
Dimenticate i calici polverosi, le degustazioni silenziose e i sommelier con il sopracciglio alzato. C’è un nuovo re dell’aperitivo che sta conquistando i calici più cool del Lazio (e non solo), ed ha il ritmo di una hit estiva. Si chiama Ottonese, ed è la risposta pop che stavamo aspettando.
Per anni è rimasto nascosto tra i filari millenari della campagna romana e del Basso Lazio, spesso confuso o unito al Bombino Bianco. Ma l’Ottonese ha un’identità troppo forte per fare il corista. Oggi i giovani vignaioli indipendenti lo hanno preso per mano, liberandolo dai vecchi cliché. Il risultato? Un bianco che conserva le sue radici contadine ma parla la lingua della street culture.
Abbiamo avuto il piacere di intervistare questo viticoltore dalle origini romane. Sentiamo cosa ci racconta.
Riccardo Fortuna, per prima cosa grazie per voler condividere con noi molti pensieri e complimenti per i tuoi meravigliosi vini Bestia Rossa, Salacia e Prima Pietra che sono tre dei nostri vini preferiti. Da dove nasce la passione?
Dico sempre che nonostante abbia cominciato da un paio di anni a produrre, bevo da parecchio.
Scherzi a parte, uso questa battuta per dare l’idea della mia antica passione per il vino e la curiositá per l’enorme varietá di vitigni che l’Italia offre. In particolar modo, ho sempre amato ricercare qualcosa di insolito e magari proveniente da terre dalle quali non ti aspetteresti dei prodotti eccezionali. E invece…
A quanti anni hai iniziato ad appassionarti a questo mondo?
Da bambino mio padre faceva vino a livello familiare in una vecchia casa di campagna. Seguivo tutto il processo con il fascino di chi assiste ad una magia. Poi la casa é stata venduta, sono cresciuto in cittá ma il ricordo del “fare il vino” che tocca le corde intime dell’infanzia é sempre rimasto latente. Fino a qualche anno fa…
Sappiamo che hai iniziato la tua carriera lavorativa nella musica e nell’arte ingenerale piú precisamente per il canto e ti sei occupato anche di comunicazione. Quali sono i punti di forza e di debolezza per lanciare un prodotto che abbia successo immediato?
Credo poco nei successi immediati ed é un termine che ha a che fare poco col vino. Ho ricercato i miei primi due vini (un bianco ed uno rosso) per almeno quattro anni. Quando sono stato soddisfatto del livelo di qualitá, ho iniziato questa avventura, ma le cose belle ed i successi richiedono tempo e pazienza.
Tra i punti di forza peró, credo che il nostro Ottenese (vitigno autoctono dei Monti Lepini), vinificato in purezza, lavorato con criomacerazione e fermentazione a temperatura controllata, possa essere quella alternativa ai classici vini laziali. Declinato nelle varie alternative magari. Credo anche che possa scalare le classifiche del gradimento del pubblico anche meno esperto grazie al suo carattere definito e poco scontato. Solo per intenditori e appassionati veri insomma.
Come hai scelto il “tuo” vigneto?
Ho cercato un terreno che avesse una ottima esposizione innanzitutto. Lí ho piantato tre anni fa una parte di Merlot, da cui ho ottenuto risultati molto soddisfacenti, l’immancabile Ottenese (o Ottonese) e una piccola parte di Moscato di Terracina. Da questa base credo di avere la possibilitá di avere dei vini interessanti e che possano incontrare il favore di un mercato sempre piú interessato alla particolaritá o ai piccoli produttori.
Ricordi a tutto oggi la tua prima raccolta dell’uva “vendemmia”?
E dalla scelta del tuo vigneto al giorno in cui hai degustato il tuo primo “calice” di vino quanto è passato?
Una cosa che ho sempre desiderato era mettere a tavola il mio vino, condividerlo e godersi la soddisfazione di un prodotto che dipende dall’impegno e dal desiderio di chi lo produce e attende per mesi.
La prima vendemmia fu per gioco ma presto mi fu chiaro che avrei voluto di piú, sperimentare altri vini o magari avviare una attivitá.
La vendemmia non é spesso come la si immagina, ci vuole fatica ed organizzazione e da quel momento alla degustazione del vino passano almeno sei mesi. Per non parlare del Bestiarossa, il mio Merlot che fa 12 mesi in barrique e quindi impiega quasi due anni ad arrivare sulla tavola. Peró questo moltiplica anche la soddisfazione finale.

Il tuo primo vino “BestiaRossa” ha un nome molto notevole, come sei riuscito a trovare il nome “giusto”?
Nasconde una storia apotropaica a dire il vero. Quando piantai la vigna nuova scoprii che un cinghiale femmina viveva nei paraggi ed una mattina all’alba mentre lavoravo la sorprendo ad osservarmi da lontano e sembrava minacciosa.
Se mi avesse attaccato ovviamente me la sarei vista brutta e decisi che se fosse andato tutto bene le avrei dedicato il vino prodotto in quella porzione di vigneto.
Cosí é andata, sono qui a parlarne e la Bestia Rossa ha partorito parecchi cuccioli e cominciano ad essere un problema. Dovremo a breve rivedere i patti.
Hai in progetto nuovi vini per il futuro?
L’Ottonese é ottimo per la spumantizzazione e sto facendo esperimenti giá da un paio di anni ma prima devo consolidare la mia posizione e strutturarmi dato che sono ancora una piccolissima impresa. Inoltre, i vini che faccio ora richiedono un livello di attenzione alto per poter garantire lo standard che mi sono prefissato.
A parte questo, vorrei avere la possibilitá in un prossimo futuro, di esplorare il lato accoglienza e visite in cantina in modo molto coinvolgente. Vediamo cosa neuscirá fuori.
Quali sono i vostri valori e la filosofia che vi guidano quotidianamente?
Riscoperta della tradizione attraverso la ristrutturazione dei vigneti antichi con pratiche sia in vigneto che in cantina che siano sostenibili.
Valorizzare i vitigni autoctoni, con particolare riguardo all’Ottenese, producendo un vino che possa ricordare quello dei nostri nonni e quindi radicato nella tradizione ma riveduto e corretto per poter accedere al gusto delle nuove generazioni.
E’ fondamentale secondo me la riscoperta dell’artigianalitá di prodotti come il vino, rallentare il tempo come solo la campagna riesce a fare per permetterci di gustare gli attimi attraverso prodotti e contesto.
Come cercate di coinvolgere attivamente i visitatori?
Noi invitiamo sempre tutti a venirci a trovare. Abbiamo organizzato da subito eventi che coinvolgessero in primis i paesi locali ottenendo una buona risposta.
Questo per farci conoscere e perché vedano il lavoro e la passione che mettiamo nella produzione del nostro vino.
Concludo con una domanda curiosa: se tu fossi un vino, che vino saresti?
Io sarei sicuramente un rosso con un invecchiamento medio dal caratteraccio e che deve ossigenarsi bene prima di essere degustato.
Uno di quelli che o ami da morire, o odi con tutto te stesso.
Giuseppe Basilico

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