Dalle macerie dell’ultimo bunker usciamo malissimo tutti noi, in realtà, e ci resta, fra tante, una amarezza più grande – quella delle occasioni perse di cui è disseminata la nostra storia più recente.

Dunque, non ci meraviglia – purtroppo, chè invece potremmo e dovremmo ancora indignarci, se ne avessimo la forza – quanto sta accadendo in queste ultime ore, è solo la naturale e persino scontata conseguenza di un innaturale inizio, quello che vide nascere Forza Italia come un prodotto di marketing, e che non fu mai seguito, per colpevole volontà del suo leader e per maggior riprovevole incapacità dei suoi accoliti, da un processo di crescita culturale e politico che approfondisse, radicasse e motivasse quella che invece è sempre rimasta la vuota ragione sociale di una ditta con un solo socio di maggioranza assoluta – il partito dei moderati, e non riscriviamo la sciocchezza conclamata dell’ossimoro “partito liberale di massa”, una forza che bilanciasse ed alternasse la sinistra nell’ambito di un bipolarismo sensato e costruttivo, come si conviene ad una democrazia evoluta e matura. Quella che non siamo capaci di diventare.
L’inconsistenza drammaticamente emersa dai governi Berlusconi, aggravata dalla totale coincidenza fra vicende personali e vicende politiche del capo, la trita litania di propositi vani, presenti fin dal primo programma di Forza Italia e mai realizzati pur disponendo di maggioranze parlamentari senza precedenti nella nostra storia repubblicana, la stanca e persino ossessiva ripetizione di gesti e slogan della “prima ora”, fino alla riproposizione ultima del brand originario del partito, sono lì a testimoniare una lunga storia di occasioni mancate, di incapacità manifeste, di marchionerie pedestri, cui solo la mancanza di una autentica e convincente alternativa a sinistra ha permesso di allungarsi per vent’anni e trascinare con sè questo paese lungo una discesa che pare inarrestabile.
Ma certo, in questo clima di dissoluzione che ha accenti tragici se non altro per la ricaduta che determina sulle nostre incerte sorti, non possiamo fare a meno di cogliere – come in ogni italica vicenda che nasce seria e poi volge in burla – le sfumature farsesche tipiche della immarcescibile commedia all’italiana, l’unica espressione che, come sempre, pare in grado di rappresentarci davvero appieno. Perchè nelle dichiarazioni dei primi dissociati, in rapida ed opportuna fuga dalla casa che brucia, dal bunker assediato, dal leader ormai condannato, è possibile leggere molto meglio che in ponderose e profonde analisi che in queste ore si sprecano, tutta la verità di un non-partito che oggi giunge alla soluzione finale, allo scioglimento di tutti i nodi irrisolti – e pazienza se la soluzione scelta è quella gordiana, non si può fare in ventiquattro ore ciò che non si è fatto in vent’anni.
La palma della miglior battuta – nel momento in cui scriviamo, ma non disperiamo di leggerne di migliori – va senza dubbio attribuita a Cicchitto, che si lamenta di una decisione presa da Berlusconi senza consultare il partito, senza metterne a parte il presunto Segretario, senza coinvolgere i quadri dirigenti – ora, se non lo avessimo visto imperversare per anni in tutti i tiggì nazionali, per tacer dei talk show politici, diremmo con certezza e senza tema di sbagliare che quest’uomo è stato paracadutato qui stamattina non da un altro paese ma da un altro pianeta, forse anche da un altro sistema solare. Invece è lo stesso che stava in platea quando il Segretario fu eletto per acclamazione col metodo ampiamente collaudato dal Politburo di felice memoria – ma non eran gli orridi comunisti, quelli?! – come fosse una procedura del tutto auspicabile in un movimento democratico; è lo stesso uomo che svillaneggiava l’anno scorso le primarie del Pd, irridendo lo scontro Renzi-Bersani come l’evidenza del male assoluto ed opponendogli l’esempio luminoso della felice e granitica compattezza del suo partito intorno al capo indiscusso ed insostituibile. Sissignori, era lo stesso uomo che oggi motiva seriamente il suo distacco dalla rinata Forza Italia e dalle decisioni del suo leader con la mancanza di democrazia interna. Così come i fedelissimi Quagliarello e Lorenzin, pronti a venderci da ogni televisione la mistica del capo martire immolato sulla gloria degli altari della liberaldemocrazia, nel giro di una notte sono stati folgorati – novelli apostoli sulla via del prossimo governo – dalla improvvisa consapevolezza dell’esistenza di estremisti della prima e dell’ultima ora nel loro partito. Cosa che, è evidente, le loro coscienze pure di sinceri democratici, non possono tollerare un minuto di più, essendo evidentemente sin qui state del tutto anestetizzate o comunque all’insaputa delle valanghe di proclami rilasciati da falchi e pitonesse ogni giorno, in ogni dove ed a più riprese.
Fuggire dalla casa che brucia, e cercare subito una sponda solidale che garantisca una sopravvivenza politica, è sport purtroppo molto praticato – certo, si configura un’altra occasione persa per salvare almeno un briciolo di dignità personale e di credibilità spendibile altrove, ma non si può pretendere, lo capiamo.
Ma dalle macerie dell’ultimo bunker usciamo malissimo tutti noi, in realtà, e ci resta, fra tante, una amarezza più grande – quella delle occasioni perse di cui è disseminata la nostra storia più recente, di un ripensamento profondo e totale di un sistema politico ormai ingestibile e deteriorato che avremmo potuto e dovuto fare in momenti meno convulsi e più favorevoli, riaprendo davvero la storia ed il futuro del nostro paese. Abbiamo gettato via vent’anni con irresponsabilità ed incoscienza, e questa colpa grava su tutti noi, cittadini compresi. Uscirne, ora, sarà molto più difficile.

L’osservazione di GF Orsini non fa una grinza , osservo solo che armare gruppi di magistrati (la definizione di “magistratura democratica ” è uno schiaffo per la giustizia ) contro un rappresentante politico avverso non mi sembra troppo “metodo democratico ” . Perché di condanne ,a vario titolo ,ce ne dovrebbero essere tante ,come tutti sappiamo . Ma purtroppo siamo così pieni di benpensanti che “votano bene ” e gettano fango su chi “vota male” ,che sarà difficile per il nostro Paese risollevarsi , e liberarsi da simile intellighentia italiota (ovunque residente ). Non la vedo molto bene…
Bene Gian Franco, dunque le idee professate da un partito che non pratica la democrazia interna a me paiono poco credibili, va bene così?! E ti rassicuro: non ho mai pensato di imporre qualcosa a chicchessia, nè di invocare cacciate – a proposito, piccola nota a margine: io non appartengo ad alcun partito, sono da tempo immemorabile apolide poltiica.
ABBIAMO DIMOSTRATO UNA VOLTA DI PIù DI NON ESSERE UN POPOLO UNITO…DA troppo tempo siamo campanilisti, ognuno vuole stare con il suo gruppetto o gruppone, non si apre al dibattito, siamo facinorosi e gelosi del nostro orticello, denigriamo chi non la pensa come noi …siamo proprio un paese vecchio con vecchi privi di saggezza ma sempre e solo costantemente arrabbiati e lamentoni e con i giovani privi di futuro e di speranza.
Brava Chiara, un articolo condivisibile su tutti i punti. Metto l’accento sull’ultima tua frase, i responsabili sono gli italiani che hanno votato male, anche con la peggiore legge che possa esistere, sono gli italiani che negli anni sono divenuti incapaci di intendere e di volere in politica, ignoranti, non sono piu’ gli italiani appassionati della politica come fu fino all’avvento di Forza Italia nel 1994. anestetizzati, addormenati, annoiati e quindi conniventi e responsabili della situazione attuale, proprio come fu per gli eventi tragici della Germania, il bunker, l’asserragliarsi, il distruggere tutto, anche se stessi.
Quando dico che il problema è sociale e culturale piu’ che economico e che se non si avvicina la gente alla politica e se la politica non rimette gli orologi al vissuto del suo popolo oggi nel 2013 (guardando anche col nasino fuori dai confini di un’Italia che è già Europa ma non lo sa…) allora si potrà di nuovo fra crescere questo Paese che è già come un isola che il mare si sta riprendendo, ben al di sotto di dove si trovava la Costa Concordia. La Discordia Costa, enormemente, e mi spiace per gli amici che ho e la mia famiglia, il peggio deve ancora cadervi addosso.
Per i ministri che non vogliono affondare con la nave, nonostante ci siano salari assurdi dietro per cui i principi e le idee non hanno piu senso, proviamo ad illuderci che siano loro a distruggere quel progetto fuori dalla storia che è Forza Italia 2 la vendetta e che impediscano di andare alle elezioni, come qualcuno scellerato vorrebbe.Napolitano ha ragione, elezioni non prima del 2015, a quell’epoca Berlusconi avrà 80 anni e dovrà abbandonare, la fibra di Napolitano sono in pochissimi ad averla, e nel frattempo auguriamoci che una figura nuova, che fino ad oggi è restata nell’ombra, si faccia avanti, parlo di una persona del calibro di una Merkel, pacata, intelligente, modesta e non parolaia, capace. Ma sarà difficile.