• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Lo stato vuole uccidere Gilberto Cavallini: deve morire in cella perché fascista?

Forse anche i più giovani conoscono quello slogan – terribile, infame – che si gridava in qualche corteo negli anni 70: “uccidere un fascista non è reato / viva la giustizia del proletariato”. Era l’espressione più reazionaria di un’area dell’estremismo di sinistra illiberale e fanatica. Per fortuna molto molto minoritaria. Eppure. Eppure mi pare di aver capito che lo spirito di quello slogan è ancora vivo e domina nel pensiero e nell’azione di alcuni settori dello Stato. Più precisamente della magistratura.

di Piero Sansonetti | 5 Luglio 2026

Forse anche i più giovani conoscono quello slogan – terribile, infame – che si gridava in qualche corteo negli anni 70: “uccidere un fascista non è reato / viva la giustizia del proletariato”. Era l’espressione più reazionaria di un’area dell’estremismo di sinistra illiberale e fanatica. Per fortuna molto molto minoritaria. Eppure. Eppure mi pare di aver capito che lo spirito di quello slogan è ancora vivo e domina nel pensiero e nell’azione di alcuni settori dello Stato. Più precisamente della magistratura.

La storia di Gilberto Cavallini, ex militante della lotta armata di ispirazione fascista è una storia incredibile di sopraffazione e di denigrazione della Costituzione e del diritto. Cavallini era un uomo dei Nar. Era giovane e feroce. Non aveva ancora 30 anni. Sparava e uccideva. I Nar erano la principale organizzazione terroristica di ispirazione fascista che operò in Italia alla fi ne degli anni 70. Alla fine Cavallini fu catturato, messo in prigione, processato e condannato. I Nar furono sgominati. Cavallini ha scontato 43 anni di prigione. Una quantità inaudita di anni di prigione. Oggi è una anziano signore di 73 anni. Aveva ottenuto la semilibertà. Cioè, poteva uscire dal carcere durante il giorno ma doveva poi tornare in cella la notte. Sperava di poter a breve ottenere qualcosa di più, e cioè la libertà condizionale e di tornare a dormire nel suo letto, cosa che non faceva più dal 1983. E invece cosa è successo? Magistrati solerti hanno deciso di rivedere la sua posizione nei processi per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 (più di 80 morti). Cavallini era stato già condannato in un processo per quella strage, ma solo a 11 anni perché si era stabilito che aveva avuto un ruolo marginale.

In realtà chi conosce la vicenda di quei processi sa benissimo che le possibilità che i Nar (e dunque Cavallini) avessero qualcosa a che fare con la strage sono veramente molto molto poche. Non c’è uno straccio di prova. Comunque i magistrati hanno deciso di processare di nuovo Cavallini, 46 anni dopo, per quella strage, e di condannarlo non più a 11 anni ma all’ergastolo. Un ergastolo che va a sommarsi a quelli ai quali era stato già condannato per altri reati. In più hanno stabilito che dovrà scontare tre anni di isolamento. Cioè dovrà essere rinchiuso in una cella, da solo, dove potrà guardare le pareti per 23 ore al giorno più un’ora d’aria da passare in solitudine. Perché l’isolamento? Perché in realtà pare che già fosse stato condannato all’isolamento e forse, in realtà, lo avesse già scontato, ma sono passati tanti anni e l’amministrazione carceraria ha perso le carte e quindi non sa con certezza se per caso quell’isolamento lo ha già scontato oppure no.

È una storia incredibile. Di furia giustizialista, di sopraffazione, di vendetta. Pura vendetta. Diciamo la verità: è uno scandalo. Che offende il nostro stato di diritto, le nostre leggi, quella costituzione e difesa della quale spesso i magistrati si schierano, giustamente, come un sol uomo. E che questa violazione viola sfrontatamente e con arroganza. È una clamorosa ingiustizia.

Cosa giustifica questo comportamento e impedisce agli intellettuali e ai partiti democratici, e ai giornali di insorgere? Un dettaglio: Cavallini è – o forse era, questo non lo so e non mi sembra importante – un fascista. E dunque se provi a difenderlo sei un traditore e un revisionista. E compi un atto indegno. Perché difendere un fascista è reato. Possibile che non riusciamo a uscire dalla parte peggiore di quegli anni? Cioè la violenza e la prepotenza. Gli anni settanta, personalmente l’ho scritte tante volte, furono un periodo straordinario di crescita e di modernizzazione della società italiana. Con uno scotto morale e culturale molto forte. Con l’affermarsi di un’idea alta di giustizia sociale, di uguaglianza e anche di libertà. Ma si portarono dietro il fardello della violenza e la follia della lotta armata. Me li ricordo bene, ero giovane ma impegnato in politica. Me la ricordo la violenza, la faziosità, la contrapposizione. Anche la paura fisica che accompagnava la lotta politica. Però mi ricordo anche straordinari successi, che oggi sembrano scontati ma allora non lo erano. Oggi gli anni settanta vengono ingiustamente demonizzati. E cosa si salva invece di quel periodo? La contrapposizione e la vendetta. Cioè il piombo. Esaltando un’idea dell’antifascismo retorica, stupida e illiberale.

L’antifascismo può essere solo liberale e socialista. E non può ammettere che un signore di 73 anni (ma se anche fosse giovane le cose non cambierebbero) sia esposto alla furia cieca di una potenza che può disporre a piacimento delle nostre vite. Spero che qualcosa si muova. La politica, i giornali, il Quirinale. Che ponga fine a questa infamia, ottenga la liberazione di Cavallini e spieghi a tutti che no: uccidere un fascista è un reato molto grave.

P.S. L’isolamento per più di 15 giorni è vietato da una importantissima Convenzione internazionale, chiamata “Codice Mandela”, firmata anche dall’Italia. Però l’Italia la calpesta continuamente. Lo fa in modo volgare con Cavallini, e lo ha fatto allo stesso modo, pochissimi giorni fa con Alfredo Cospito, e lo fa regolarmente con i detenuti al 41 bis. Però la cosa pare non interessare nessuno. Neanche garantisti presunti.

Piero Sansonetti

(da suo profilo Facebook)

Pubblicato in : Editoriale

Info Piero Sansonetti

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti