L’incontro /scontro tra due vite diversamente difficili dà origine ad una bella amicizia virile. Una commedia che fa ridere e commuove, una sorta di favola che però è ispirata ad una storia vera. Una commedia ben fatta come i nostri registi non sanno più fare.

Il film di Nakache e Toledano, che si sono occupati anche della sceneggiatura, è la stori di una bella amicizia virile, è una storia di complicità, è una commedia.
Con la penna leggera dell’ironia si possono affrontare temi che leggeri non sono ma per farlo e farlo bene bisogna nell’ordine essere bravi, aver studiato, avere l’umiltà di affrontare un tema “difficile” senza peraltro voler avere la soluzione a portata di mano. Questo riescono a fare i nostri cugini d’oltralpe. Il film ricorda per alcuni aspetti “Profumo di donna” di Risi e il suo remake americano (e, non me ne vogliano i fautori di Gassman “a prescindere”, io ho preferito di gran lunga l’interpretazione di Al Pacino nel remake). Anche in quel film l’handicappato (oggi il politicamente corretto vuole che si parli di diversamente abile) cieco aveva bisogno di un aiutante (così si chiamavano un tempo gli attuali badanti) e, insieme a lui riscopre, fra l’altro, la voglia di ballare. Qualcosa di analogo avverrà per Philippe.
Purtroppo oggi gran parte dei nostri cineasti che fanno commedia credono che questo genere debba essere un susseguirsi di doppi sensi, battute pesanti, parolacce, donnine nude e scambio continuo di corna.
“Quasi amici” che non voleva essere un film “politicamente impegnato” , visto l’enorme successo che sta raccogliendo in Francia, (ha già incassato più di 100 milioni di euro) ha le carte in regola per influenzare le prossime elezioni (aprile) e, senza dubbio il successo di pubblico ha portato anche chi segue ancora le parole dell’ex presidente Chirac che parlando di immigrati ebbe a dire che il loro arrivo dall’Africa avrebbe portato solo “bruit et odeur” (rumore e puzza), a prendere le distanze da questa affermazione.
Se non fosse basato su una storia vera potrebbe sembrare una bella favola, potrebbe far pensare ad una melassa buonista, ma il film è solo un episodio importante della vita, diversamente difficile, di due uomini diametralmente opposti, ma capaci di incontrarsi a livello umano.
Il ricco tetraplegico Philippe e Driss, il senegalese che abita la banlieu più triste e violenta hanno una sola cosa in comune: l’uno ha una libertà di movimento quasi nullo (dal collo in giù non muove niente) l’altro ha una libertà di movimento sotto controllo (ha precedenti per piccoli furti, risse, imbrogli). Poi l’uno ama la musica classica, l’altro la musica rock, l’uno è raffinato lettore ed estimatore d’arte, anche moderna, l’altro davanti ad un quadro che incanta Philippe afferma “… te ne faccio una decina con una macchia sbavata come quello”.
Philippe ha una schiera di infermiere e segretarie che si occupano di lui e dei suoi interessi, Philippe non vuole essere compatito o commiserato e sceglie Driss come badante perché Driss gli risponde, gli si oppone, contesta le sue scelte , non ha pena per lui, ma prova stupore “ma non senti proprio niente” esclama quando con mossa maldestra gli getta addosso dell’acqua bollente.
Fin dall’inizio sorge fra i due una sorta di complicità fatta anche di sfide e scommesse: “ non reggerai dieci giorni” afferma Philippe a Driss appena assunto e ancora incredulo. Un po’ alla volta Driss insegnerà a Philippe a ridere nuovamente, ridere anche di se stesso e della sua malattia, ad amare la musica rock, e Philippe insegnerà a Driss l’uso di parole per lui inusitate, i due correranno insieme dei rischi e continueranno le loro sfide a base di scommesse.
Il film si apre con una Maserati occupata da due uomini. Dopo pochi secondi di guida corretta e tranquilla nella notte, un boato e la macchina comincia a correre, superando le altre macchine, zigzagando e affrontando viali e sottopassi a velocità sempre crescente. Fermati dalla polizia i due occupanti evidenziano la loro complicità sostenendosi l’uno con l’altro ed è molto chiaro il titolo originale del film “Intouchables”.
“Quasi amici” commuove , fa ridere, ci fa vivere, almeno per le due ore del film, in un mondo migliore, complice anche la colonna sonora, avvolgente e coinvolgente. Alla fine sappiamo che, se mettessimo da parte la diffidenza, se non ci arroccassimo nella nostra non conoscenza, avremmo meno paura e saremmo pronti a scoprire e conoscere chi ci vive accanto, ignorato o rifiutato.

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