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L’Unione europea riduce le stime di crescita

La riduzione dell’Unione Europea sulle stime economiche, vista la situazione geopolitica e non solo, non sorprende. La Commissione europea, ha tagliato le stime di crescita per l’Italia. Nel 2026, ora è previsto un aumento del PIL dello 0,5%, contro lo 0,8% indicato nelle previsioni dell’autunno scorso. Anche per il 2027 Bruxelles rivede al ribasso la crescita allo 0,6% dallo 0,8% precedente. Secondo la Commissione, a pesare sull’economia italiana è il nuovo shock energetico provocato dal conflitto in Medio Oriente. La Commissione, nelle previsioni economiche di primavera pubblicate oggi, stima per l’Italia un deficit al 2,9% del Pil sia nel 2026 e sia nel 2027, dal 3,1% del 2025. Il debito pubblico dell’Italia è invece visto al 138,5% del Pil nel 2026 e al 139,2% nel 2027, secondo valore più alto dell’Ue dopo la Grecia che si trova al 140,7%. L’anno successivo il debito dell’Italia è atteso al 139,2%, superando quello della Grecia che scenderebbe al 134,4%, e diventando il più alto dell’Ue

di Salvatore Rondello | 22 Maggio 2026

La riduzione dell’Unione Europea sulle stime economiche, vista la situazione geopolitica e non solo, non sorprende.
La Commissione europea, ha tagliato le stime di crescita per l’Italia. Nel 2026, ora è previsto un aumento del PIL dello 0,5%, contro lo 0,8% indicato nelle previsioni dell’autunno scorso.
Anche per il 2027 Bruxelles rivede al ribasso la crescita allo 0,6% dallo 0,8% precedente. Secondo la Commissione, a pesare sull’economia italiana è il nuovo shock energetico provocato dal conflitto in Medio Oriente.
La Commissione, nelle previsioni economiche di primavera pubblicate oggi,  stima per l’Italia un deficit al 2,9% del Pil sia nel 2026 e sia nel 2027, dal 3,1% del 2025. Il debito pubblico dell’Italia è invece visto al 138,5% del Pil nel 2026 e al 139,2% nel 2027, secondo valore più alto dell’Ue dopo la Grecia che si trova al 140,7%. L’anno successivo il debito dell’Italia è atteso al 139,2%, superando quello della Grecia che scenderebbe al 134,4%, e diventando il più alto dell’Ue.
Nell’Eurozona Bruxelles prevede per il 2026 un deficit al 3,3% e un debito al 90,2%, mentre nell’Ue si arriva al 3,5% con il debito atteso all’84,2%.
Oltre al caro-energia anche i dazi statunitensi pesano sulle prospettive economiche dell’Italia. La Commissione europea afferma: “L’impatto dei dazi Usa e le interruzioni in alcuni mercati di esportazione dovute al conflitto in Medio Oriente dovrebbero peggiorare ulteriormente le prospettive dell’export di beni”.
La Commissione osserva, inoltre, che i consumi privati sono destinati a rallentare per effetto della riduzione del reddito disponibile reale, mentre gli investimenti dovrebbero rallentare rispetto al 2025 a causa delle tensioni geopolitiche e dell’aumento dei tassi d’interesse. Bruxelles sottolinea infine che il Pnrr continua a sostenere gli investimenti in infrastrutture e attrezzature. L’esecutivo dell’UE segnala: “L’attività nelle costruzioni residenziali ha continuato a contrarsi, dopo il forte calo del 2024, a causa del progressivo e prolungato phase-out dei crediti fiscali per le ristrutturazioni edilizie”.
Riviste al ribasso anche le stime di crescita per Eurozona e Ue, dopo il nuovo shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente: il Pil è ora visto in aumento dello 0,9% nel 2026, contro l’1,2% indicato nelle previsioni d’autunno, e dell’1,2% nel 2027, dall’1,4% precedente. Per l’intera Ue, Bruxelles stima una crescita dell’1,1% nel 2026, dall’1,4%, e dell’1,4% nel 2027, dall’1,7% valutato precedentemente.
La Commissione rivede anche le stime sull’inflazione. Per l’Eurozona i prezzi sono ora attesi in aumento del 3% nel 2026, contro l’1,9% indicato nelle previsioni d’autunno, e del 2,3% nel 2027, dal 2% precedente. Nell’intera Ue Bruxelles vede un’inflazione al 3,1% nel 2026, un punto percentuale in più rispetto alle stime autunnali, e al 2,4% nel 2027. 
 Per l’Italia l’inflazione è prevista nel 2026 al 3,2% e all’1,8% nel 2027, dopo l’1,7% del 2025.
I premi di rischio sui mercati obbligazionari sovrani sono leggermente aumentati, soprattutto per gli Stati membri con deficit e debito elevati. Nell’area dell’euro, gli spread sovrani si sono ampliati di circa 20 punti base dalla fine di febbraio, in particolare in Italia e Francia, precisando: “Questo ampliamento è moderato e si verifica dopo un lungo periodo di contrazione degli spread. Tuttavia, indica che gli investitori stanno discriminando i paesi dell’area dell’euro più indebitati nel contesto di prospettive economiche più deboli, tassi di interesse più elevati e dei potenziali costi fiscali associati alla protezione di imprese e famiglie dall’onere dell’aumento dei prezzi dell’energia”.
Bruxelles prevede poi che la spesa per la difesa nell’Ue salirà dall’1,6% del Pil nel 2025 al 2% nel 2027, contribuendo all’aumento della spesa pubblica europea. Nelle previsioni di primavera, si ricorda che la clausola nazionale di salvaguardia del Patto di stabilità offre ulteriore flessibilità di bilancio per facilitare l’aumento delle spese militari entro il 2028.
La clausola è stata già attivata da 17 Paesi Ue, tra cui Germania, Polonia, Grecia e Portogallo. La Spagna ha chiesto l’attivazione il 13 aprile. La Commissione avverte inoltre che la maggiore spesa per la difesa contribuirà a peggiorare i deficit pubblici nell’Ue e nell’Eurozona.
Valdis Dombrovskis, in conferenza stampa ha detto: “Un grado eccezionalmente elevato di incertezza circonda l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente. L’andamento dei prezzi dell’energia in queste previsioni si basa sui prezzi dei futures che indicano una normalizzazione relativamente rapida. Le nostre proiezioni di base sono tuttavia integrate da uno scenario che valuta una perturbazione più grave e duratura delle forniture energetiche, quindi le nostre proiezioni di base sono integrate da uno scenario che valuta una perturbazione più grave e duratura delle forniture energetiche. Le finanze pubbliche solide sono risorse essenziali per preservare la stabilità macroeconomica in un mondo sempre più imprevedibile e difficile. Dobbiamo restare vigili e salvaguardare la sostenibilità fiscale nel contesto dell’attuale shock energetico. L’Europa deve imparare dalle crisi passate mantenendo temporanee e ben mirate le misure di sostegno fiscale a favore delle famiglie vulnerabili e delle imprese. Sebbene si preveda un contenimento maggiore rispetto alla precedente crisi energetica, si prevede comunque un forte aumento dell’inflazione. L’aumento dei prezzi dell’energia sta già colpendo i nostri consumatori e le nostre imprese, con i dati di marzo e aprile di quest’anno che mostrano un netto incremento dell’inflazione energetica. Si prevede che l’inflazione energetica aumenterà ulteriormente a maggio e giugno sia nell’Ue che nell’Eurozona, raggiungendo un picco di circa l’11% su base annua nel secondo trimestre e rimanendo elevata fino all’inizio del prossimo anno. Successivamente, le pressioni sui prezzi sono destinate ad ampliarsi a causa della corsa al rialzo dei costi energetici. Il conflitto in Medio Oriente ha innescato un’interruzione senza precedenti delle forniture energetiche. Ciò ha a sua volta portato a un forte aumento dei prezzi dell’energia. Alla data di riferimento, i prezzi del petrolio erano superiori del 65% rispetto ai livelli pre-bellici, mentre i prezzi del gas erano superiori del 50%; i mercati futuri alla data di riferimento indicano un graduale calo dei prezzi sia del petrolio che del gas nel corso delle previsioni. Tuttavia, anche entro la fine del 2027 i prezzi rimarranno circa il 20% al di sopra dei livelli previsti dal mercato prima dello scoppio del conflitto. Ciò indica che il mercato si aspetta una persistente riduzione dell’offerta”.
Le previsioni sul rapporto deficit-PIL e debito-PIL, così come sul tasso di inflazione e sul tasso di disoccupazione dell’Italia, ed in particolare, le stime sul debito, sono una vera e propria batosta per il governo Meloni.
Secondo la Commissione UE, nel 2027 l’Italia si confermerà ufficialmente  l’economia più indebitata dell’Unione europea, con un rapporto debito-PIL superiore al 139%, che batterà anche quello della Grecia.
Triste primato per l’Italia del governo Meloni poiché da anni ha propagandato il risanamento dei conti pubblici dell’Italia.
Il deficit in discesa al 2,9%, dunque al di sotto della soglia del 3% stabilita dal Patto di Stabilità e di crescita UE, lascerebbe ipotizzare che l’Italia potrebbe uscire dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo avviata da Bruxelles nel 2024, sebbene con un anno di ritardo rispetto a quanto sperato da Meloni e dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti.
L’altra pessima notizia per il governo Meloni è che la Commissione europea ha rivisto al rialzo anche l’outlook sul debito-PIL dell’Italia.
Nell’annunciare le nuove previsioni, la Commissione UE ha dovuto smentire anche se stessa, affossando contestualmente il sogno del governo di Meloni di poter far scendere il debito-PIL almeno a partire dal 2027.
La Commissione europea ha, invece, migliorato le previsioni sul tasso di disoccupazione dell’Italia, rendendo noto per quest’anno un minimo storico al 5,7%, che dovrebbe essere confermato anche nel 2027. Nelle previsioni autunnali, l’outlook del tasso di disoccupazione era superiore per l’intero biennio, al 6,1% nel 2026 e al 6% nel 2027. Però, la crescita dell’occupazione nel Paese, è in discesa ed è attesa ora al +0,2% nel 2026, dopo il balzo dell’1,1% del 2025.
Tuttavia, alla crescita dell’occupazione non fa seguito la crescita della produttività dell’Italia. Motivo preoccupante che sta portando all’impoverimento del Paese.
Per il 2027, il tasso di inflazione dell’Italia rallenterà secondo l’UE all’1,8%, riportandosi dunque al di sotto del target sull’inflazione fissato dalla BCE, pari al 2%.
L’effetto della guerra in Medio Oriente pesa sull’inflazione di quest’anno in modo imponente, se si considera che, nelle previsioni autunnali, la Commissione europea aveva previsto dati più ottimistici.
Le previsioni per l’Italia devono essere lette considerando che la Commissione europea, nel diffondere le sue previsioni economiche primaverili, è stata costretta a sforbiciare le stime per l’intera area euro e per l’Unione europea, a causa degli effetti del conflitto USA-Iran.
L’innalzamento delle previsioni per l’inflazione dell’area euro, balzerebbe quest’anno al 3%, in media, e poi rallenterebbe al 2,3% nel 2027: valori entrambi superiori al target del 2% della BCE. Motivi per i quali si prevedono rialzi dei tassi da parte della Banca centrale europea guidata da Christine Lagarde. Prospettive certamente negative per l’Italia e per l’Unione europea.

Salvatore Rondello

L’Unione europea riduce le stime di crescita
Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Salvatore Rondello

Salvatore Rondello è nato a Trapani il 11 luglio 1954. Dal 1982 vive e lavora a Roma.
Dopo aver conseguito la maturità con il massimo dei voti, ha proseguito gli studi in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”.
Studioso di problematiche sociali, economiche e politiche con particolare attenzione alle tematiche del credito, del welfare e del mercato del lavoro, ha organizzato diversi convegni ai quali sono intervenuti importanti personalità del mondo accademico, politico e sindacale.
Opinionista, consulente artistico e poeta, ha coordinato diversi dibattiti culturali tra i quali sono annoverati diverse presentazioni di nuove pubblicazioni librarie.
Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati in diverse riviste e quotidiani. Da settembre 2016 collabora con la Redazione del quotidiano “Avanti on line”.
Nel febbraio 2015 pubblica per Aletti Editore la raccolta di poesie “Vagazioni” classificata finalista nella II edizione del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”.
Si è sempre battuto socialmente per la tutela del patrimonio artistico e naturale, per la diffusione della cultura, per la difesa Resistenza dei diritti umani e dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.

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