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L’illusione dei redditi che superano l’inflazione

I dati sono del 2024 e rispecchiano parzialmente la situazione attuale, pur essendo fotografia della ripresa post-covid. Ripresa che in questi ultimi due anni deve fare i conti con due determinanti vicende geopolitiche: gli ulteriori due anni dell’invasione russa dell’Ucraina, e l’avvio del conflitto Usa/Israele verso l’Iran. Due vicende che, al di là di far lievitare i costi di tutto, per il fatto stesso di esserci condizionano il comportamento di grossisti e dettaglianti, con aumenti molto al di sopra delle percentuali inflattive

di Vincenzo Donvito | 27 Aprile 2026

I dati sono del 2024 e rispecchiano parzialmente la situazione attuale, pur essendo fotografia della ripresa post-covid. Ripresa che in questi ultimi due anni deve fare i conti con due determinanti vicende geopolitiche: gli ulteriori due anni dell’invasione russa dell’Ucraina, e l’avvio del conflitto Usa/Israele verso l’Iran. Due vicende che, al di là di far lievitare i costi di tutto, per il fatto stesso di esserci condizionano il comportamento di grossisti e dettaglianti, con aumenti molto al di sopra delle percentuali inflattive

I dati 2024 danno un reddito italiano in crescita del 4,1% rispetto all’anno prima, superando l’inflazione che era all’1.1%. Ma, al di là dell’entusiasmo del superamento, dobbiamo fare i conti con un trend di crescita che, dopo l’anno nero del Covid (2020), è calato (+4,8 nel 21, +4,9 nel 22, +4,6 nel 23). Calo che, se consideriamo l’ultima percentuale inflattiva di marzo 2026 (+1,7) e il venir meno di molte certezze economiche per le guerre in corso, tutto ci dice che dovrebbe essere maggiore.

Da aggiungere la recente conferma di essere un Paese che non riesce a far fede agli impegni del Patto di Stabilità (contenimento del debito pubblico armonizzato a livello europeo), avendo superato la soglia minima del 3%.

Una fotografia che deve tenere in conto il triste primato di retribuzioni medie (anno 2024) di 32.000, mentre la media Ue è di 39.800. E un carico fiscale sui redditi del 42,6% / 43,1% nel 2024-2025, sotto la media europea di 40,4%.

Se infine consideriamo la fiducia dei consumatori, a marzo 2026 è scesa a 92,6 punti dai 97,4 di febbraio, toccando il livello più basso da ottobre 2023.

Insomma ci siamo ripresi dopo il Covid, ma ora stiamo tornando indietro. Con situazioni e non-decisioni di politica economica che ci fanno essere fanalino di coda dell’Ue e con poche prospettive. Si pensi al perdurare di non-autosufficienza energetica (il male assoluto dei mali), pur essendo un Paese con enormi potenzialità nelle rinnovabili ma che testardamente investe e perdura nel fossile (il dl bollette ha procrastinato di 13 anni l’abbandono, al 2038) .

Infine c’è il grande benefattore della nostra economia, senza il quale saremmo quasi un Paese alla fame. L’evasione fiscale e l’economia sommersa consentono un tenore di vita che addormenta rivendicazioni e rende accettabili disagi sociali ed economici. Quelli analizzati sono i redditi dichiarati. La realtà è un’altra. Il ministero dell’Economia stima in oltre 100 miliardi tra evasione e sommerso, in un contesto in cui lo Stato riesce a recuperare poco più del 17%. Non siamo ovviamente in grado di dire se questa mancanza di recupero sia incapacità o scelta deliberata, ché altrimenti… altroché guerre….

Vincenzo Donvito

Pubblicato in : Economia, Editoriale

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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