Romano osserva, stupefatto, l’esito tutt’altro che scontato del voto elettorale. Lui, che con il piglio deciso del curato di campagna aveva annunciato la sua presenza alla manifestazione dell’Unione, per le 18.30, in Piazza Santi Apostoli si è presentato soltanto all’una della notte, in modo fugace, rapido, defilato.
Non ci vuole credere, Romano, ad una sconfitta che noi di Pensalibero avevamo previsto essere, mai come oggi, Annunziata. Il riferimento, ovviamente, non è casuale, perché è stata proprio l’estremizzazione dello scontro, la radicalizzazione delle posizioni, l’esasperazione del confronto, che ha fatto scadere il dibattito politico determinando la disfatta di Prodi, di Berlusconi, del baldanzoso bipolarismo italiano. Tratteggiando una situazione incerta, contraddittoria, profondamente “tedesca” in ogni suo aspetto. Facendo saltare persino l’alternanza cosiddetta “democratica” che punisce chi è stato al governo e premia chi è stato all’opposizione, in nome di un voto che non è “a favore” ma “contro”, che non è una speranza ma una protesta, estrema epperò ferma, contro il nichilismo di una politica in cui non vi è più destra né sinistra, e che in compenso è in mano a burocrati e nomenclature d’ogni sorta distanti anni luce dalla base.
I laici, liberali e socialisti del centrodestra, dal canto loro, hanno pagato il fio di aver rifiutato un’aggregazione unitaria che gli avrebbe permesso di avere una dignità. Convinti ognuno di essere più furbo dell’altro, hanno finito per perdere quel poco che già avevano.
Anche la Rosa nel Pugno, che pure sembrava avere i presupposti per ottenere un risultato lusinghiero, si è attestata al di sotto di quel 3% che costituisce, voto più voto meno, la somma del peso elettorale di Sdi e Radicali.
Soltanto Bertinotti e la Mussolini ne sono usciti soddisfatti, ad ulteriore riprova di un disagio di fondo che premia gli estremismi per l’assenza di una credibile proposta politica che sappia dare risposte chiare e concrete ai problemi del Paese.
L’esito imprevisto, incerto, contraddittorio del voto elettorale, è, in definitiva, la sconfitta dell’intera classe politica italiana.
E’ il canto del cigno di una Seconda Repubblica che la sera di lunedì 10 aprile ha cessato di esistere.
Oggi comincia la Terza Repubblica, si aprono nuove prospettive, si concretizza l’auspicata scomposizione dei poli.
Carpe diem, dicevano i Latini: spetta a noi cogliere l’attimo. Mentre Romano osserva, sconsolato, la fine di un sogno.
Giulio Laroni
g.laroni@pensalibero.it

condivisibili molte osservazioni sul voto (Alle urne con qualche rimpianto) e interessante il riferimento alla Terza Repubblica, al momento però più un auspicio che un dato di fatto.
L’occasione della (auspicata) scomposizione del quadro politico potrebbe essere la elezione del Presidente della Repubblica, in difetto di Ciampi-bis. Scongiurare ammucchiate però non sarà facile perchè manca il soggetto nuovo, di riferimento.
Ugo Scuro
Al momento l’unica cosa sicura, al di la della vittoria, è il signo finito del Professore alias mortadella.
Non credo alla scomposizione dei Poli, almeno fino ad una eventuale crisi della coalizione da immobolimso per l’incapacità a governare da parte della sinistra- centro per le contraddizioni che inevitabilmente ci saranno quel raggruppamento così eterogeneo e dalle spinte omo.
Marcello
Sono felice. Malgrado le tre di notte dove ansiosamente aspettavo la rimonta che non c’è stata, mi godevo il grigiore, la profonda difficoltà degli esponenti dell’unione che nel primo pomeriggio di ieri gridavano al successo. Baffetto D’alema dichiarav : è il fallimento del cavaliere, ecc. la fine del centro dx. ecc ecc. e poi nell’arco di un paio d’ore il cupo grigiore, l’ansia, l’imbarazzo e la bocca secca… degli esponenti del centro sinistra che riuniti nei vari studi televisivi tentano di “respirare” annaspando, quasi fossero inghiottiti dalle acque e dalle ondate del berlusca.
Abbiamo comunque vinto, perchè abbiamo rovinato la festa a migliaia di esagitati che erano li a SS.Apostoli di Roma per festeggiatre e che ViA VIA TRA UN PIANTO DI QUALCHE GIROTONDINA E MILITANTI VARI, si sono ritirati come delle lumachine che sono state toccate nel loro guscio.
Piazza vuota e disagio profondo che però non deve alla luce dei risultati colpire anche i riformisti e laici. Il centro sx continua falsamente a dire che la legge elettorale è uno schifo, ecc. ecc. ma è grazie alla coglionaggine della casa delle liberta che oggi vincono. Questi bugiardi matricolati non dicono mica che hanno vinto per 27 mila voti, mentre il centro dx malgrado i suoi 300 mila voti in più perde le elezioni. Meditate gente, sono cattolici ed ex comunisti, per cui negare è un’arte non un peccato. Bravo berlusconi e ora vadano a casa sia lui che il curato di campagna per riportare la politica la vero ruolo, diversamnete son cazz…. per tutti
Se una cosa va detta con sincerità è che Il cav: Berlusconi aveva ragione: con l’84% avrebbe vinto lui. Ci siamo fermati al 83,6.
Non credo ci saranno sconvolgimenti dal controllo delle schede e quindi la maggioranza risicata va all’unione, ma bisogna ammettere che i sondagisti americani, tanto vituperati e ridicolizzati avevano ragione.
Cio fa apparire che i più bugiardi e imbroglioni, sono proprio quelli che si piccano di predicare bene, come purtroppo è sempre stato in Italia.
Anoi resta un compito improbo. Trovare la forza viva per far crescere quest’anima socialista e laica che sola può ridera uno slancio ad un’Italia condannata ad essere confessionale con qualche punta eccessivamente anticlericale.
Io non credo che i poli si scomporranno, semplicemente perché le greppie italiane sono due, capitalismo di stato e capitalismo arruffone (leggi “privato”), due le cordate di combriccole intrecciate da connivenze e affarismo chiamati politica, e due infine le maschere morte dei riferimenti storici, destra e sinistra. Ma inutile disperarci, anzi. La stessa situazione avviene in tutti i paesi occidentali, dove la recita della democrazia rappresentativa regge perché non c’è retroterra né alternativa. Nemmeno noi abbiamo alternativa per fortuna, ma possediamo un retroterra storico così grande da poter ridere di queste miserie occidentali chiamandole miserie italiane. Franco Miniati (vorwaert@freemail.it)