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