Ognuno dovrebbe fare quello per cui è portato.
Lo penso e lo dico e lo ripeto spesso. Tanto da guadagnarmi, talvolta, l’accusa di antigiovanilismo. Infatti oggi, specialmente i giovani, ma non solo, per ambizione sfrenata si buttano a corpo morto ovunque ci sia da sgraffignare.
Ma, ubi maior, ecco di gran carriera il calendapensiero. Ohibò, finalmente qualcuno di buon senso e buon gusto che, forse perchè non deve rincorrere voti, riesce ad analizzare con calma e giusto distacco la realtà che lo circonda. Lo spermatozoo d’oro della Roma borghese dalle insegne artistico-intellettuali. Che qualcuno assimila a un altro enfant prodige. Il Macron de noantri.
Così come riesce a stare in perfetto equilibrio sull’affaire braccialetto amazon. Definendo fuorvianti le speculazioni nate sull’eventuale ma inusitato uso del medesimo. “Mai in Italia”. esordisce, sostenuto dall’urtante e urticante ministro del lavoro che non mi va neppure di citare.
“Ho spiegato loro che gli unici braccialetti che facciamo in questo paese sono quelli che produce la nostra gioielleria. Gli ho spiegato, e loro del resto hanno capito, che una cosa come quella, che non è in uso ma è stata brevettata, in Italia non ci sarà mai, per non oltrepassare la soglia della dignità sul lavoro”.
Anche se, pare, il marchingegno servirebbe esclusivamente a ottimizzare il lavoro come facilitatore a sostegno del lavoratore e non per controllo vessatorio del medesimo. Speriamo di sopravvivere alla verità.
Ha preferito dunque non candidarsi, il giovane ministro. Ma ci aveva già provato e aveva fatto cilecca. Dunque non saprà mai se sarebbe stato capace di sgomitolarsi nei meandri parlamentari. Se per orgoglio o intelligenza, non è dato sapere. Ma preferisce rimanere su un percorso già spianato e sicuro dove, se ha trovato inciampi e intoppi, li ha saltati con facilità appieppari. Almeno così è apparso.
La battaglia è fra un’Italia seria e una cialtrona, sostiene senza privarsi di una soffusa e simpatica ironia sempre utile per placare gli animi. Di qua e di là.
Nel mentre scrivo giunge contezza del suo intervento alla kermesse organizzata dalla Emma per il lancio della sua lista. Il che mi lascia un attimo spaesata dato che il giorno prima aveva ben sottolineato che non si sarebbe schierato e che, comunque , non è iscritto a nessun partito. Neppure al PD. Forse è per questo che mi è simpatico. Si capisce e percepisce che è anche furbo, che si sa barcamenare nell’eloquio non prendendosela con nessuno in particolare, e non inneggiando a nessuno, pur definendosi di sinistra. Senza offendere neppure Giggino pur prendendone le distanze. Dunque , lui si che ha la stoffa del politico di alto rango. Mi sovviene vagamente il divo Giulio. Ah dicevo della sua furbizia. Che, a mio avviso, è una branca dell’intelligenza, quando non viene usata e abusata soltanto per proprio tornaconto dato che uno sbuffo di sano egoismo non si nega a nessuno. Anche se una scuola di pensiero sostiene il contrario. Cioè che la furbizia sarebbe l’opposto dell’intelligenza, o la sua sorella stupida. Ma forse è meglio definirla diplomazia.
Anche il conte in verità partecipa al convivio con un enfasi inconsueta. Il pubblico ricambia, sottolineando puntualmente con gli applausi i passaggi più significativi, come quelli sull’Europa, le unioni civili e il biotestamento, “di cui si parlava da più di 20 anni”.
Niente di paragonabile al feeling che poco prima prima si è creato nella pregiata location, tra lo sviluppo economico e i simpatizzanti di PiùEuropa, che già lo avevano accolto con una corsa al selfie riservata a nessun’altro dei politici giunti all’Eur per la presentazione della lista.
Una corrispondenza di amorosi sensi palese, sfrontata, avvalorata dallo scrosciante applauso alla frase “di aver creduto in voi fin dall’inizio” con cui il ministro apre, mostrando con orgoglio la spilletta sul bavero.
Noi abbiamo bisogno di un’Italia forte, mentre tanti vogliono un’Italia debole, sottolinea. “Stiamo attraversando un crocevia della storia e questo argomento non è sufficientemente presente in questa campagna elettorale. Noi facciamo una battaglia per un’Italia seria contro l’Italia cialtrona. La battaglia di chi pensa che quando l’Italia si presenta all’estero lo può fare con serietà”.
E infine la Emma, che non so francamente come definire, dunque non lo faccio. Che rivendica la scelta di stare col Pd “perché i veri avversari si chiamano Salvini e Di Maio”. Strano o forse sensato e studiato, non prendersela con il Cavaliere. E usa una metafora biografica per accaparrarsi qualche voto in più. “L’Italia ha bisogno di un bravo medico, non di un guaritore”.
Carla Ceretelli

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