Il divorzio fra le forze politiche giallo-verdi e la conseguente crisi di governo sono fatti consegnati alla storia recente del nostro Paese. Il contratto di governo fra due forze disomogenee (Lega e Movimento 5S), si è risolto di fatto per incompatibilità fra persone e partiti che hanno obiettivi opposti.
Le consultazioni portate avanti dal presidente Sergio Mattarella hanno indicato nel professor Giuseppe Conte la personalità politica, capace di aprire le trattative per la formazione di un nuovo governo. Detto fatto. Dopo lunghi e ripetuti incontri con gli esponenti politici di tutti i partiti, Conte è salito al palazzo del Quirinale per comunicare a Mattarella di aver acquisito gli elementi per dar vita a un esecutivo composto dal Movimento 5S, Partito Democratico e Liberi e Uniti. Fin qui la cronaca, ma il commento comporta non poche riserve.
Pd e M5S sono state sempre due entità antitetiche; nelle reciproche campagne elettorali hanno sempre dichiarato che mai e poi mai si sarebbero alleati. Il fatto che, adesso, in nome del potere siano diventati “pappa e ciccia” potrebbe non piacere ai propri elettori. Se ho votato Pd, che nel programma elettorale dichiarava “mai con il M5S, perché dovrei approvare la scelta di alleanza con loro? La mancanza di coerenza dei due nuovi soggetti governativi, potrebbe essere loro fatale. In modo particolare per il Pd (che ha un elettorato tradizionalista) l’abbraccio con il M5S potrebbe rivelarsi fatale; perdere drasticamente altri consensi elettorali. Il Pd rischia di non riprendersi dalla “botta” con la Lega di Salvini sull’altro fronte, pronta ad approfittare della situazione.
L’opposizione è rigeneratrice; se il Pd si è ripreso dopo la sconfitta alle Politiche del 4 marzo 2018 è dovuto al fatto di essere rimasto fuori del “palazzo”. Zingaretti ha voluto imbarcare il suo partito nella compagine governativa, ma la nostra opinione è che avrebbe fatto bene a rimanerne fuori e dare un appoggio esterno ai Cinque Stelle. In questo modo i Democratici avrebbero assicurato la governabilità del Paese, ma con le più ampie riserve e diritto di critica.
Il dado è tratto, ma un positivo andamento dell’economia – se ben gestita – potrebbe limitare i danni per la sovraesposizione del Pd in questo secondo governo Conte e ridurre il rischio di diventare ininfluente sulla scena politica.
Roberto Fronzuti

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