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L’ultima storia di Kent Haruf: dover scegliere tra libertà e rimpianto

di Luigi Oliveto | 26 Febbraio 2017

Conversazione aperta. 1 messaggio nonChi ama l’America delle piccole città di provincia, ama anche i libri di Kent Haruf (1943-2014) per come, quell’America, sia riuscito a raccontarla. Celebri sono diventati i suoi tre romanzi che il pubblico conosce come “Trilogia della Pianura”, ambientati nella cittadina di Holt, un luogo di fantasia, ma perfettamente uguale alle molte cittadine del Colorado. Laddove nulla sembrerebbe accadere, eppure la vita scorre segnata da morti, nascite, arrivi, partenze, dolori, baleni di felicità. Dentro una quotidianità che offre, al massimo, le varianti dell’identico. Splendida la pagina di “Benedizione” in cui Haruf fa dire al protagonista: “Quante volte sono entrato e uscito da quella porta. Non è così, Mary? Secondo te quante volte, caro? Sei giorni alla settimana, cinquantadue settimane all’anno per cinquantacinque anni, rispose lui. Quanto fa? Fa una vita intera. È vero. È la vita di un uomo, disse Dad”. Anche nell’ultimo romanzo pubblicato postumo, “Le nostre anime di notte”, Haruf non tradisce la propria poetica, l’insistito racconto di quegli universi minimi, ma non certo privi della forza dei sentimenti. Siamo ancora nella cittadina di Holt. E’ lì che una donna e un uomo in là con gli anni, entrambi vedovi, iniziano una storia d’amore, premure, intimità, parole bisbigliate alla luce delle stelle. La comunità di Holt non accetta, però, la relazione dei due, ritenuta troppo spregiudicata, incomprensibile. Al punto che i protagonisti si troveranno ad un bivio: scegliere tra la propria libertà e il rimpianto.

Chi ama l’America delle piccole città di provincia, ama anche i libri di Kent Haruf (1943-2014) per come, quell’America, sia riuscito a raccontarla. Celebri sono diventati i suoi tre romanzi che il pubblico conosce come “Trilogia della Pianura”, ambientati nella cittadina di Holt, un luogo di fantasia, ma perfettamente uguale alle molte cittadine del Colorado. Laddove nulla sembrerebbe accadere, eppure la vita scorre segnata da morti, nascite, arrivi, partenze, dolori, baleni di felicità. Dentro una quotidianità che offre, al massimo, le varianti dell’identico. Splendida la pagina di “Benedizione” in cui Haruf fa dire al protagonista: “Quante volte sono entrato e uscito da quella porta. Non è così, Mary? Secondo te quante volte, caro? Sei giorni alla settimana, cinquantadue settimane all’anno per cinquantacinque anni, rispose lui. Quanto fa? Fa una vita intera. È vero. È la vita di un uomo, disse Dad”. Anche nell’ultimo romanzo pubblicato postumo, “Le nostre anime di notte”, Haruf non tradisce la propria poetica, l’insistito racconto di quegli universi minimi, ma non certo privi della forza dei sentimenti.Siamo ancora nella cittadina di Holt. E’ lì che una donna e un uomo in là con gli anni, entrambi vedovi, iniziano una storia d’amore, premure, intimità, parole bisbigliate alla luce delle stelle. La comunità di Holt non accetta, però, la relazione dei due, ritenuta troppo spregiudicata, incomprensibile. Al punto che i protagonisti si troveranno ad un bivio: scegliere tra la propria libertà e il rimpianto.

E poi ci fu il giorno in cui Addie Moore fece una telefonata a Louis Waters. Era una sera di maggio, appena prima che facesse buio. Vivevano a un isolato di distanza in Cedar Street, nella parte più vecchia della città, olmi e bagolari e un solo acero cresciuti sul ciglio della strada e prati verdi che si stendevano dal marciapiede fino alle case a due piani. Era stata una giornata tiepida, ma di sera aveva rinfrescato. Dopo aver camminato sotto gli alberi, la donna svoltò all’altezza della casa di Louis. Quando Louis le aprì la porta, lei disse, Posso entrare a parlarti di una cosa? Sedettero in salotto. Vuoi qualcosa da bere? Un tè? No, grazie. Non so se mi fermerò abbastanza per berlo. Si guardò intorno. È graziosa la tua casa. Diane l’ha sempre tenuta bene. Un po’ ci provo anch’io. È ancora graziosa, disse lei. Erano anni che non ci venivo. Guardò fuori dalla finestra verso il cortile laterale, la notte si stava accomodando fuori e dentro la cucina, una luce illuminava il lavandino e il bancone. Tutto sembrava pulito e ordinato. Lui la stava guardando. Era una donna attraente, l’aveva sempre pensato. Quando era più giovane aveva i capelli scuri, ma ormai erano bianchi e li portava corti. Era ancora in forma, solo un po’ appesantita in vita e sui fianchi. Probabilmente ti stai chiedendo cosa ci faccio qui, disse lei. Be’, non penso tu sia venuta per dirmi che casa mia è graziosa. No. Volevo suggerirti una cosa. Eh? Sì. Una specie di proposta. Okay. Non di matrimonio, disse lei. Non pensavo neppure questo. Però c’entra con una specie di matrimonio. Ma ora non so se ci riesco. Ci sto ripensando. Fece una risatina. In un certo senso è un po’ come un matrimonio, non ti pare? Che cosa? L’indecisione. Può darsi. Sì. Insomma, adesso te lo dico. Dimmi, disse Louis. Mi chiedevo se ti andrebbe qualche volta di venire a dormire da me. Cosa? In che senso? Nel senso che siamo tutti e due soli. Ce ne stiamo per conto nostro da troppo tempo. Da anni. Io mi sento sola. Penso che anche tu lo sia. Mi chiedevo se ti andrebbe di venire a dormire da me, la notte. E parlare. Lui la fissò, rimase a osservarla incuriosito, cauto. Non dici nulla. Ti ho lasciato senza parole? chiese lei. Penso proprio di sì. Non parlo di sesso. Me lo stavo chiedendo. No, non intendo questo. Credo di aver perso qualsiasi impulso sessuale un sacco di tempo fa. Sto parlando di attraversare la notte insieme. E di starsene al caldo nel letto, come buoni amici. Starsene a letto insieme, e tu ti fermi a dormire. Le notti sono la cosa peggiore, non trovi? Sì. Credo di sì. Alla fine per addormentarmi devo prendere delle pastiglie, leggo fino a tardi e poi il giorno dopo mi sento intontita. Totalmente inutile per me stessa e per gli altri. È successo anche a me. Eppure, se ci fosse qualcuno a letto con me, credo che ricomincerei a dormire bene. Una persona carina, un senso di intimità. Parlare di notte, al buio. Rimase in attesa. Cosa ne pensi? Non so. Quando vorresti cominciare? Quando vuoi. Ammesso che tu ne abbia voglia, rispose lei. Questa settimana. Dammi un po’ di tempo per pensarci. Va bene. Ma chiamami prima, se e quando deciderai di venire. Così saprò che ti devo aspettare. D’accordo. Spero proprio di sentirti. E se poi russo? Vorrà dire che russi, oppure imparerai a non farlo. Louis scoppiò a ridere. Sarebbe una novità. Addie si alzò e uscì per tornare a casa, lui rimase sulla porta a guardarla, una donna di settant’anni di corporatura media, con i capelli bianchi, che si allontanava sotto gli alberi, passando attraverso le chiazze di luce proiettate dal lampione all’angolo della strada. Ma che diavolo, si disse. E adesso cerca di non essere precipitoso.

[da Le nostre anime di notte di Kent Haruf, traduzione di Fabio Cremonesi, NN Editore, 2017]

 

Luigi Oliveto   (toscanalibri.it)

Pubblicato in : Invito alla letturaTag: anni, colorado, romanzi

Info Luigi Oliveto

giornalista e scrittore. Ha pubblicato i saggi: La grazia del dubbio (1990), La festa difficile (2001; 2003; seconda edizione accresciuta), Il paesaggio senese nelle pagine della letteratura (2002), Siena d’Autore. Guida letteraria della città  e delle sue terre (2004). Suoi scritti sono compresi nei volumi collettanei: Musica senza schemi per una società nuova (1977), La poesia italiana negli anni Settanta (1980), Discorsi per il Tricolore (1999). Arricchiti con propri contributi critici, ha curato il libri: InCanti di Siena (1988), Di Siena, del Palio e d’altre storie. Biografia e bibliografia degli scritti di Arrigo Pecchili (1988), Dina Ferri. Quaderno del nulla (1999), la silloge poetica di Arrigo Pecchioli L’amata mia di pietra (2002), Di Siena la canzone. Canti della tradizione popolare senese (2004). Così come è curatore, insieme a Carlo Fini, del libro di Pecchioli Chi la sa non la insegna. Raccolta di proverbi e modi di dire senesi (1995), dell’intervista di Mario Luzi realizzata per il calendario – libro Le Crete e la Val d’Orcia. Un terra di celeste stella (2000), dei volumi Mi guarda Siena con testi di Mario Luzi e immagini fotografiche di Pepi Merisio (2002) e Toscana Mater (2004) con testi di Mario Luzi e foto degli Archivi Alinari. Suoi anche i testi della guida Castelnuovo Berardenga. Storia, arte, natura e tradizioni (2007) e dell’album Indy e Lib (la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” adatta per i bambini delle scuole elementari) giunto alla terza edizione. Oliveto è anche autore/sceneggiatore del documentario televisivo La città raccontata (2004) e, per la parte dei testi, del documentario Palio (2006) pubblicato in dvd. Nel 2007 ha curato il libro Qui sostò l’eroe. Garibaldi in terra di Siena (2007, primamedia editore). Nel 2011 ha scritto Giosué Carducci.Una vita da poeta e nel 2012 Giovanni Pascoli. Il poeta delle cose (primamedia editore). Da oltre dieci anni tiene una rubrica (Aforismi del giorno dopo) sul Corriere di Siena. Nel 2006 la sua attività pubblicistica trova un significativo riconoscimento con la menzione speciale al Premio giornalistico “Paolo Frajese”. È direttore responsabile di Sienalibri.it, portale di cultura e promozione libraria.

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