
Niente da fare l’intervista della segretaria dem Elly Schlein a Vogue non è piaciuta a molti, ma bisognerebbe capirne i motivi a fondo. È evidente che dalla sua elezione qualcosa nei democratici si è rotto. Aveva annunciato durate la campagna che avrebbe cambiato il partito. Lo ha fatto? Sembrerebbe che nei fatti non abbia cambiato nulla se non fatto indossare, a forza, per lo più, un abito nuovo che, come dire, non pare proprio cucito su misura. E quindi tira: perché la gamba è troppo lunga, il cavallo ad alcuni è stretto, il taglio non è certo sartoriale e poi ci sono i colori. Qui entra in scena l’armocromista! Se la Schlein ha pensato di dare un tocco di femminilità e di originalità si è sbagliata di grosso. Non è che in passato il Pd sia stato privo di dogmi assoluti, anzi, ma almeno si provava ad essere nazionalpopolari. E così il partito della salamella si è trasformato in quello del tortellino magico, se non ami la cucina emiliana e i colori abbinati oggi sei fuori!
E anche il look è decisamente cambiato. Per anni le donne di sinistra hanno dato un’immagine di sé che certo non era al passo con la moda: gonnelloni lunghi, colori sgargianti, tacchi bassi, abiti vintage dai più improbabili mercatini dell’usato e rigorosamente acqua e sapone. Oggi, la segretaria veste da uomo, sfoggia giacche dai tagli abbondanti e sì avrà pure una specialist di armocromia, ma il risultato non è un granché; ah no, non si può dire specialist perché bisogna parlare in italiano – questa però è un’altra storia!
Armo-cromia dicevamo? Va là che, forse, basterebbe un po’ di sana armonia e qualche concetto in più, perché di sostanza ne è rimasta davvero poca.
Roberto Caputo

“…basterebbe un po’ di sana armonia e qualche concetto in più, perché di sostanza ne è rimasta davvero poca.”
Infatti, al di là dell’armonia – nel suo significato più immediato di consonanza – è la “sostanza” che mancando ha determinato l’inesistenza del Partito che non ricorda più da dove é (era) partito.