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L’attacco allo Stato democratico

Un errore tragico lo ha commesso il governo Meloni, mettendosi a sostenere le ragioni di un omicida che ha violato persino la legge sul diritto di difesa. Si poteva esprimere solidarietà e comprensione senza mettere in questione la legittimità di una sentenza espressa dagli organismi deputati. Altrettanto ha fatto il sindaco di Bologna, che non ha aspettato il giudizio dei magistrati, convocando la piazza.. Due giorni e siamo arrivati alla guerra in val di Susa, perché di guerra si tratta quando si contestano i giudici insieme ai poliziotti.

di Riccardo Bruno | 27 Luglio 2026

In un’epoca di assolutismo, Rousseau scriveva che la Repubblica era l’unica forma di governo sottoposta alla legge, il che significava che la Repubblica non tollerava l’arbitrio. Poi la legge può essere sbagliata, ma essendo appunto opera di una sovranità plurale, capace di sostituirne una monocratica, la legge si può sempre cambiare. Fino a quando la legge resta vigente, la legge andrebbe osservata. Nell’ordinamento repubblicano, quasi tre secoli dopo Rousseau, la legge è esercitata da un ordinamento giurisdizionale, conosciuto come magistratura. Nel momento nel quale la magistratura si pronuncia, o deve pronunciarsi per qualsiasi caso, le forze politiche che hanno sottoscritto la Costituzione della Repubblica italiana avevano il buon senso di rispettarne la funzione, evitando commenti.

Montesquieu, il teorico della separazione dei poteri, all’opposto di Rousseau, mirava solo a liberare il re dal parlamento. Monarchico, scioccato dalla decapitazione del re d’Inghilterra, Montesquieu voleva evitare il ripetersi di quello che considerava un misfatto. Il liberalismo di Montesquieu punta all’annullamento della magistratura in quanto tale. Solo il re ha il diritto di pronunziare sentenze, mai un parlamento o un corpo separato dello Stato. Caduta la testa di un re, occorre evitare che il parlamento, la maggioranza nazionale, posso opprimere l’individuo, monarca, pontefice, o garzone che sia. La Rivoluzione in Francia prende a calci Montesquieu ed istituisce il Tribunale rivoluzionario, con grande scandalo della giurisprudenza liberale dell’800. Un punto di equilibrio resta incerto. Tanto che nei primi trent’anni del ‘900, un dottrinario formidabile come Karl Schmitt giunge al paradossale. Egli era davvero convinto che Hitler e Stalin raccogliessero insieme il potere popolare ed il potere giuridico in una sola persona. Unica soluzione adeguata per conciliare istanze tanto diverse. L’Europa uscita dal fascismo, necessariamente, punterà ad aumentare l’indipendenza della magistratura, a costo di ritenerla un altro potere.

Un errore tragico lo ha commesso il governo Meloni, mettendosi a sostenere le ragioni di un omicida che ha violato persino la legge sul diritto di difesa. Si poteva esprimere solidarietà e comprensione senza mettere in questione la legittimità di una sentenza espressa dagli organismi deputati. Altrettanto ha fatto il sindaco di Bologna, che non ha aspettato il giudizio dei magistrati, convocando la piazza.. Due giorni e siamo arrivati alla guerra in val di Susa, perché di guerra si tratta quando si contestano i giudici insieme ai poliziotti.

IIl ministro Piantedosi mostra fantasia nel chiedere la solidarietà delle forze politiche. Queste non rispettano i magistrati e diffidano della polizia dal G8 di Genova. In ogni caso, la sola solidarietà non basta. Servono poteri inquisitivi ai giudici e strumenti preventivi alle forze dell’ordine. Invece si si sono messi in questione la giustizia e la polizia, mentre le forze politiche si sbranano fra loro. Così viene giù lo Stato democratico. A quel punto si sceglie. O il caos, o il ritorno autoritario.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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