
“Era il tempo migliore, era il tempo peggiore”: aprendo il suo discorso sullo Stato dell’Unione a Strasburgo, Ursula von der Leyen ha scelto l’incipit del “Racconto di due città” di Charles Dickens per fotografare una contraddizione che caratterizza l’attuale congiuntura. L’Unione europea, ha detto la presidente della Commissione, “è più forte che mai” e al tempo stesso “può sembrare più precaria che mai”: due affermazioni che sembrano incompatibili ma “sono entrambe vere e riflettono questi tempi eccezionali”. Di fronte a questo scenario, ha rimarcato von der Leyen, “l’Europa ha scelto di tracciare la propria strada” perché “nella fredda fragilità del mondo di oggi, solo l’Europa può garantire una vera sovranità agli europei”. Il discorso sullo Stato dell’Unione è, per tradizione, un bilancio dell’anno trascorso e una mappa delle intenzioni per quello che verrà. Nell’ora abbondante di discorso davanti al Parlamento europeo, la presidente ha toccato numerosi temi: il clima, poiché l’Europa si sta scaldando “a una velocità doppia rispetto alla media globale”; l’intelligenza artificiale, di cui ha chiesto di “rallentare la corsa” dei modelli più avanzati; e nuove restrizioni per l’accesso dei minori di 15 anni ai social media, perché ciò che accade online finisce per “privare i bambini della loro infanzia”. Ma il filo conduttore del discorso è stato la ridefinizione delle alleanze internazionali di fronte a un ordine multilaterale in trasformazione e la tenuta interna dell’Unione contro le spinte centrifughe dell’estrema destra e delle ingerenze esterne.

Nuovo asse con il Canada
Il passaggio più commentato del discorso, tuttavia, ha riguardato il Canada. Rivolgendosi direttamente al primo ministro Mark Carney, ospite d’onore accolto da una standing ovation, von der Leyen ha proposto che Ottawa diventi “il primo membro associato dell’Unione europea”, uno status che non esiste nei trattati e che la presidente ha definito come il modo per “portare la relazione con il Canada al livello più alto possibile”. L’intesa, ha spiegato, integrerà le basi industriali della difesa dei due partner, creerà un’alleanza tecnologica su intelligenza artificiale e cybersicurezza, e farà dell’Artico “un progetto congiunto di punta”, accanto alla cooperazione su materie prime, batterie ed energia. Von der Leyen ha collocato l’operazione dentro la proposta di un nuovo “Consiglio di sicurezza europeo” allargato a partner come Regno Unito e Norvegia, pensato per rispondere a quello che ha chiamato unmondo “apertamente ostile”. Il riferimento, mai esplicitato, è non solo alla Cina ma anche alle tensioni commerciali e diplomatiche con l’amministrazione Usa, che negli ultimi mesi hanno spinto Carney verso un riavvicinamento a Bruxelles dopo la rottura dei negoziati commerciali con Washington. Von der Leyen tuttavia ha insistito che l’intesa “non è un’alleanza contro qualcuno, ma per la nostra forza comune”.
Sfide interne ed esterne
La costruzione europea è anche nel mirino, in casa, “degli ultranazionalisti e degli antieuropei, dell’ingerenza russa o della disinformazione”, ha detto la presidente senza mai nominare l’onda nera innescata in Germania dopo il voto in Sassonia-Anhalt. “I nomi possono essere diversi, ma il loro obiettivo è lo stesso. Disprezzano i nostri valori e vogliono distruggere la nostra unità europea”. Ha citato l’Ungheria come prova che “niente è inevitabile”, riferendosi al ritorno di un governo pro-Ue dopo i 16 anni al potere di Viktor Orbán, e sul fronte ucraino ha ribadito ilsostegno “incrollabile” a Kiev, la necessità di aumentare la produzione congiunta di sistemi di difesa aerea e la pressione sanzionatoria su Mosca – in un contesto in cui gli attacchi ibridi sono diventati, ha ribadito, “la nuova normalità“. Sul fronte mediorientale una delle ammissioni di difficoltà dell’Unione: “è doloroso che gli Stati membri non siano riusciti a costruire le maggioranze necessarie per una risposta unitaria” alla guerra a Gaza. Un anno dopo aver proposto sanzioni contro i ministri più radicali del governo israeliano e la sospensione parziale dell’accordo di associazione Ue-Israele, solo le misure contro i coloni violenti in Cisgiordania sono state approvate: il resto resta bloccato dal veto di alcuni governi. Riguardo ai rapporti con la Cina, von der Leyen ha criticato duramente il deficit commerciale dell’Ue con Pechino pari a “un miliardo al giorno” e ha sottolineato la “pericolosa dipendenza” dalla Cina per le materie prime. Sull’immigrazione, infine, la presidente ha annunciato un nuovo “quadro europeo di risposta alle emergenze” attivabile in caso di afflussi improvvisi e su larga scala come quello registrato quest’estate a Ceuta, insieme a una riforma di Frontex orientata a individuare in anticipo i movimenti migratori di massa. “Siamo noi europei a decidere chi entra nella nostra Unione – ha detto – non i trafficanti”.
Con quali risorse?
Quest’anno la mappa del futuro dell’Unione si scontra con uno spazio di manovra ridotto dallo stesso contesto che von der Leyen ha descritto: un ordine internazionale imprevedibile e una frammentazione interna su diversi temi, dall’immigrazione ai rapporti con Israele. La presidente ha rivendicato un aumento dell’80% della spesa per la difesa in cinque anni e un taglio di 17 miliardi di euro l’anno negli oneri amministrativi. Ma sul finanziamento delle nuove ambizioni, dal bilancio pluriennale 2028-2034 al Care deal europeo, dal piano contro le ondate di calore alla nuova Alleanza per l’assicurazione contro i rischi climatici, la presidente della Commissione ha rimandato la questione più spinosa, perché un bilancio “ambizioso – ha ricordato – ha bisogno di risorse”. Tuttavia, la proposta della Commissione di generare oltre 60 miliardi di euro attraverso nuove imposte ha incontrato resistenza nelle capitali nazionali. Le trattative sul prossimo bilancio a 27, che dovranno concludersi entro fine anno, diranno se l’esecutivo comunitario dispone effettivamente dei mezzi per realizzare quanto promesso oggi in aula a Strasburgo.
Il commento
Di Antonio Villafranca, Vice Presidente per la Ricerca ISPI
“Quello di von der Leyen è stato in primis un discorso incentrato sulla geopolitica. Un approccio inevitabile rispetto ai sommovimenti che stanno avvenendo a livello internazionale. Avvicinare di più il Canada (magari con formule meno criptiche) e (ri)avvicinare il Regno Unito possono andare nella giusta direzione. Ma la questione primaria per l’Ue rimane il suo rafforzamento interno che passa anche attraverso l’implementazione (aggiornata) dei Rapporti Draghi e Letta. L’attuale ritardo ha valenza geopolitica perché incide sulla potenzialità di crescita e sulla credibilità internazionale dell’Unione.”
Alessia De Luca

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