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L’Inno nazionale, il tricolore e il nome Italia non sono più anticaglie del passato. Sono il presente ed il futuro

di Sergio Casprini | 2 Dicembre 2012

La strada è ancora lunga, esiste ancora quel divorzio tra Patria e Stato nazionale che gli italiani hanno consumato a partire dall’8 settembre 1943.

 «Ben scavato, vecchia talpa!»   Marx

“Si chiamano tutti Italia. La Patria bene rifugio. Non c’è partito a non volere che il suo nome assomigli almeno un po’ a quello del nostro Paese. E quindi in ogni logo ci deve essere l’Italia, in ogni simbolo il tricolore…E il motto delle primarie del PD, l’unico che potesse unire l’arco che va da Vendola a Tabacci, è l’Italia bene comune”…”

Così ha scritto il 27 novembre Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera.

Anche la recente approvazione in parlamento della legge, che prevede sia l’insegnamento dell’inno di Mameli a scuola sia l’istituzione della festa dell’Unità d’Italia il 17 marzo conferma la riscoperta della Patria e dei suoi simboli da parte delle istituzioni, come un ulteriore prova dell’affermazione di valori nazionali nella società italiana.

Le celebrazioni del cento cinquantenario quindi non sono state una parentesi nella storia recente del nostro Paese e se va riconosciuta  l’importanza del lavoro politico-culturale compiuto in questi anni dal Quirinale, prima da Ciampi e poi da Napolitano, non vanno  dimenticate anche le tante iniziative dal basso, da parte di associazioni risorgimentali e di istituzioni culturali, civiche e locali, che hanno rafforzato il sentimento di identità nazionale negli animi degli italiani.

La strada è ancora lunga, esiste ancora quel divorzio tra Patria e Stato nazionale che gli italiani hanno consumato a partire dall’8 settembre 1943 e che non è stato del tutto risolto a causa della crisi attuale dei partiti,forze fondamentali di mediazione tra popolo ed istituzioni.

Vanno comunque apprezzati i segnali provenienti dal mondo della politica, di richiamo ai valori del nostro Risorgimento, nel momento in cui il tricolore ed il nome Italia cominciano in questi mesi ad essere patrimonio comune tra i cittadini, i partiti, le istituzioni del nostro Paese.

Son sicuramente un buon auspicio per l’ormai prossimo 2013.

Citando quindi il Marx del 18 Brumaio di Luigi Bonaparte ,con parole diverse e con altro significato, potremmo dire che, quando la rivoluzione pacifica, liberale e risorgimentale di questi anni avrà condotto a termine il suo lavoro preparatorio, l’Italia balzerà dal suo seggio e griderà “ben scavato, vecchia talpa”.

Pubblicato in : Primo pianoTag: caro alzeglio ciampi

Info Sergio Casprini

Fiorentino, è laureato in architettura. Militante nei gruppi della sinistra rivoluzionaria (Potere Operaio), nei primi anni 70 inizia l’attività di insegnamento, prima nelle scuole medie e successivamente, abilitatosi in Storia dell’Arte, nelle scuole di indirizzo artistico. Con l’insegnamento prende progressivamente coscienza del suo ruolo professionale fuori da ogni logica ideologica, per cui si allontana dalle posizioni estremistiche di sinistra degli anni giovanili e si avvicina sempre di più a posizioni liberal-democratiche. E’ tra i fondatori, negli anni 80, della Gilda degli Insegnanti, associazione che cerca di tutelare la valenza professionale dei docenti e, nel dicembre 2005, del Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità. E’ vicepresidente del Comitato Fiorentino per il Risorgimento, del cui sito è direttore.

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