
L’ascesa di Elly Schlein al vertice del PD ha messo a fuoco l’assurdità del metodo scelto nel 2013 per eleggere il segretario: una prima fase in cui votano solo gli iscritti, seguita da una seconda, le primarie “aperte”, in cui in sostanza può votare chiunque. L’invenzione venne presentata come grande svolta democraticissima. E un fascino in questo senso ce l’aveva, per via di quei due milioni e ottocentomila votanti che facevano la fila ai gazebo o nelle sezioni e rendevano obsolete le pratiche di delega ai rappresentanti. Il fatto che Renzi vinse in tutte e due le fasi (e larghissimamente nelle primarie aperte) occultò il rischio che ne venisse sbriciolata l’idea di partito come delineata nella Costituzione, cioè come luogo in cui i cittadini scelgono “di associarsi liberamente per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Un rischio che si è concretizzato in questa occasione: gli iscritti (quelli che “associandosi” costituiscono il partito, a cui danno soldi e partecipazione attiva) hanno scelto a larga maggioranza Bonaccini (54% contro 33,9); nelle primarie, invece, Elly Schlein ha avuto il 53,8% contro il 46,2% dell’eletto dalla base. Si è in pratica verificata una prevedibilissima “Opa ostile” da parte di altre forze politiche tramite i loro elettori, certamente auspicata in cuor loro anche dai dirigenti democratici che non gradivano il riformista Bonaccini. Quasi tutti avevano interesse a favorire la Schlein: la sinistra-sinistra per avvicinare il Pd alle proprie posizioni; i Cinque Stelle per garantirsi un “campo largo” che li includa; la destra per screditare più comodamente un’opposizione massimalista; Renzi e Calenda per la possibile migrazione di democratici “riformisti” verso il Terzo Polo.
Resta da capire se, di fronte all’evidenza, gli iscritti al Pd si ribelleranno di fronte a questa umiliazione, rivendicando finalmente l’importanza, anche costituzionale, del loro ruolo.
Giorgio Ragazzini
giorgio.ragazzini@libero.it

Ottimo articolo che mette in luce il decennale mancato rispetto da parte del PD dell’articolo 49 della Costituzione. Articolo che stabilisce precisamente che i partiti devono essere “associazioni”: tenute a rispettare il “metodo democratico” nella scelta delle cariche di partito. Il che comporta che solo gli associati abbiano diritto di voto.
La norma dello statuto del PD che prevede per l’elezione della massima carica del partito una votazione di chi non è iscritto oltre che in contrasto con la citata norma costituzionale è per altro palesemente insensata e porta a risultati insensati come si è visto.