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Non credo di saper fare il parlamentare….

di Carla Ceretelli | 5 Febbraio 2018

Ognuno dovrebbe  fare quello per cui è portato.

Lo penso e lo dico e lo ripeto spesso. Tanto da guadagnarmi,   talvolta,  l’accusa di  antigiovanilismo. Infatti oggi, specialmente  i giovani, ma non solo,  per ambizione sfrenata si buttano a corpo morto ovunque ci sia da sgraffignare.

Ma, ubi maior, ecco  di gran carriera il calendapensiero. Ohibò, finalmente qualcuno  di buon senso e buon gusto che, forse perchè non deve rincorrere voti, riesce ad analizzare con calma e  giusto distacco  la realtà che  lo circonda. Lo spermatozoo d’oro della Roma borghese dalle insegne artistico-intellettuali. Che qualcuno assimila a  un altro enfant prodige.  Il Macron de noantri.

Così come riesce a stare  in perfetto equilibrio sull’affaire braccialetto amazon. Definendo fuorvianti le speculazioni nate sull’eventuale ma inusitato  uso del medesimo.  “Mai in Italia”. esordisce, sostenuto dall’urtante e urticante ministro del lavoro che non mi va neppure di citare.

“Ho spiegato loro che gli unici braccialetti che facciamo in questo paese sono quelli che produce la nostra gioielleria. Gli ho spiegato, e loro del resto hanno capito, che una cosa come quella, che non è in uso ma è stata brevettata,  in Italia non ci sarà mai, per non oltrepassare  la soglia della dignità sul lavoro”.

Anche se, pare,  il marchingegno servirebbe esclusivamente  a ottimizzare il lavoro  come facilitatore  a sostegno del  lavoratore  e non  per  controllo vessatorio  del medesimo. Speriamo di sopravvivere alla verità.

Ha preferito dunque  non candidarsi, il giovane ministro.  Ma  ci aveva già provato e aveva fatto cilecca.  Dunque non saprà mai se  sarebbe stato capace di sgomitolarsi   nei meandri parlamentari.  Se per orgoglio o intelligenza,  non è dato sapere. Ma   preferisce   rimanere su un percorso già spianato e sicuro  dove, se ha trovato inciampi e intoppi, li ha saltati con facilità  appieppari. Almeno così è apparso.

La battaglia è fra un’Italia seria e una cialtrona,  sostiene senza privarsi   di una soffusa e simpatica  ironia  sempre utile  per placare gli animi. Di qua e di là.

Nel mentre scrivo  giunge contezza del suo intervento  alla kermesse organizzata dalla Emma  per il lancio della sua lista. Il che mi lascia un attimo spaesata dato che il giorno prima aveva ben sottolineato che non si sarebbe schierato e che, comunque , non è iscritto a nessun partito. Neppure al PD. Forse è per questo che mi è simpatico. Si capisce   e percepisce che  è anche furbo, che  si sa barcamenare nell’eloquio non prendendosela con nessuno in particolare, e non inneggiando a nessuno, pur definendosi di sinistra. Senza offendere neppure Giggino pur prendendone le distanze.  Dunque , lui si che ha la stoffa del politico di alto rango. Mi sovviene vagamente  il divo Giulio. Ah dicevo della sua furbizia. Che, a mio avviso,  è una branca dell’intelligenza, quando non viene usata e abusata soltanto per proprio tornaconto dato che uno sbuffo di  sano egoismo non si nega a nessuno. Anche se una scuola di pensiero sostiene il contrario. Cioè che la furbizia sarebbe l’opposto dell’intelligenza, o la sua sorella stupida. Ma forse è meglio  definirla diplomazia.

Anche il conte in verità partecipa al convivio  con un enfasi inconsueta. Il pubblico ricambia, sottolineando puntualmente con gli applausi i passaggi più significativi, come quelli sull’Europa, le unioni civili e il biotestamento, “di cui si parlava da più di 20 anni”.

Niente di paragonabile al feeling che poco prima  prima si è creato  nella pregiata location,  tra lo sviluppo economico e i simpatizzanti di  PiùEuropa, che già lo avevano accolto con una corsa al selfie riservata a nessun’altro dei politici giunti all’Eur per la presentazione della lista.

Una corrispondenza di amorosi sensi palese, sfrontata, avvalorata dallo scrosciante applauso alla frase “di aver creduto in voi fin dall’inizio” con cui il ministro apre, mostrando con orgoglio la spilletta sul  bavero.

Noi abbiamo bisogno di un’Italia forte, mentre tanti vogliono un’Italia debole, sottolinea. “Stiamo attraversando un crocevia della storia e questo argomento non è sufficientemente presente in questa campagna elettorale. Noi facciamo una battaglia per un’Italia seria contro l’Italia cialtrona. La battaglia di chi pensa che quando l’Italia si presenta all’estero lo può fare con serietà”.

E infine la Emma, che non so francamente come definire, dunque non lo faccio. Che rivendica la scelta di stare col Pd “perché i veri avversari si chiamano Salvini e Di Maio”. Strano o forse sensato e studiato,  non prendersela con il Cavaliere. E usa  una metafora biografica per accaparrarsi qualche voto in più. “L’Italia ha bisogno di un bravo medico, non di un guaritore”.

 

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, battaglia, buon senso, campagna elettorale, egoismo, estero, europa, giovani, il cavaliere, italia, kermesse, lavoro, pd, roma, scuola, sostegno, sviluppo

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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