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L’omicidio di Lecce: Sulla banalità del male e Il vuoto che uccide

di Alice Mignani Vinci | 2 Novembre 2020
Alice Mignani Vinci

“Ho agito solo per rabbia”: queste nella loro spaventosa e disarmante crudezza le parole di Antonio de Marco, il 21enne omicida di Lecce, reo confesso del massacro ai danni della coppia di fidanzati Daniele De Santis ed Eleonora Manta, rispettivamente 30 e 31 anni.  Numerosi i colpi inferti con un coltello da caccia, anche in parti non vitali come il volto, il che indica una propensione alla violenza, nella sua forma più pura e refrattaria ad ogni pietà. Rabbia, rancore e desolazione: il male che si alimenta nel profondo dell’animo umano. L’omicidio di Lecce ha sconvolto le nostre coscienze e le certezze di molti. Ma perché? Diceva Hanna Arendt della “banalità del male”. Il volto del mostro che ha straziato una giovane coppia, un volto normale, incolore, quasi rasenta l’anonimo. Un fantasma che si aggirava senza destare scalpore, un ragazzo all’apparenza timido e riservato, in realtà accumulava risentimento e progettava vendetta ai danni di chi lo aveva rifiutato, di chi reputava responsabile del suo stato di frustrazione: non sopportava la felicità di quella coppia simbolo di un mondo di gratificazione per lui irraggiungibile. La gioia altrui, specchio contorto che rimanda il riflesso dell’infelicità di De Marco. E silente, nell’ombra, ha architettato un piano per dare concretezza alla sua furia repressa.

A mio parere la chiave di lettura in questa vicenda è il vuoto: il vuoto socio-relazionale, il vuoto nel provare empatia, il vuoto che diviene chiasso emotivo, rabbia, rancore, e va a tradursi in atto distruttivo. E noi da questo pozzo di odio senza motivazione apparente siamo atterriti, non ci sembra plausibile e sufficiente a privare della vita una coppia di ignare vittime. Ma non c’è niente di più pericoloso della rabbia che si origina e urla inascoltata dal vuoto. Nella desolazione di un animo, come quello di De Marco, che ha covato vendetta e l’ha posta in essere con ferocia inaudita. E questo è normale che susciti in noi terrore assoluto, la paura ancestrale che si possa nascondere attorno a noi un silente omicida, un male torbido che può trarre soddisfazione dall’annientare la felicità altrui, che per catalizzare la propria frustrazione arriva a nuocere al prossimo. E’ questo il male più banale, eppur profondo, è quell’abisso in cui non vorremmo mai specchiarci, e tantomeno ritrovare sul nostro cammino. Ma attenzione a non confondere deficit di empatia e carenza affettiva con l’incapacità di intendere e volere: qua l’agito omicidiario è, a parer di chi scrive, accompagnato da piena lucidità e premeditazione. E ciò rende il caso di Lecce emblema e archetipo della “banalità del male”.

Dott.ssa Alice Mignani Vinci

 Assistente sociale, Criminologa ed Educatore Professionale

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: anni, danni, mondo

Info Alice Mignani Vinci

Dott.ssa Alice Mignani Vinci – Assistente sociale, Criminologa, Educatore Professionale, Esperta in Comunicazione e Scienze Forensi
Laureata con lode in Scienze della Comunicazione presso l’università degli studi Roma Tre, prosegue con un secondo titolo in Scienze del Servizio sociale presso la facoltà di giurisprudenza della LUMSA di Roma, completando il percorso con un secondo 110 e lode, proclamato all’unanimità dalla commissione esaminatrice. Segue l’abilitazione come Assistente sociale. Parallelamente formazione specifica in scienze forensi e criminologiche, prima presso l’associazione A.I.P.C. di Massimo Lattanzi, poi tramite la partecipazione a numerosi corsi e seminari all’università eCampus di Roma. Attualmente laureanda in Programmazione e gestione dei servizi educativi presso Roma Tre, con indirizzo “Educatore Professionale Coordinatore dei Servizi”, e in procinto di conseguire un Master di alta formazione presso l’Accademia di Scienze Forensi (AISF) di Roberta Bruzzone ( Master in Criminologia Investigativa, Psicologia e Psichiatria Forense applicata ai Sex Offenders).
Iscritta all’albo degli Assistenti sociali del Lazio, N. 4418 sez. B.
Le aree di maggiore interesse professionale e di formazione specialistica sono la pedagogia della devianza, la criminologia forense applicata all’area dei reati di matrice sessuale, il servizio sociale penitenziario e l’esecuzione penale esterna.
Membro dell’Osservatorio Nazionale Violenza e Suicidio presieduto dal Dott. Stefano Callipo, dove detiene una sua area di competenza criminologica. Attualmente conduce una sua rubrica televisiva (Cronaca e Crimini) come Criminologa su Cittaceleste TV, dove analizza i recenti casi sotto un profilo socio-criminologico e mediatico. Collaboratrice con varie testate giornalistiche ove fornisce contributi di genere socio-criminologico, analizzando in particolare la cronaca nera.

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