Negli scorsi giorni abbiamo appreso (fonte Rainews) che la Camera bassa del Parlamento polacco e da ultimo il Senato hanno approvato norme che sanzionano penalmente, finanche col carcere, coloro che “pubblicamente e contro i fatti attribuiscono alla nazione polacca o allo stato polacco la responsabilità o la corresponsabilità di crimini compiuti dal Terzo Reich tedesco oppure i crimini contro l’umanità, contro la pace nonché altri crimini durante la guerra”. Sanzioni sono previste per i tentativi “evidenti di sminuire la responsabilità dei reali autori di questi crimini” nonché per l’uso dell’espressione “campi polacchi della morte” (come Auschwitz). Quasi certamente queste norme diventeranno legge.
Su un altro fronte – per un verso speculare ma non opposto, poiché della stessa indole – è la pretesa di punire penalmente coloro che esprimano pubblicamente idee cosiddette ‘negazioniste’. In Italia la legge n. 115 del 16 giugno 2016 ha introdotto per la verità una versione ridotta – rispetto a tale pretesa -, perché consistente non in una fattispecie autonoma di reato, bensì in una circostanza aggravante dei delitti di propaganda razzista, di istigazione e di incitamento di atti di discriminazione commessi per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
In questa sede non interessa se lo Stato polacco sia stato o meno complice dello sterminio attuato nei campi di concentramento tedeschi, ovvero se sia corretto parlare di “campi polacchi della morte”; non interessa neppure un giudizio circa il pensiero o l’idea che nega che negli anni del secondo conflitto mondiale, nel cuore della vecchia Europa, il regime nazista abbia pianificato e attuato una politica di deportazione e di eliminazione di milioni di persone, in particolare di religione/famiglia ebraica. Qui interessa esclusivamente la questione della legittimità di norme come quelle citate.
Lo Stato reclama il monopolio dell’interpretazione storica. Stabilisce con legge che c’è una verità che tutti debbono riconoscere e rispettare e coloro che formulano ipotesi o teorie contrarie meritano una sanzione penale: esempio chiarissimo dell’approccio della democrazia moderna al problema della libertà individuale e della libertà di manifestazione del pensiero.
Così, i reati di opinione sembrano destinati a una nuova fortuna e questa è una brutta notizia, per ciascuno di noi. Un mix di incompetenza, di insulsaggine, di demagogia e di autoritarismo è il brodo di coltura in cui – variamente mescolati, i citati ingredienti, in virtù degli specifici contesti – maturano odierne scelleratezze.
Va ribadito: non è della legge il compito di stabilire verità o falsità storiche, che cosa sia giusto o non giusto ritenere. La scelta di una certa lettura storica, ancorché frutto di ideologia e/o priva di fondamento, è individuale e lo Stato non deve in alcun modo interessarsene.
Era ed è corretta l’analisi di Frederick von Hayek, quando teorizzava la sussistenza di un minimo comune denominatore tra regimi totalitari, autoritari e democratici, riassumibile nel termine “collettivismo”. La cultura collettivista è geneticamente antitetica a quella della libertà e le nostre democrazie ne sono fisiologicamente permeate. Il primato della libertà è, correlativamente, una sfida permanente e sempre assai lontana dall’essere vinta. Né pensino, coloro che invocano una legge per chiudere la bocca ai sostenitori di tesi comunemente ritenute insostenibili, che il problema riguardi esclusivamente quei consociati che ne verrebbero/verranno eventualmente condizionati/colpiti. Tutti dovrebbero preferire il rischio di sentir circolare un’idea che reputano finanche odiosa e inaccettabile, piuttosto che di vivere in un ordinamento che impone la galera (o qualsiasi altra sanzione) a chi professa certe opinioni. Seguendo quest’ultima traccia, nell’imprevedibile ruota o giro di vite della storia, quella sanzione potrebbe, un giorno, toccare a chiunque.
Paolo Marini

Sì, tutto vero, ma guardiamo di non buttarla troppo sui grandi principi pur di evitare gli argomenti concreti di una campagna elettorale grottesca da repubblica delle banane.
Non sarebbe nemmeno giusto che lo stato avallasse quelle che sono evidenti Fake news e il negazionismo fino a prova contraria lo è.io personalmente i divulgatori di false notizie sul web li condannerei ai lavori forzati.