
Un interessante articolo sul quotidiano Domani, ci ricorda come l’anno scorso, proprio intorno a questi giorni, Enrico Letta, alla guida del PD, decide la strategia suicida che porterà alla vittoria della destra post fascista.
È bene passare in rassegna quegli errori sia perché un vero dibattito nel PD non c’è mai stato sia perché sarebbe bene che non venissero ripetuti.
Le mosse di Letta che diedero vita alla sconfitta sono poche, ben identificabili e tutte esiziali:
– difende e ripropone una fantomatica agenda Draghi, schiacciandosi sulla politica di un governo caduto e su una personalità che non aveva brillato certo per sensibilità sociale;
-sceglie di costruire alleanze ampie escludendo però apertamente un’intesa con il M5stelle, che invece conserva nel Paese una forza notevole senza la quale, per il meccanismo della legge elettorale, il confronto con la destra è perso in partenza;
-sottoscrive un patto elettorale e un programma, dai contenuti non certo avanzati, con Calenda che subito dopo lo tradisce schierandosi con Renzi per costruire il cosiddetto “terzo polo”;
-polarizza la campagna elettorale imponendo agli italiani di scegliere tra il PD e Fratelli d’Italia, non rendendosi conto che in questo modo legittima i post fascisti e che nei confronti televisivi Meloni, diversamente da lui, è una eccellente comunicatrice, forte anche del ruolo di opposizione svolto contro Draghi;
-per tentare di recuperare il voto di sinistra si inventa una campagna dai colori rosso fegato, un po’ inquietanti, con qualche obiettivo sociale gridato, tirato fuori all’ultimo momento, e su cui gli avversari hanno facile gioco a replicare che il PD avrebbe dovuto impegnarsi durante gli anni in cui è stato al governo;
-compila le liste dei candidati del PD secondo rigorose logiche di corrente con l’interesse di mandare in Parlamento un gruppetto di suoi stretti seguaci.
La vittoria clamorosa di Elly Schlein, una non iscritta al PD, che conquista il partito alle primarie esterne con il voto del popolo di sinistra, è la risposta migliore alla politica di Letta inadeguata, sbagliata, ondivaga che ha consentito alle estrema destra di vincere le elezioni e, per la prima volta nella storia del Paese, di guidare un governo che esplicitamente si propone di cambiare la cultura politica dell’Italia, il suo fondamento Costituzionale, favorendo gli interessi dei ceti dominanti.
Ne avremo una prova anche oggi, con Meloni che si inventerà qualcosa per dire di no alla proposta di salario minimo e conquistare così tutto lo spazio dei media dopo avere umiliato l’opposizione, che in modo del tutto inusuale nella prassi della nostra democrazia viene “convocata a Palazzo Chigi”, residenza del primo ministro.
Ancora una volta, vedrete, che Calenda si distinguerà aprendo il dialogo con Meloni e tradendo come aveva già fatto per le elezioni dello scorso anno.
Sarebbe stato meglio opporre un netto rifiuto alla convocazione di Meloni, sostenendo che nel rispetto delle istituzioni è il governo ad essere convocato nella sede appropriata, in Parlamento, e a dover lì rendere conto del suo operato.
Non vorrei che in questo errore, fatto con una certa ingenuità, ci fosse la permanenza di un certo spirito lettiano che ancora aleggia nel PD.
Enrico Rossi

Lascia un commento