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L’Ordine Nuovo di Antonio Gramsci e il Nuovo Ordine di Casaleggio

Seconda e ultima puntata del paragone tra l’Ordine Nuovo gramsciano e il Nuovo Ordine di Casaleggio. Il 2019 è l’anno del centenario dell’Ordine Nuovo di Antonio Gramsci. Ma è anche l’anno in cui i seguaci di Casaleggio e della sua visione “rivoluzionaria” si sono pienamente installati al governo.

di Redazione Pensalibero.it | 17 Giugno 2020

di Marco Morosini – docente di politica ambientale all’ETH di Zurigo. Dal 1992 per lunghi anni ispiratore e ghostwriter di Beppe Grillo, è autore di articoli, libri e testi per il teatro e la tv.

Gli esperti – L’avversione dei vertici 5 stelle per i “radical chic”, gli “pseudo-intellettuali” e “i cervelli” si manifesta anche verso “gli esperti” e “i capaci”. “Dicono che siamo incapaci. Ma guardate come i capaci hanno distrutto questo Paese”. Abbiamo sentito questa frase molte volte. Si tratta di una delle formule con le quali i tecnici della propaganda 5 stelle hanno addestrato i loro politici. L’Onorevole Di Maio la ripeté perfino parlando (in Italiano) all’Università di Harvard il 3 maggio 2017. Nel dibattito seguìto a una sua conferenza in un club di studenti, Di Maio ostentò come un merito la sua mancanza di studi e ripeté due volte “Gli esperti li ho visti all’opera e abbiamo visto in che condizioni è l’Italia.”

    Il vanto dell’ignoranza e lo sprezzo per “gli esperti” sono come sale nelle ferite di una popolazione italiana dominata da incolti e dilettanti e che è tra le meno istruite in Europa, come attestano i livelli dei principali indicatori: analfabetismo funzionale, analfabetismo digitale, indice di competenza degli adulti, percentuale di diplomati e di laureati, numero di giornali e di libri venduti, numero di persone che leggono almeno un libro all’anno, risultati dei test PISA sulle competenze dei giovani. L’Italia, inoltre, è l’unico Paese europeo in cui il numero di nuove iscrizioni all’Università diminuisce, mentre all’estero ovunque aumenta.

    La politica come vaffa – Nel loro rapporto travagliato con la cultura politica e i saperi, i vertici 5 stelle aggravano ulteriormente le tare del dibattito pubblico italiano, che lo rendono diverso da quello che si svolge negli altri Paesi europei. All’estero, infatti, il confronto tra i politici avviene di norma mantenendo il rispetto sia per gli argomenti sia per le persone. Per averne un’idea basta guardare in altri Paesi europei un dibattito politico in televisione, oppure seguire i dibattiti in Parlamento o sulla stampa.

    In Italia, invece, il dominio delle destre nei due ventenni dal 1922 e dal 1994 ha avvelenato il confronto e il linguaggio politico, sostituendo sempre più spesso lo scherno e il discredito per le persone alla critica politica degli argomenti. Questi eccessi mirano in sostanza a delegittimare i concorrenti politici, come se essi, pur eletti dai cittadini, fossero degli usurpatori e dovessero sparire come politici e come partito.

    Invece di risanare un dibattito politico già intossicato, il Movimento 5 stelle ne ha assorbito le qualità peggiori e lo ha ulteriormente incattivito.  Quasi ogni intervento 5 stelle (nel Blog, in Parlamento, in televisione, sulla stampa, nei comizi) contiene polemiche e spesso scherno e denigrazione delle idee o dei partiti (di sinistra, mai quelli di destra) negando loro perfino il diritto di esistere. Alcuni slogan e affermazioni, per esempio: “tutti a casa”, “i partiti devono scomparire”, “il Parlamento non sarà più necessario” (Davide Casaleggio).

    Un fenomeno impensabile in qualunque Paese europeo è l’adozione del termine “vaffanculo!” come parola d’ordine politica centrale di quello che sarebbe diventato il primo partito del Paese.  Per le sue due prime manifestazioni di massa, infatti, la centrale scelse il nome “Vaffanculo-Day 1” per un “Parlamento pulito”, e “Vaffanculo-Day 2”, per limitare i diritti dei giornalisti e per favorire la chiusura di molti giornali. Tra i giornali che il Movimento mira a mettere in difficoltà ci sono pubblicazioni fittizie, con pochissimi lettori e alimentate dalle sovvenzioni pubbliche. Ma ci sono anche storiche cooperative di giornalisti, sottopagati e perennemente a rischio, come il manifesto, al quale Beppe Grillo invitò una piazza gremita a gridare “vaffanculo!”

    Siamo in guerra – Oltre alla delegittimazione e all’insulto, la centrale ha coltivato una retorica bellica, che acuisce la designazione dei concorrenti politici come nemici da annientare: “non si arrenderanno mai”, “siamo in guerra”, “le nostre parole guerriere”. Una caricatura riprodotta spesso nei media della centrale – quasi un logo – raffigura Beppe Grillo con un elmetto militare. “Siamo in guerra” è anche il titolo di un libro di Casaleggio e di Beppe Grillo. “Siamo sotto attacco” è la frase che si sente spessissimo tra i 5stelle quando un giornalista, un magistrato o un politico rivelano dei fatti imbarazzanti oppure esprimono giudizi sgraditi.

    Il livello di conflittualità esasperata del Movimento non dipende da una spontanea intemperanza degli aderenti, ma è stato perseguito sistematicamente dalla centrale, probabilmente con due scopi. Primo, attirare le persone più arrabbiate, che in genere hanno un minore livello di cultura e di educazione politica e quindi sono più facili da influenzare. Secondo, creare uno “stile 5 stelle” con cui forgiare il vocabolario e l’espressione degli aderenti, dei consiglieri comunali, dei parlamentari e infine dei ministri. Questa formattazione bellica ha anche il vantaggio di simulare un permanente “stato di guerra”, nel quale i “soldati” sono portati ad accettare gli ordini senza discutere e a tollerare condotte che non sarebbero accettate “in tempo di pace”.

    Questa formattazione del discorso è stata pervasiva e relativamente veloce proprio grazie alla natura digitale del partito e dei suoi media. E’ noto che la comunicazione digitale, specialmente nei social media, stimola l’espressione volgare, odiosa (hate speech) e denigratoria. Lo stimolo all’aggressività è particolarmente accresciuto quando chi scrive è protetto dall’ anonimato, come fu il caso di quasi tutti i post in beppegrillo.it e di quasi tutti i commenti degli user. Molti di questi commenti sono di una grande volgarità e aggressività, arrivando a volte anche alle minacce fisiche.

    Cinque stelle e tre colpe – La prima colpa della comunicazione 5stelle è lo scherno verso le sinistre (la “sinistra frou frou” o “radical chic”).  Questa derisione non è quasi mai una critica di idee o di atti politici, ma è piuttosto una denigrazione per partito preso. Ne consegue che il personale 5 stelle e l’opinione pubblica sono stimolati ad odiare le persone con ideali di sinistra per quello che sono, non a criticarle per quello che dicono o che fanno.  Questo rancore coltivato dalla centrale 5 stelle è simile a quello dei tifosi di calcio per i tifosi di squadre avversarie. Nei social media del Movimento e nei commenti degli user in beppegrillo.it, per esempio, l’insulto più frequente è “pidiota” o “piddino” , rivolto non solo a iscritti e elettori del Partito Democratico, ma anche a chiunque esprima un’idea sgradita.

    Esaltando i successi del Movimento, Grillo ha detto dopo le elezioni del 4 marzo 2018: “Siamo riusciti ad azzerare tutti i partiti, che si sono sciolti in una specie di diarrea nauseante”. Una frase del genere è il risultato di una politica in avanzato stato di digitalizzazione. La segregazione della politica nella sfera digitale, infatti, fomenta una spirale di volgarità non conosciuta prima. Inoltre i canali digitali permettono di diffondere non-verità enormi, che spesso sono credute. Alle elezioni del 4 marzo, per esempio, solo 11 undici milioni di elettori votarono per il Movimento 5 stelle, mentre 33 milioni votarono per i partiti che, secondo Grillo, si sono “azzerati e si sciolti in una specie di diarrea nauseante”. Tra i partiti cosiddetti “azzerati” il Partito Democratico ha raccolto il 18% dei voti. La Lega, un altro dei partiti “azzerati”, ha ottenuto il 17% dei voti permettendo così la nascita del governo Lega-5stelle.

    La seconda colpa della centrale 5 stelle è quella di dipingere come associate la cultura e la ricchezza. Nella comunicazione 5 stelle, infatti, è suggerito che ci sia un legame tra una ricchezza superiore alla media e una cultura superiore alla media – come dimostrerebbero “gli pseudo-intellettuali radical chic nel loro super-attico”.  Di conseguenza l’ostentazione di una cultura ben inferiore alla media e di un linguaggio sgangherato e volgare sarebbe una testimonianza di genuinità.  Poco importa se tanti colti sono poveri di denaro e se tanti ricchi sono poveri di cultura. Gli intellettuali sgraditi sono comunque per definizione “radical chic” che vivono negli attici e nei salotti, anche quando essi sono per esempio studenti, studenti lavoratori, insegnanti, sindacalisti, funzionari politici, o impegnati nel volontariato.

    La terza colpa della strategia di comunicazione 5 stelle è quella di dipingere come associate la competenza e la disonestà. Siccome alcune persone professionalmente competenti hanno abusato di posizioni di potere, l’incompetenza assurge a un presunto vaccino contro la disonestà. Un’espressione di questa avversione alla competenza è il caso di Luigi Di Maio, un giovane di 32 anni senza studi né esperienza significativa di lavoro o di responsabilità politiche o economiche esecutive. È proprio una persona con questo profilo che fu scelta dalla centrale per passare dal lavoro di accompagnatore sugli spalti di uno stadio di calcio a cinque incarichi difficilissimi contemporaneamente: “capo politico” e tesoriere del Movimento, ministro del lavoro, ministro dello sviluppo economico, vicepresidente del Consiglio. Per confronto, leggiamo Gramsci nel primo numero dell’Ordine Nuovo: “Questo super-statista sarà l’uomo che avrà un’ampia conoscenza delle discipline e delle applicazioni tecniche della scienza economica, della scienza politica, e della psicologia sociale. Sarà erudito non meno di un professore e sarà un’idealista; ma a differenza di tanti professori e idealisti, egli sarà l’uomo capace di pensare in una situazione concreta, e ancora, a maggior differenza dei professori, se non degli idealisti, sarà l’uomo che attua le conclusioni del suo pensiero con volontà ferrea”.

    Quale pedagogia politica? – Fin dall’Ottocento le avanguardie dei movimenti popolari si adoperarono per la crescita culturale e politica dei loro militanti e delle classi subalterne. Per creare e gestire un ordine nuovo occorreva coltivarsi ed elevarsi leggendo, studiando, scrivendo, dibattendo. Occorreva ispirarsi a maestri ed esempi umanisti e della letteratura, non solo della politica.

    Nell’Ordine Nuovo si recensivano e si dibattevano libri con un linguaggio semplice e preciso. “La battaglia delle idee” era il titolo di una rubrica. L’editoriale del primo numero diceva: “Questo foglio esce per rispondere a un bisogno profondamente sentito dai gruppi socialisti di una palestra di discussioni, studi e ricerche intorno ai problemi della vita nazionale ed internazionale (…)”.

    Ma per il Nuovo Ordine a 5 stelle qual è la “palestra di discussioni, studi e ricerche intorno ai problemi della vita nazionale ed internazionale”? Quali sono gli ambiti collettivi dove ci si coltiva leggendo, studiando, scrivendo, dibattendo? Quali sono le sue riviste di approfondimento, i convegni, i dibattiti pubblici? Quali libri di spessore letterario o politico hanno scritto i 5stelle di successo? Quali grandi scrittori sono “compagni di strada” del Movimento 5 stelle? Con quali altri pensatori di orientamento diverso dal loro si confronta e dibatte il personale 5stelle?  Purtroppo la risposta a tutte queste domande è: nessuno. Queste disaffezioni sono forse comuni alla più giovane “generazione digitale”. Forse i 5stelle sono solo il sintomo di un disimpegno generale dalle forme di coltivazione politica degli ultimi duecento anni. Nel Movimento però un fenomeno che altrove è blando e diffuso diventa un marker politico e perseguito come fondamento ideologico. “Oggi abbiamo la conferma – scrive la centrale in beppegrillo.it – che le uniche informazioni veritiere, la verità, nascono e si propagano attraverso la Rete. È finito il mondo del cartaceo, il mondo della televisione (…). L’informazione vera, plausibile e credibile si trova in Rete. (…) Tutta la gente che naviga on line può fare informazione.”

    In effetti anche il 5 stelle, a suo modo, pratica insegnamenti, che sono troppo limitati per chiamarli pedagogia. Il primo insegnamento avviene con l’esempio ed è quello dello stile offensivo, ingiurioso e chiuso a ogni dibattito. Il secondo insegnamento, invece, consiste in corsi, seminari e allenamenti per imparare a fare bella figura in televisione. È tipico dei 5 stelle insegnare come dire le cose, senza insegnare le cose da dire.

    Chi pensa cosa – I 5 stelle non si pongono semplicemente come un ulteriore partito da aggiungere al panorama dei partiti esistenti. Essi si sentono invece un movimento rivoluzionario che vuole far scomparire tutti i partiti e creare strutture digitali con le quali “i cittadini” (in realtà solo gli user) si autogoverneranno. Da almeno due secoli i movimenti con simili ambizioni si sono dati organi di stampa, specialmente riviste, per coltivare saperi, idee e progetti comuni.  In Italia i movimenti socialisti, per esempio, si dotarono di altre riviste, oltre a L’Ordine Nuovo, per esempio Il Politecnico, Rinascita, Il Calendario del popolo. Nel mondo 5 stelle, invece, non esistono riviste, non esistono giornali. Non c’è modo di sapere chi pensa che cosa. Non esiste scambio, condivisione, dibattito. Non esiste un patrimonio di idee comuni. È difficile trovare parole di un’identità condivisa al di là di “tutti a casa”, “uno vale uno” e “a riveder le stelle”. Questo vuoto ideale e programmatico si esprime anche nei brevi testi di autopresentazione alle “primarie” per diventare candidati al Parlamento. Buona parte di queste presentazioni contengono frasi generiche come per esempio “stare dalla parte dei cittadini” e “fare una politica nuova”.

    Questo deserto d’idee inquieta per due motivi. Primo: quando questi dilettanti della politica arrivano a incarichi dove occorre un’alta professionalità, come possono fare buone scelte se mancano della cultura politica e dell’esperienza necessarie? Secondo: in assenza di una concezione politica da mettere in pratica, il movente principale per volere essere eletti in Parlamento diventa facilmente il potere per il potere. In tal caso, volendo appoggiare alcuni candidati invece di altri, l’unico criterio diventa facilmente il rapporto personale, la simpatia, o lo scambio di favori.

    In conclusione, il confronto tra la vicenda dell’Ordine Nuovo di Gramsci e quella del Nuovo Ordine di Casaleggio rivela, come c’era d’aspettarsi, grandi differenze di cultura, di politica e di personale. Tuttavia, è un’ironia della storia che il movimento dell’Ordine Nuovo, malgrado la sua ricchezza, sia stato sconfitto, mentre il movimento del Nuovo Ordine, malgrado la sua pochezza, sia andato al governo. Non a caso però, il non essere stati capaci in dieci anni di attirare o di coltivare una classe politica capace di governare ha costretto il Movimento 5 stelle a reclutare all’ultimo momento numerosi tecnici per occupare molti posti di governo.

    Il Movimento 5 stelle è un caso estremo di negazione volontaria di ogni pedagogia politica e di ogni maturazione culturale comune. Va però riconosciuto che gli altri partiti, e in particolare le sinistre, non stanno meglio a questo riguardo. Con l’aggravante che, mentre il vuoto culturale 5 stelle è prescritto per metodo, il vuoto culturale delle sinistre italiane è un fenomeno spontaneo. Senza un lavoro paziente per colmare questi vuoti, né il nuovo Movimento né i vecchi partiti potranno aspirare a saper governare una società sempre più complessa in tempi sempre più difficili. Per dirla con i digitalisti: nessun hardware serve a qualcosa senza un buon software.

Pensalibero ringrazia Claudio Bellavita per averci fornito le due puntate del paragone tra Ordine nuovo di Gramsci e Nuovo ordine di Casaleggio. Qui la prima puntata: https://www.pensalibero.it/storia-e-ideologia-dei-5-stelle/

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: 5 stelle, anni, battaglia, beppe grillo, classe politica, cultura politica, discorso, elezioni, europa, giornali, giovani, governo, harvard, il manifesto, informazione, italia, lavoro, lega, massa, merito, mondo, movimento, natura, orientamento, paesi europei

Info Redazione Pensalibero.it

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Francesco Martelli

    18 Giugno 2020 alle 10:38

    Non ho letto tutto con cura ma midispiace che si voglia attribuire alle destre (22 e 94 hanno poco in comune) la tendenza a demonizzare l’avversario.
    Forse farebbe meglio a studiare le prassi del PCI e dei suoi discendenti che mai l’hanno rinnegato, per riconoscere donde provenga la tendenza a screditare personalmente l’avversario (Fenoglio vi dice niente?) .
    poi leggo anche il resto.
    

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