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Liz Cheney: il raro coraggio di opporsi frontalmente a Trump

Per la Cheney, Trump non merita più la leadership del Partito Repubblicano e ha promesso che lei farà di tutto per impedirgli di ritornare alla Casa Bianca.

di Domenico Maceri | 2 Gennaio 2022

“Storicamente parlando il numero due alle primarie diventa quasi sempre il candidato del partito” alle prossime presidenziali. Lo ha detto il senatore Ted Cruz, repubblicano del Texas, il quale conseguì il secondo posto alle primarie repubblicane nel 2016. Gli attacchi personali fra i primi due della classe caddero a grappoli in quelle primarie. Alla fine Trump insultò non solo Cruz ma persino la moglie e il padre.

Dopo l’elezione di Donald Trump, però, il senatore del Texas dimenticò tutto e divenne uno dei più grandi sostenitori del suo acerrimo rivale. La stessa strada fu seguita da altri avversari di Trump. Nonostante avere ricevuto trattamento similmente offensivo alla fine fecero la pace, come nel caso di Lindsey Graham, senatore del South Carolina, divenendo anche lui grandissimo sostenitore di Trump.

Se a Cruz e Graham manca la spina dorsale, la parlamentare del Wyoming Liz Cheney invece la possiede. È stata eletta alla Camera nel 2016, lo stesso anno in cui Trump conquistò la Casa Bianca. Figlia di Dick Cheney, già vice presidente di George Bush figlio (2001-09), la Cheney è stata grande sostenitrice dell’ex presidente. Difatti, nel 2019 ebbe un battibecco con il senatore Rand Paul, repubblicano del Kentucky, perché ambedue si contendevano il titolo di “più trumpiano” dell’altro. Nei quattro anni alla Camera la Cheney ha approvato l’agenda politica di Trump con un voto del 92 per cento.

Con gli assalti al Campidoglio il 6 gennaio del 2021, però, la Cheney ha riconosciuto la colpa di Trump e la violazione alla costituzione dell’ex presidente. Ha dichiarato che il presidente aveva raggruppato un gruppo di sostenitori a Washington e aveva “acceso la miccia” per gli assalti che avrebbe potuto fermare ma non “lo ha fatto”. Per la Cheney, Trump non merita più la leadership del Partito Repubblicano e ha promesso che lei farà di tutto per impedirgli di ritornare alla Casa Bianca. Nel gennaio del 2021 ha votato con altri 9 parlamentari repubblicani alla Camera per il secondo impeachment di Trump (voto finale 232-197) il quale fu susseguentemente assolto dal Senato.

Per il suo linguaggio preciso e diretto, Trump l’ha presa di mira annunciando ai suoi sostenitori che la Cheney merita di essere “messa da parte”. I colleghi alla Camera, seguendo la linea di Trump, nel mese di gennaio provarono a toglierle il suo ruolo nella leadership dove occupava la carica di numero 3 senza però riuscirci. Con l’incalzante pressione di Trump su Kevin McCarthy, leader della minoranza alla Camera, un secondo voto le tolse la leadership nel mese di maggio. Inoltre, il Partito Repubblicano del suo Stato l’ha espulsa con un voto di 31-29. La Cheney ha dovuto anche spendere più di 58 mila dollari in sicurezza personale per le ripetute minacce di alcuni sostenitori di Trump. Ciò avviene non solo con lei ma anche con quei pochissimi repubblicani che hanno la spina dorsale di non accettare le falsità dell’ex presidente.

L’altro modo tipico di Trump per punire i “traditori” è quello di incoraggiare candidati a lui fedelissimi e sfidarli nelle primarie. È una strategia che causa paura poiché i fedelissimi di Trump possono essere decisivi per la vittoria repubblicana nelle primarie e la probabile vittoria all’elezione generale. Trump nel caso di Cheney ha già dato il suo endorsement a Harriet Hageman, ex membro della commissione nazionale del Partito Repubblicano. Gli ultimi sondaggi ci dicono che Hageman sconfiggerebbe Cheney (38 a 18 percento). L’esito potrebbe però cambiare soprattutto per la possibilità che elettori democratici scelgano di votare nelle primarie repubblicane ricompensando Cheney per il suo coraggio nell’affrontare Trump.

Se il campo di Trump, che domina anche se in maniera non assoluta il Partito Repubblicano, ha preso le sue distanze da Cheney, membri dell’establishment hanno invece apprezzato il suo coraggio. Il portavoce dell’ex presidente George W. Bush ha dichiarato alla fine del gennaio 2021 che il 43esimo presidente approva le azioni della Cheney e intendeva contattare il padre Dick Cheney per “ringraziarlo del servizio della figlia”. Paul Ryan, ex leader della maggioranza repubblicana alla Camera prima di McCarthy, la sostiene considerandola un valido membro del partito. Anche Mitch McConnell, che Trump ha anche preso di mira tentando senza successo di togliergli la leadership al Senato, ha espresso ammirazione per il coraggio della Cheney. Persino Lindsey Graham, nonostante il suo profondo supporto di Trump, ha dichiarato che la Cheney è “una delle voci più potenti e un’affidabile conservatrice” del Partito Repubblicano.

La Cheney, riflettendo l’ideologia del padre, è conservatrice per quanto riguarda l’economia e anche un falco in politica estera. Ciononostante, per il suo spirito di indipendenza e la sua visione accurata delle responsabilità di Trump, Nancy Pelosi, leader della maggioranza alla Camera, l’ha nominata vice capo nella Commissione che sta investigando le cause dell’insurrezione il 6 gennaio. Parlando in questa veste, la Cheney ha dichiarato recentemente che i responsabili degli assalti al Campidoglio potrebbero essere incriminati per aver “cercato di ostruire o impedire le procedure ufficiali del Congresso di contare i voti del collegio elettorale”. Pensava ad alcuni stretti collaboratori di Trump ma anche all’ex presidente, che da semplice cittadino dal 21 gennaio, ha perso l’immunità.

Trump non ha ancora annunciato che si ricandiderà alle elezioni del 2024 anche se continua a dare indicazioni di volere sfidare Biden di nuovo. Ci sarebbero ovviamente le primarie e sia Cruz che Cheney hanno già dato segnali che non abbandonerebbero il campo repubblicano all’ex presidente senza tentare di fermarlo. Cruz per ragioni di ambizione puramente politica, Cheney perché continua a mantenere la sua spina dorsale e il senso di giustizia.

Domenico Maceri

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: anni, bush, campidoglio, casa bianca, commissione, costituzione, dichiarato, elezioni, figlio, leadership, primarie, responsabili, senatore

Info Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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