Silvio Berlusconi non è più senatore da novembre del 2013. Dopo la sua condanna a quattro anni, è stata applicata la Legge Severino e, quindi, è decaduto dal suo scranno. Eppure è stato per nove anni Presidente del Consiglio e la sua è stata la legislatura più lunga della Repubblica. Innegabile il crollo di Forza Italia dopo la sua fuoriuscita dalla vita politica. Un piede sempre dentro, ma senza la sua guida gli azzurri sono crollati a picco. Una leadership e un appeal indiscutibili, quanto la forza con la quale è passato dal potere di chi governa alla disgrazia di chi è stato fatto, o si è fatto, fuori. Tutti lo davano definitivamente “finito” e fuori dai giochi. Un lieve sussulto con l’accordo del Nazzareno, ma con l’elezione di Mattarella e con la scissione degli alfaniani e del suo fedelissimo Verdini la porta si era praticamente chiusa lasciandolo fuori in una sorta di limbo della politica. Un periodo certo non di gloria che lo vede vendere anche il suo amato gioiello: il Milan.
Nel 2016, il guizzo: si schiera contro il referendum che vedrà colpire duro il leader del centrosinistra Renzi. E’ un nuovo inizio. Da lì riprende la sua corsa. Spera vivamente di ricevere un’assoluzione dalla Corte europea per potersi ricandidare in prima persona. Questo non avviene, ma lui non si perde d’animo. Rimette insieme il centrodestra, sopportando le posizioni estreme di Salvini. Riconquista la fiducia dei partner europei, a partire dalla sua storica amica-nemica Merkel. Ora, con questa tornata elettorale vuole vincere e fa’ di tutto per ottenere il risultato. La sua salute certo non lo aiuta e, dopo una serie di innumerevoli presenze televisive, è costretto a fermarsi per non crollare. Pelle dura. E’ l’ultimo ruggito: per forza, per tempi e per età. La determinazione di certo non gli manca, sarà solo il risultato delle urne a stabile se il vecchio leone avrà ottenuto il suo riscatto, emotivo e politico, dagli italiani.
Roberto Caputo

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