In India votano i poveri. Il che fa sì, come ci ha ricordato il premio Nobel, Amartya Sen, che dall’indipendenza in poi, non ci siano più state gravi carestie ( che c’erano, invece, ai tempi dell’ “ordoliberismo” britannico).
Ma in India c’è anche un buon terzo di deputati ( non parliamo poi della situazione nei singoli stati) sotto processo o già condannati per reati di vario tipo. E senza che la cosa scandalizzi più di tanto.
Questo per dire che “ogni popolo ha la classe dirigente che si merita”? Niente affatto; semmai “ogni popolo ha la classe dirigente che gli serve”. E agli indiani poveri, perchè di basse caste, perchè contadini, perchè etnicamente discriminati, serve qualcuno che li difenda che garantisca loro benessere e dignità; così come avviene in tanti altri paesi dell’Asia, dell’Africa o dell’America latina. Persone energiche e appassionate anche perchè immerse nel Male che le circonda; onesti sì ma nella misura in cui combattono la corruzione come strumento dell’ingiustizia.
Negli Stati uniti, votano i ricchi. Il che fa sì che l’avere, ricevere o distribuire denaro non sia considerato uno stigma ma un segno di merito. E che l’azione condizionatrice delle lobbies, buone o cattive, avvenga alla luce del sole e sia considerata un dato di fatto. Lì è tutto molto volgare. Ma anche tutto molto chiaro. Tanto che le questioni, diciamo, così, morali sono sostanzialmente confinate nell’ambito dei comportamenti sessuali e non nei rapporti con il denaro.
E poi ci sono le terre di mezzo. Dove, lo dice la parola stessa, dominano i ceti medi riflessivi, sensibili o indignati che dir si voglia. Attenti non alle cose che vengono fatte ma alle procedure con cui vengono fatte.
Questi, che si tratti di Milano o di san Paolo, di Buenos Aires o di Parigi, hanno tutti orrore del conflitto, della materialità delle cose e degli interessi contrastanti. Scompaiono così le classi e con loro i ricchi e i poveri; ci si indigna per eventi lontani ma non si vedono le ingiustizie che avvengono alla propria porta. E scompare, conseguentemente il ruolo della politica. Rimane, allora, come assorbente parametro di riferimento, l’onestà dei comportamenti individuali. Quella definita di volta in volta dalle inchieste della magistratura o dalle campagne di stampa.
Nulla di fecondo e di vitale, dunque, in questa terra di mezzo. piuttosto un misto di grande pigrizia mentale e di emozioni da quattro palle e un soldo; lungo un percorso entropico segnato, insieme, dall’isterismo e dalla passività.
Alberto Benzoni

Lascia un commento