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Lo gnomo del Cremlino

Nel breve tentativo democratico vissuto in Russia alla fine del secolo scorso, la Ntv aveva un programma satirico a pupazzi, i Puppets. Putin veniva raffigurato come uno gnomo ripugnante animato dagli oligarchi. Il nuovo capo di governo scelto da Eltsin la prese male. Vladimir Vladimirovich tiene moltissimo alla celebrazione del suo aspetto fisico. L’avvocato Agnelli lo ospitò qualche giorno in villa. Il presidente russo gli sembrò una specie di culturista preoccupato solo dell’uso quotidiano della palestra.

di Riccardo Bruno | 29 Agosto 2026

Nel breve tentativo democratico vissuto in Russia alla fine del secolo scorso, la Ntv aveva un programma satirico a pupazzi, i Puppets. Putin veniva raffigurato come uno gnomo ripugnante animato dagli oligarchi. Il nuovo capo di governo scelto da Eltsin la prese male. Vladimir Vladimirovich tiene moltissimo alla celebrazione del suo aspetto fisico. L’avvocato Agnelli lo ospitò qualche giorno in villa. Il presidente russo gli sembrò una specie di culturista preoccupato solo dell’uso quotidiano della palestra. All”epoca Putin faceva un chilometro di vasca al giorno appena sveglio. Un ego viziato dal potere assoluto, determinato a schiacciare ogni possibile contradditore, senza risparmiare i suoi più stretti collaboratori, che ha fatto della Russia una prigione per i residenti, con l’avanzare dell’età potrebbe essere indotto a cadere in una spirale distruttiva. Putin ha una storiella preferita, quella del topo inseguito sulle scale che gli si rivoltò contro. Il topo va raggiunto ed eliminato il prima possibile.

L’Ucraina è diventato un topo gigantesco. Putin pensava di ingoiarselo in poche settimane ed ecco che si ritrova con la fila dei russi ai distributori di benzina perché gli ucraini gli bombardano le raffinerie. Gerasimov, il capo di stato maggiore del suo esercito impantanato nel fango, ha annunciato proprio ieri il superamento della prima linea difensiva Sloviank- Kramatovsk, purtroppo solo in alcuni punti. Mille volte i russi hanno preso questa o quella località semisconosciuta e poi sono dovuti retrocedere a gambe levate. Pensate alla frustrazione di una grande potenza che dopo quattro anni ancora non ha conquistato Sloviank- Kramatovsk. Fortuna che ci sono i missili nord coreani che consentono a Putin di bombardare supermercati, ospedali ed abitazioni sparse un po’ ovunque. I risultati appaiono lo stesso talmente miserabili, che il Cremlino ha bisogno di una scossa. Per cui si minaccia la Polonia, l’Inghilterra, l’uso delle armi nucleari. Più lo gnomo affoga, più si dibatte.

Sull’uso delle armi atomiche c’è poco di che scherzare. Nella condizione disperata in cui si trova la Russia, fra crisi economica e attacchi a vuoto, non si può continuare la politica delle cannoniere, bombardare Kyiv dalla distanza e dove colgo, colgo. Serve infliggere un colpo decisivo, come quello nucleare. Quando esplose la centrale sovietica di Cernobyl, Mosca rischiò una nube radioattiva e si salvò grazie alle piogge. La controindicazione di un’arma nucleare sull’Ucraina sarebbe la troppa vicinanza. Poi bisognerebbe chiedersi come reagirebbe l’Occidente. Se l’Ucraina è stata fomentata da inglesi ed americani, come al Cremlino sostengono dal tempo della rivoluzione arancione, con l’atomica non si vincerebbe la guerra. Si entrerebbe in una seconda fase, molto più pericolosa.

Nel romanzo Il mago del Cremlino, Giuliano da Empoli scrive di un Putin convinto che l’Unione sovietica, non abbia perso la guerra fredda, al contrario. L’Urss ha rovesciato un regime marcio per tendere la mano all’Occidente. Poiché l’Occidente è fatto da ingrati decadenti, ha mancato l’occasione. E questa è quella che si chiamerebbe scolasticamente una tesi. L’antitesi prevede invece che l’Unione sovietica perse la guerra fredda eccome. Incapace com’era di rispondere con la sufficienza distruttiva ad un attacco atomico, sarebbe stata cancellata dalla terra. E l’Unione sovietica, a contrario della Russia di Putin, l’Ucraina la teneva sotto scacco da settant’anni e senza aver mai lanciato un missile. Bastava una baionetta.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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