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L’urgenza di una nuova casa politica

di Massimo Stefanetto | 10 Marzo 2012

Chiuso il momento storico di Monti, si aprirá una nuova era politica e tutti noi dovremo essere pronti ad unire la nostra area politica. Cogliamo l’attimo.

Per quale motivo la casa delle libertà prima, ed il Pdl poi, non è mai stata in grado di mettere in atto quei principi laici, liberali e riformisti che Berlusconi riteneva fossero parte integrante di questa formazione politica? Semplice: il Pdl non è mai stato un gruppo politico liberal-riformista se non a parole; troppe le forze al suo interno di stampo prettamente statalista e clericale, gli ex An innanzitutto ed il vecchio apparato vetero-democristiano a seguire, per non parlare poi di quell’area liberal-affaristica che nulla ha mai avuto a spartire con gli ideali del socialismo liberale o del liberalismo sociale tipici della nostra area. Perché il Pd non è riuscito nello stesso intento? Semplice: per lo stesso identico motivo di cui sopra. Troppo forti le pressioni dell’area catto-comunista (ex comunisti-Pds-Ds-margherita) riformista e liberale solo a parole.

I pochi autentici riformisti e liberali presenti in questi due schieramenti politici non hanno potuto in questi anni far altro che buon viso a cattivo gioco pur di tenersi stretta la poltroncina preparata apposta per loro. Qualcuno forse pensa che quei principi a noi tanto cari possano ora essere attuati nel cosiddetto terzo polo? Ma suvvia, se andiamo ad analizzare le forze politiche del terzo polo ci renderemo subito conto che Futuro e libertá si fonda anch’essa sulla ex base di An, l’Udc sappiamo tutti che parte politica rappresenta e l’Api (Rutelli ecc.) è composta da ex Pd ed ex Udc.

I riformisti e riformatori sono pochi e senza voce in capitolo. Ecco perché  diventa sempre più urgente ed indispensabile una nuova forza liberal-repubblicana e riformista che passi attraverso il mondo radicale, che coniughi il meglio della cultura liberale a destra e riformista a sinistra, che vada al di lá  degli attuali schieramenti politici. Ci sará un motivo per cui i radicali, tanto per fare un esempio, hanno rotto i ponti sia con il Pdl prima che con il Pd poi. Non perché sono brutti e cattivi ma semplicemente perché in qu ei due schieramenti non esiste possibilità alcuna di affermare reali principi liberali e riformisti come invece i radicali avrebbero voluto.

Chiuso il momento storico di Monti e del governo tecnico si aprirá una nuova era politica e tutti noi dovremo essere pronti ad unire la nostra area politica. Bisognerá cominciare a discutere, a dialogare, a creare l’alternativa possibile. Cogliamo l’attimo.

Pubblicato in : Primo piano

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