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Non equiparate Delle Chiaie a Battisti

Da più parti, Delle Chiaie è stato definito terrorista ma negli anni dello stragismo si trovava all’estero, in Spagna dal’70, in Cile dal ’75, in Argentina dal ’77, in Bolivia dal ’78, in Venezuela dall’82. Così non venne mai condannato.

di Giuseppe Mele | 16 Settembre 2019

E’ morto, da uomo libero, l’83nne Stefano Delle Chiaje, detto Delle Chiaie. L’uomo nero per antonomasia, il fascista la cui leggenda, ancora più grandiosa di Carminati, lo dipingeva come il peggior nemico della Repubblica, la mina della Resistenza, il bau bau di Anpi ed antifascisti, il demone che voleva toglierci le libertà.

L’informazione del servizio pubblico, prigioniera delle proprie bubbole e senza pietà di fronte alla morte, lo ha ricordato, sapendo di dire il falso, come un latitante, come un Battisti  che da omicida abbia passato una vita in fuga. Da più parti, Delle Chiaie è stato definito terrorista ma negli anni dello stragismo si trovava all’estero, in Spagna dal’70, in Cile dal ’75, in Argentina dal ’77, in Bolivia dal ’78, in Venezuela dall’82. Così non venne mai condannato malgrado che gli volessero affibbiare la strage di piazza Fontana del ‘69 (assolto ventidue wwwanni dopo), ilGolpe Borghese del ’70 (neanche portato a processo), gli attentati ai treni calabresi del ’72 (prosciolto 23 anni dopo), la strage dell’Italicus del’74, quella diBologna (prosciolto nell’86). Aveva testimoniato numerose volte in tribunale prima di espatriare quando non gli si imputavano accuse ufficiali.

Certo all’estero aveva coltivato gran brutti rapporti come l’entourage di Franco, di Pinochet, dei golpisti boliviani. Aveva anche lavorato, come consigliere politico e per la sicurezza, con questa brutta gente che comunque rappresentava Stati sovrani presso i quali venivano accreditati i nostri ambasciatori. Dodici anni dopo ventilate accuse di falsa testimonianza, arrivò improvviso il mandato di cattura per associazione sovversiva, banda armata e concorso in strage dell’82. All’epoca l’intenzione evidente era quello farlo uccidere, come avvenne ad un suo collega, da agenti Cia e mercenari di Francia, paese che in quegli anni proteggeva conclamati terroristi comunisti. La latitanza di DC finì 5 anni dopo quando si consegnò; le accuse sarebbero tutte cadute inclusa quella di associazione eversiva, caduta nel ’91.

Pure il nome dell’uomo che da quasi 30 anni nè faceva politica nè faceva parlare di sé, aveva girato come una trottola attorno ai fatti che dovevano dimostrare il continuo tentativo di colpo di stato autoritario in atto tra i ’50 e gli ’80, accusa che DC poteva dire di condividere persino con De Gasperi. L’Avanguardia Nazionale, formazione giovanile che DC aveva fondato, uscendo dall’Msi nel ’62 a lungo fu trattata come organizzazione ancora più pericolosa delle Br, quando gli atti della prima stavano nel mito ed in riferimenti onirici, mentre le seconde accumulavano giorno dopo giorno sangue solido. Documenti, valigette, sussurri, spiate e confessioni in confessionale fecero di DC l’uomo più auscultato di un’epoca che non aveva intercettazioni tecnologiche. E malgrado i responsi, le assoluzioni, il mancato aggancio tra destra parlamentare e stragismo, il mito dell’Uomo Nero rimase, gonfiato per anni a venire ed a seguire. A ben vedere le azioni più vive del DC appaiono oggi, in uno sguardo d’insieme, quelle giovanili, quando faceva a gara con le organizzazioni comuniste ad occupare facoltà ed a scontrarsi con la polizia. Ben si capisce, essendo DC un rautiano, cioè uno spiritiano, un bottaiano, cioè un comunista nazionale, ciò che prova ad essere oggi Fusaro.

Il casertano Delle Chiaje lascia un grande vuoto ad un Manifesto, un Espresso che di queste favole rodariane, dell’eterno risuonar di sciabole ancora vivono; la lunga creduloneria dell’opinione pubblica è ormai però finita da decenni. Resta lo sbigottimento per la giustizia e l’imputato particolare, il colpevole molto fortunato, l’innocente molto sfortunato, per i  30 anni necessari per assolvere, per le indagini infinite.

DC fascista, fautore di sistemi autoritari, pagò, al di là dei fatti, per le sue opinioni. Ed era comodo perché la sua esistenza giustificava pianificazione, violenza e strategia dei corpi che volevano imporre un altro autoritarismo, bollato sovietico.

Ora è il momento di smettere di gingillarsi con i fantasmi dei colpi di stato fascisti e studiare il percorso dei putsch politicamente opposti, che non arrivarono a compimento tra ‘70 e ‘80 soprattutto per le scelte finali adottate dal dibattito dei Politburo sovietici di quegli anni,

Ora che è morto, si spera che Delle Chiaje non sia più omologato, nel racconto, ad un omicida come Battisti.

Giuseppe Mele

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, autoritarismo, calabresi, de gasperi, francia, intercettazioni, organizzazioni, polizia, processo, repubblica, servizio pubblico, spagna

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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