
Teheran si dice pronta a riprendere il dialogo diplomatico sul nucleare, mentre in Cisgiordania riesplode la violenza con attacchi ai luoghi di culto e maxi-operazioni militari.
Il governo iraniano ha formalmente dichiarato la propria disponibilità a riavviare i negoziati sul nucleare con le potenze occidentali. La mossa punta a ridurre l’isolamento internazionale e a ottenere l’alleggerimento delle sanzioni economiche. I diplomatici attendono ora una risposta ufficiale dai paesi del blocco occidentale.
La situazione resta invece incendiaria in Cisgiordania, teatro di una pesante ondata di scontri e interventi armati:
Due luoghi di culto islamici sono stati dati alle fiamme durante raid notturni.
Le forze di sicurezza hanno condotto un’operazione su vasta scala, bloccando almeno 80 persone. Le perquisizioni a tappeto hanno innescato violente reazioni tra i residenti locali.
La comunità internazionale esprime forte preoccupazione per il rischio di una nuova e incontrollabile escalation nella regione.
I leader internazionali e i mediatori regionali hanno reagito prontamente, alternando aperture al dialogo a dure condanne per frenare l’escalation.
Le aperture di Teheran hanno generato riscontri immediati soprattutto sull’asse diplomatico tra Stati Uniti e mediatori mediorientali.
Il Presidente americano Donald Trump ha ordinato una pausa nelle operazioni militari dirette contro l’Iran. La mossa punta ad accantonare momentaneamente la tensione armata per dare spazio alla possibilità di un nuovo accordo.
I due Paesi continuano a giocare un ruolo chiave di mediazione. Islamabad si è detta pronta a facilitare lo svolgimento materiale degli incontri diplomatici a Ginevra, Doha o nella stessa capitale pakistana.
I principali leader europei mantengono cautela ma sostengono lo sforzo negoziale, ribadendo l’assoluta necessità di ripristinare canali stabili per la sicurezza regionale e lo sblocco dello Stretto di Hormuz.
E così, mentre a Ginevra o a Doha ci si siede di nuovo attorno a un tavolo, dondolando le gambe nel vuoto di un’illusione diplomatica chiamata negoziato, la realtà si incarica di ricordarci chi siamo. Teheran sorride, offre la mano, parla di atomo e di accordi, ma è il sorriso di chi sa che l’Occidente ha fretta di credere alle favole pur di non guardare in faccia il mostro. Un mostro fatto di teocrazia e di sottomissione.
Nel frattempo, a pochi chilometri di distanza, la Cisgiordania brucia. Bruciano le moschee per mano di fanatici, si riempiono le prigioni con ottanta, cento, mille arresti, in una catena perpetua di odio che non risparmia nemmeno i simboli della fede. Ci si scanna in nome di un Dio che entrambe le parti pretendono di avere in tasca, sordi a qualunque richiamo di ragione.
È la solita, tragica commedia degli inganni. Da una parte la debolezza di un mondo libero che mendica la pace a colpi di burocrazia; dall’altra la ferocia di chi usa la fede come un’arma da taglio. E noi restiamo qui a guardare, complici colti da amnesia, illudendoci che un pezzo di carta firmato in una stanza climatizzata possa spegnere l’incendio di una terra che non ha mai voluto la pace, ma solo la resa dell’altro.
Giuseppe Basilico

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