E’ passato un anno, dall’inizio della legislatura. Un anno di opposizione nel Parlamento toscano, ma non della solita opposizione. Il Portavoce è, grazie all’impegno indefesso di Piero Pizzi, una figura istituzionale sancita dallo Statuto e, soprattutto, l’espressione della volontà politica di porre fine al Sessantennio, di una coalizione che si sta allargando e arricchendo di voci, di una squadra che si sta formando. Si cominciano a vedere i frutti dell’investimento nel futuro in cui hanno creduto Altero Matteoli e Denis Verdini.
In Consiglio sono tornate a farsi sentire delle voci importanti, delle esperienze significative e con profonde radici nella storia democratica della Toscana.
Fra le altre, per cominciare, ascoltiamo, anzi riascoltiamo, quella di Alberto Magnolfi.
Magnolfi è nato a Prato, l’8 settembre 1944. Per un Pratese, nascere il giorno di Maria bambina, copatrona della Città, è quasi un destino.
Inizia giovanissimo, ancora all’Università, il proprio impegno civico e politico, nelle fila del socialismo riformista.
Dopo la laurea in Legge inizia la professione di avvocato, ma nello stesso tempo si fa le ossa come uomo politico e amministratore.
E’ assessore e vicesindaco di Prato nel periodo 1975-1985. Ha ricoperto incarichi di partito negli organismi regionali e nazionali del PSI.
Entra per la prima volta in Consiglio regionale nelle consultazioni del maggio 1985. Assume l’incarico di Assessore ai trasporti, infrastrutture ed edilizia pubblica, cui aggiunge nel corso della legislatura anche la responsabilità di presidente del gruppo consiliare socialista. Sono gli anni in cui prendono corpo, attraverso un duro scontro politico con la componente comunista della Giunta Regionale, le grandi scelte sulla variante di valico, sull’autostrada tirrenica, sul nodo ferroviario fiorentino, sui centri internodali di Guasticce e di Gonfienti. Scelte che, 20 anni dopo, costituiscono obiettivi fondamentali largamente condivisi, ma ancora ben lontani dall’essere raggiunti.
Alle elezioni del maggio 1990 viene rieletto in Consiglio Regionale nella circoscrizione di Firenze-Prato con circa 15.000 voti di preferenza. Assume l’incarico di vicepresidente della Giunta ed assessore alla sanità e viene anche spinto a portare il suo impegno nel Parlamento nazionale, alle elezioni politiche del 1992.
La statura di questo socialista riformista, liberale, illuminato e pragmatico, è tale, che Alberto Magnolfi, in questo inizio degli anni ’90, poteva diventare il primo uomo politico toscano a raggiungere una leadership nella nostra terra, in modo autonomo dal vecchio PCI, anzi in concorrenza con esso, sia sul piano dei valori che delle realizzazioni.
Invece le nomenklature nazionali e regionali lo respingono brutalmente, quasi sospettando e temendo il cambiamento di mentalità di cui questo Pratese è portatore.
Alberto Magnolfi, nonostante lo straordinario consenso popolare, è battuto alle elezioni politiche del 1992, quando si scatena la tempesta di Mani Pulite.
Tutti i partiti della vecchia repubblica si sciolgono, salvo l’apparato del PCI che resta egemone ed anzi accresce il proprio potere sulla Toscana.
Il tentativo di trascinare nel fango anche Alberto Magnolfi rivela alla fine la sua inconsistenza.
Intanto Magnolfi, con l’orgoglio e il senso della dignità che è un tratto distintivo del suo carattere, ha preferito ritirarsi dall’impegno politico attivo, restando tuttavia impegnato nella professione, nella vita civica e culturale, vicino ai giovani e ai movimenti che continuano a immaginare una Toscana diversa da quella egemonizzata dal PCI.
Provvidenzialmente, la sua energia e la sua intelligenza politica sono state messe al riparo, per essere richiamate in un momento successivo, non certo meno importante.
La Toscana attraversa anni difficili ma anche entusiasmanti. La trasformazione federale della Repubblica attribuisce alla Regione nuove e più ampie responsabilità. Il sistema politico toscano è cresciuto e non è più solo destinato a riflettere passivamente gli scenari nazionali. L’egemonia del PCI e dei suoi successori è ancora formidabile, ma una vasta e trasversale opposizione al Sessantennio sta prendendo coscienza di sé.
Magnolfi aderisce a Forza Italia nel 2003 e viene ben presto chiamato da Denis Verdini all’incarico di componente della giunta regionale del partito con la responsabilità dei dipartimenti. In questa veste cura l’organizzazione politica della conferenza programmatica con la quale Forza Italia mette a punto la strategia per le elezioni regionali del 2005.
Alle consultazioni elettorali del 3–4 aprile 2005 è eletto consigliere regionale nella circoscrizione di Prato per la lista di Forza Italia, con l’appoggio di Insieme per Prato.
Nel Parlamento toscano è tornato l’erede di una grande tradizione autonomista e riformista, un gran lavoratore, un esperto amministratore, un uomo indipendente e libero, capace di combattere contro l’egemonia, perché la conosce dall’interno.
E’ la garanzia, per tutti i Toscani, che il Sessantennio non sarà eterno, che le ideologie e gli estremismi non prevarranno, che le riforme e l’alternanza sono possibili, che l’Opposizione toscana è una coalizione ampia e inclusiva, radicata nella storia e nella società toscana ben oltre i confini della Casa delle Libertà.
Alberto Magnolfi, il cuore maturo della nostra opposizione, è tornato.

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