Tutto in una notte o per meglio dire tutto nell’abitacolo di una macchina veloce e confortevole che corre nella notte verso Londra; negli ottantacinque minuti del film Ivan Locke si gioca tutto e forse perde tutto.
Il film più bello presentato allo scorso Festival di Venezia, ovviamente fuori concorso, verrebbe da dire per non correre il pericolo di vincere qualche premio, è stata la vera rivelazione, ha ottenuto l’applauso più lungo e ha trovato l’entusiasmo di pubblico e critica. Ma non siamo in vena di polemiche e se il direttore Barbera, interrogato a tale proposito, rispose che il film era arrivato in ritardo, quando i tre film inglesi in concorso erano stati scelti, non possiamo fare a meno di credergli. Quello che importa è che un film come questo con una sceneggiatura quasi perfetta e avvolgente, sia dal 30 aprile nelle nostre sale.
Una macchina corre veloce nella notte. Un solo attore all’interno dell’abitacolo parla al telefono in vivavoce e lo spettatore ascolta affascinato inchiodato alla poltroncina in un crescendo di angosce, preoccupazioni, riflessioni sui momenti di abbandono, favoriti dall’ebbrezza alcolica dopo un buon lavoro portato a termine con successo, che portano conseguenze, problemi, necessità di scelte da fare.
Parla per tutto il tempo Ivan Locke, con la moglie, con i figli, con il datore di lavoro, con chi lo dovrà sostituire nella difficile colata di calce struzzo del giorno dopo, con una donna che sta per partorire e lo aspetta a Londra.
La sceneggiatura impeccabile di Steven Kneight, già sceneggiatore di Frears e Cronemberg, fa sì che il film nonostante lo spazio limitato non risulti claustrofobico, l’azione è data dalle parole che Locke e i suoi interlocutori si scambiano.
I figli lo aspettano a casa per vedere insieme la partita (e non li ha mai delusi, fino a quel momento), la moglie sta preparando la cena (la ama ma dovrà deluderla), l’indomani dovrebbe dirigere la più grande colata di calce struzzo per le fondamenta di un grattacielo (ma salterà anche questo appuntamento).
Mentre cominciamo a capire e la macchina continua la sua corsa, Ivan riceve una telefonata dalla clinica di Londra: una donna sta per partorire e il figlio è suo.
E’ innamorato del suo lavoro Locke e i dialoghi più coinvolgenti, oltre che la confessione alla moglie, sono quelli con colui che dovrà sostituirlo il giorno dopo, e con il suo boss che lo minaccia di gravi ripercussione, oltre che della perdita del lavoro.
Ed è con fermezza ma anche con una sorta di amore paterno che indica al suo sostituto come fare per organizzare con successo la colata per le fondamenta del più grande grattacielo.
Ma Ivan ha un conto aperto con suo padre (che non ha conosciuto), è figlio di una ragazza madre e lui sta correndo a trovare la donna con la quale ha avuto un solo rapporto, una donna che non conosce quasi, ma non vuole che si ripeta lo stesso errore, vuole che suo figlio nascendo veda suo padre e sa che in qualunque caso lui si prenderà cura di questo nuovo figlio.
Locke è anche e contemporaneamente il manuale di come essere uomini veri, forti, pronti a giocarsi tutto in una notte: amore, famiglia, lavoro; tutto solo per poter continuare a guardarsi allo specchio senza vergognarsi delle proprie scelte , pronti a fare la scelta più giusta, non certo la più comoda.


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