
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e i vertici di Teheran hanno delineato la posizione dello Stato rispetto alle crescenti sanzioni e al conflitto.
Il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, Mohsen Rezaei, ha formalmente dichiarato che lo stretto “è chiuso e non riaprirà” fino a quando gli Stati Uniti non rispetteranno i propri impegni.
Pezeshkian ha riconosciuto che il Paese sta affrontando una guerra militare e di sicurezza totale.
Il presidente ha affermato che l’obiettivo originario di Washington era il collasso totale dell’Iran, prevedendo che avrebbe fatto la fine del Venezuela, ma ha sottolineato con forza che “questo non è accaduto” e che il Paese non crollerà.
Teheran ha avvertito che qualsiasi nazione si unirà alle restrizioni economiche degli Stati Uniti sarà considerata un nemico.
La situazione umanitaria nella Striscia di Gaza continua a registrare vittime civili a causa dei bombardamenti mirati.
Come riportato dalle principali agenzie e dall’agenzia palestinese Wafa, un raid aereo israeliano ha colpito un magazzino/edificio nella città di Al-Zawaida (nella Gaza centrale), provocando la morte di un bambino di 4 anni e il ferimento grave di altri sei minori.
Due attacchi separati condotti dalle forze israeliane hanno causato in totale almeno due morti e diversi feriti nell’area centrale della Striscia.
Il fronte settentrionale israeliano rimane ad altissima tensione con il perdurare delle incursioni aeree e di terra.
Il sud del Libano è sotto pesanti attacchi da parte delle forze di difesa israeliane (Idf), con esplosioni e colonne di fumo visibili lungo i villaggi di confine come Mays al-Jabal, nell’ambito dell’offensiva in corso contro le postazioni di Hezbollah.
Pezeshkian ha riconosciuto che il Paese sta affrontando una guerra totale, ma la verità che i potenti non dicono è che in questo macello globale nessuno è innocente. Mentre a Teheran si gioca a scacchi con i destini del mondo sbarrando lo Stretto di Hormuz per orgoglio o disperazione, e a Tel Aviv si firmano ordini di bombardamento in nome della sicurezza, la Storia risponde con il suo solito, osceno cinismo. Non ci sono vincitori tra le macerie. Ci sono solo i fanatici che stringono i nodi scorsoi dell’economia e della fede, e un bambino di quattro anni che smette di respirare sotto il fango di Gaza, colpevole solo di essere nato nel secolo sbagliato, nel posto sbagliato.
Giuseppe Basilico

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