
Il 28 ottobre 1940 Hitler arrivò a Firenze e fu accolto da Mussolini alla Stazione di S.M. Novella. Appena scese dal treno il dittatore italiano gli comunicò con compiacimento che da qualche ora le truppe italiane avevano attaccato la Grecia. Il fuhrer nazista, che ne era già informato, apparve visibilmente contrariato, tanto che l’incontro fu di breve durata.. più volte Hitler si era detto contrario a un impegno bellico nei Balcani dai quali importava materie prime preziose, a cominciare dal petrolio. Inoltre temeva che questo nuovo sforzo bellico dell’Italia diminuisse quello in Africa e impedisse di marciare verso l’Egitto e il canale di Suez.
Ma il “duce” aveva voluto appositamente metterlo di fronte al fatto compiuto. Qualche giorno prima aveva detto al genero e ministro degli esteri Ciano “apprenderà dai giornali che abbiamo attaccato la Grecia”.
Questa assurda campagna militare che avrebbe dovuto essere espressione della guerra parallela, termine che Mussolini aveva coniato per evidenziare un’indipendenza strategica rispetto alla Germania, che sarebbe risultata una chimera.
La dichiarazione di guerra alla Grecia fu una vera e propria aggressione. Erano del tutto pretestuosi i fantomatici incidenti di frontiera oggetto di un ultimatum recapitato al premier greco Metaxas alle 3 di notte del 28 ottobre che pretendeva l’occupazione di non precisati punti strategici in Grecia…ed esigeva una risposta entro tre ore!
L’offensiva prese avvio dall’Albania (che dal 1939 era stata unita al regno d’Italia) in direzione dell’Epiro.
Mussolini aveva prima pensato di attaccare la Jugoslavia. Poi, frenato appunto da Hitler. aveva scelto di rivolgersi verso la Grecia. E fu un primo errore non solo sul piano politico ma anche su quello militare perché dovettero riposizionare le divisioni che erano state rivolte verso il confine jugoslavo.
Peraltro, Mussolini, Ciano e altri gerarchi ascoltarono quello che volevano sentirsi dire. Ovvero, informazioni che parlavano di una Grecia riluttante a battersi, di un esercito disorganizzato e di una popolazione pronta ad accogliere gli italiani come liberatori.
Così, ritennero che bastassero poche divisioni per attuare l’invasione e marciare in direzione di Atene.
Invece, le truppe elleniche, guidate dall’abile generale Papagos, erano motivate e ben equipaggiate. Dopo aver resistito alla prima spallata passarono al contrattacco.
Ne Le guerre di Mussolini dal trionfo alla caduta. Le imprese militari e le disfatte dell’Italia fascista, dall’invasione dell’Abissinia all’arresto del duce (Newton Compton, 2020) John Gooch, uno dei più autorevoli scrittori di saggi storici sulla seconda guerra mondiale, professore emerito all’università di Leeds.
Il libro analizza dettagliatamente le varie fasi dell’impegno bellico di Mussolini con vari capitolo che s’intitolano rispettivamente In marcia – La neutrale riluttante – Le prime mosse – Sconfitta, disastro e successo – Mare, sabbia e steppe sconfinate -Terrore nei Balcani- L’anno del destino -Sovraccarichi e sopraffatti La fine della partita. Ma qui ci occuperemo particolarmente dell’attacco alla Grecia rinviando a prossimi articoli gli altri scenari.
Le cose – scrive Gooch che dedica ampio spazio a questa funesta avventura militare – cominciarono ad andare storte appena il primo soldato italiano mise piede sul suolo greco. Il maltempo ostacolava i movimenti e costrinse l’aeronautica a restare a terra, i fiumi esondarono e, com’era prevedibile, i greci fecero saltare in aria i ponti. Il risultato fu che l’avanzata si bloccò. Le poche strade furono presto intasate e martellate dai cannoni dei greci abilmente nascosti e con una gittata maggiore di quelli italiani. A quel punto, si prese atto che per portare a termine l’offensiva e invadere la Grecia continentale occorrevano almeno 20 divisioni. Serviva tempo per allestirle e provvedere agli equipaggiamenti ma il duce riteneva che se la guerra avesse avuto una certa durata, al tavolo della pace avrebbe avuto maggior potere di contrattazione.
Ma il 14 novembre, i greci lanciarono una controffensiva contro la IX armata lungo tutto il fronte (Gooch,op.cit.p.180 ). Mal equipaggiati per combattere in inverno sulle montagne, i soldati italiani non avevano abiti pesanti e portavano scarponi che cadevano a pezzi. Anche la copertura aerea venne meno per l’efficacia della contraerea ellenica che abbatté 322 velivoli.
Tra l’altro, il reintegro di munizioni ed equipaggiamenti era reso arduo dalla carenza di materie prime a cominciare dal carburante. Tanto più che si doveva anche provvedere ad altre diciotto divisioni, assegnate alla difesa delle isole, al presidio della frontiera con la Jugoslavia e all’occupazione della linea di armistizio in Francia.
Avendo capito che ormai rischiava un crollo completo, Mussolini pensò prima a domandare una tregua tramite Hitler. Poi il 20 dicembre si decise a chiedere “un intervento immediato germanico” che alleggerisse l’impegno italiano..
Eppure, proprio mentre constatava la precaria situazione in Albania e in Libia dove Tripoli era ormai l’ultima “ridotta” della colonia, Mussolini ambiva anche a ottenere da Hitler l’occupazione della Francia fino al Rodano e della Corsica.
Intanto, in Albania, sulle montagne c’era oltre un metro di neve. Un terzo degli effettivi era messo fuori combattimento per congelamento e ormai si cercava solo di salvare Valona ( Cfr. Gooch,op.cit.p.205).
Poiché la situazione continuava a peggiorare, Mussolini il 20 gennaio 1941 a Salisburgo s’incontrò con il fuhrer tedesco, e ottenne la promessa di un tempestivo intervento in Grecia.
Il 9 marzo l’esercito italiano tentò un nuovo attacco che si esaurì dopo pochi giorni con enormi perdite,nonostante chela Gran Bretagna non avesse avuto truppe disponibili per sostenere lo sforzo bellico de i reparti ellenici.
Il 6 aprile 1941 la Germania invase la Jugoslavia e la Grecia con divisioni motorizzate che completarono l’occupazione in soli dodici giorni.
I greci, ripetendo quanto avevano fatto i francesi (che si erano rifiutati di arrendersi ad un nemico che non li aveva sconfitti) stipularono un armistizio nel quale si sarebbero arresi ai tedeschi ai quali chiesero anche di fungere da forza d’ interposizione.
Mussolini protestò con Hitler e ottenne che il 23 aprile venisse firmato l’armistizio fra la Grecia e l’Italia alla quale fu affidato il compito di gestire l’occupazione.
Ma ormai il regime fascista aveva perso la faccia e i tedeschi ebbero la conferma di quanto avevano già avvertito dopo il disastro navale di Taranto: il loro alleato non avrebbe potuto giocare alcun ruolo nel Mediterraneo. Svanivano le ambizioni fasciste di un impero italiano che da Suez andasse fino a Gibilterra e che comprendesse ampia parte dei Balcani e del Vicino oriente.
Peraltro, anche alla fine del 1942 quando gli anglo americani arrivarono nel nord Africa e si prepararono a occupare Libia e Tunisia da usare come testa di ponte per sbarcare in Sicilia, Mussolini, in ristrettezza di armamenti, di equipaggiamenti, di munizioni, si occupava di preparare l’occupazione della Francia meridionale.
Mussolini aveva preannunciato l’aggressione con la nota frase “spezzeremo le reni alla Grecia”. Ma erano state le ambizioni fasciste ad essere spezzate. E sebbene avesse più volte impedito di chiedere aiuto a Hitler, alla fine per evitare il disastro, si decise a farlo. Le divisioni corazzate tedesche invasero la Jugoslavia e la Grecia con facilità ma di questo nuovo atto proditorio Hitler avrebbe pagato il prezzo perché dovette posticipare l’attacco alla Russia e questo dette più tempo a Stalin per preparare la difesa.
Gooch, nella sua dettagliata analisi dei motivi della disfatta militare italiana, sottolinea che l’attacco alla Grecia la logorò con una guerra prolungata. Fu il prodromo della perdita della Libia e dell’invasione alleata nel 1943
Il risultato fu una guerra completamente diversa da quanto era stato pianificato dagli strateghi dell’Italia fascista: una serie di disperate improvvisazioni contro gli Alleati che potevano attingere a risorse ben più ingenti e contro i quali l’Italia si dimostrò impotente.
Gabriele Parenti

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