
Alla festa di Fratelli d’Italia, nel grande luna park della politica chiamato Atreju, la scena più rivelatrice non è stata un’idea nuova, un piano sanitario o un annuncio di governo. Sono stati quattro studenti: quattro. Tanto è bastato per mettere in crisi un’intera narrazione ministeriale sul nuovo test d’ingresso a Medicina, argomento che sarebbe serio in qualsiasi Paese interessato alla salute pubblica. Da noi invece diventa un pretesto teatrale. La ministra Bernini, sollecitata da domande sul merito – parola ormai bandita dai programmi politici – ha deciso di rispondere non con argomentazioni, ma con un’esibizione degna del miglior espressionismo nordico. Colpita da improvvisa ispirazione ha evocato L’Urlo di Munch: posa impareggiabile, mani sulle guance, sguardo allucinato, suspense da thriller. E poi il grido liberatorio: “Siete sempre e solo dei comunistiiii!”. Un urlo così primordiale da sembrare allenato negli anni, forse in attesa della platea giusta o del nemico giusto. Il bello è che subito dopo si è distesa, visibilmente sollevata. Come chi finalmente si concede il lusso di dire ciò che voleva dire da mesi. E qui sta il punto: più che comunicazione politica è stata auto-terapia. Un modo per ricordare all’elettorato che il linguaggio della Seconda Repubblica, quello del “voi fascisti / voi comunisti”, non è affatto morto: è solo in letargo pronto a risvegliarsi a ogni campagna elettorale. Del resto la Bernini non è nuova a queste dinamiche: sa benissimo che la Sinistra, da anni, usa la parola “fascista” come fosse prezzemolo da spargere su qualsiasi scelta della Destra. Non importa l’argomento: basta evocare lo spettro del Ventennio e la discussione si chiude. La ministra, con una lucidità che ha il sapore del cinismo, ha deciso di applicare la stessa logica: se gli avversari ti demonizzano ricambia il favore. Non per convinzione, ma per equilibrio scenico. E così dalla cassaforte politica di Berlusconi è tornata fuori la frase-talismano: «Siete sempre e solo dei poveri comunisti». Una reliquia degli anni ’90 usata come arma improvvisata nel 2025. Ma non serve a convincere: serve solo a far rumore. E infatti il dibattito sulla riforma di Medicina è morto lì, sostituito da un urlo. Che è un po’ il simbolo della politica italiana contemporanea: molto fiato, pochissimo contenuto. Uno a uno, quindi. Fascisti contro comunisti, come se fossimo ancora fermi alla moviola ideologica di trent’anni fa. Nel mezzo il Paese reale osserva la scena e aspetta risposte: medici che mancano, ospedali allo stremo, studenti confusi da riforme fatte come bozze di teatro. Ma queste cose, si sa, non fanno rumore. E soprattutto non fanno urlare.
Angelo Santoro

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