Il vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio, quando si trova in difficoltà, usa la tecnica della vecchia politica, quella del ribaltamento. Ovvero cerca di distrarre l’ attenzione sulle sue azioni, sparacchiando ad alzo zero: l’ha fatto chiedendo l’impeachment per Mattarella, ora attaccando Draghi. Lo fa anche per sottrarsi agli attacchi che gli provengono dall’ interno del suo Movimento. Infatti i grillini non sono un corpo compatto. La loro derivazione politica è sia di estrema destra, sia di estrema sinistra: ed in alcuni casi fortemente spontaneista e protestataria. Giggino non è l’unico leader riconosciuto. Sta per ritornare in Italia Di Battista, che dopo una lunga vacanza, non vede l’ ora di sostituirlo. Ma vi è anche il presidente della Camera Fico, che non ama la Lega e predilige un rapporto politico con il PD. I nuovi parlamentari hanno eletto come loro rappresentante il comandante De Falco, che farà vedere i sorci verdi a Salvini sul provvedimento sulla sicurezza. I No Tav molto forti in Piemonte. I romani che stanno lavorando per trovare un candidato per sostituire la Raggi. Come nella vecchia DC vi è una polverizzazione di posizioni politiche che si è costituita in vere e proprie correnti. Tutte cose già viste nella prima Repubblica. E con un grande desiderio di occupazione di posti e di potere. Lo spettacolo si riempie dei soliti monologhi di un Grillo, messo in disparte e della visione mondialista di Casaleggio e della misteriosa fondazione Rousseau. In fondo la politica è anche questo, dove il vecchio torna sempre a galla.
Roberto Caputo

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