I ragionamenti dell’esercito della salvezza della Virtù, accompagnato dalla solita orchestra di giornali, intellettuali del piffero, e tromboni della Morale, sono quelli di sempre. E così anche il massimo dell’ipocrisia di questi farisei (dalla crudeltà tipica di chi si sente casta superiore e pretende tuttavia di apparire cuor d’oro).

In crisi di astinenza dopo l’uno-due (Cassazione e decadenza a voto palese) inferto a Berlusconi, questo Circo Barnum dell’anticorruzione a maglie larghe e a corrente alternata, si sta ora dedicando a sbranare la ministra Cancellieri. C’era una signora, ricca e famosa, e, per giunta, figlia di un imprenditore siciliano (ergo mafioso), amico prima di Craxi e poi di Berlusconi (ergo peggio che mafioso), che si trovava in stato di custodia cautelare ed era gravemente ammalata. La ministra si è interessata alla sue condizioni. La signora ha ottenuto i domiciliari e poi ha patteggiato la pena. Qui ci fermiamo, perché il resto non conta ai fini del ragionamento: se fosse innocente o colpevole, se l’intervento del ministro fosse appropriato o esorbitante dalle funzioni, dettato da umanità o amicizia, inconsueto o consueto (cioè analogo ad altri, a favore di altre persone in uguali condizioni).
Al riguardo, i ragionamenti dell’esercito della salvezza della Virtù, accompagnato dalla solita orchestra di giornali, intellettuali del piffero, e tromboni della Morale, sono quelli di sempre. E così anche il massimo dell’ipocrisia di questi farisei (dalla crudeltà tipica di chi si sente casta superiore e pretende tuttavia di apparire cuor d’oro): “è stato fatto un favore ad una signora ricca e famosa, che ne è, invece, dei tanti poveracci ai quali nessuno pensa?”
Ecco, la risposta è semplice, e ve la diamo subito, carissimi caporali della legalità: “tutti questi poveri cristi soffrono a causa vostra”.
Perché il problema vero, e le domande da porsi sono “ben altri”, come proprio voi siete abituati a dire nei vostri dibattiti, per abitudine appresa quando potevate frequentare le sezioni di partito oggi in disuso.
Se il ministro Cancellieri ha compiuto qualcosa di illecito dovrà pagare. Ma dopo che altri avranno pagato per illeciti assai più gravi e dolorosi.
Si da, infatti, il caso che la signora Ligresti, all’origine di tanto scandalo, in gattabuia non avrebbe dovuto trovarsi. Non solo perché in condizioni di salute che non le permettevano di sopportare il carcere. Non ci doveva andare perché proprio la legge lo impedisce. Nessuna delle tre circostanze che giustificano la misura cautelare ricorreva: non poteva fuggire, se non altro perché non stava in piedi; non poteva reiterare il reato, perché, ormai, al di fuori di ogni carica; e non poteva inquinare le prove, per lo più documentali e per reati di svariati anni prima. Purtroppo è un abuso che in Italia è diventato “normale”. Colpisce migliaia e migliaia di cittadini “poveri cristi” e indifesi. Ma i “moralisti” dei giorni dispari non si chiedono perché mai ciò avvenga. E tantomeno avvertono tutta la gravità della abituale violazione della legge da parte di troppi magistrati che si autoassolvono mascherando la “violazione” da “interpretazione” delle norme.
La signora Ligresti ha “patteggiato” la pena. Colpevole o meno che fosse lo ha fatto da persona stremata e impaurita. Come stremati e impauriti erano molti che, in stato di detenzione, hanno confessato o fatto chiamate di correo, vere o inventate, pur di uscire. Si chiama “tortura” ed è un reato assai più grave di quelli per i quali spesso si procede. Tanto più che lo si commette “in nome della legge” e “in nome del popolo”.
Ecco perché l’esercito della Salvezza della Virtù non deve essere preso sul serio. Anzi, ci fa proprio ribrezzo con tutto il suo contorno di giornaloni, professoroni e tromboni. E non farne parte, sentendosi profondamente diversi, ci fa stare meglio.

Concordo pienamente con Pontillo. Nessuno intendeva disconoscere i problemi sollevati che infastidiscono la pubblica opinione. E che a maggior ragione dovrebbe arrabbiarsi per l’abuso della custodia cautelare che, alla fine, colpisce in particolare i poveracci. Direi meno voglia di forca e più attenzione ai diritti!
Concordo pienamente con le parole dell’ottimo Cariglia, ma aggiungerei che da questa vicenda emerge anche una ulteriore conferma di una eterna verità: il nepotismo senza ritegno che soffoca il nostro vivere. In particolare gli ultimi due governi che sono stati presentati, alla bovina pubblica opinione, come la creme de la creme ci hanno ricordato, che la musica non cambierà mai. I loro figli hanno il quid mentre i nostri no. Dobbiamo rassegnarci. Non diventeranno mai dirigenti del Ministero del Tesoro in giovane età come Enrico Letta o giovanissimi professori associati come la figlia della Sig. Fornero o non percepiranno mai liquidazioni impensabili per pochi mesi di lavoro come il Sig. Peluso cocco di mamma Cancellieri. O con la mignottocrazia o con la Casta-Barona si farà sempre in modo che tutto proceda come sempre è stato. Alla fine e’ solamente questa ennesima conferma di sudditanza intellettuale che infastidisce e non il fatto che i potenti della politica siano sempre molto amici dei potenti dell’economia e che tra di loro ci sia un naturale mutuo soccorso. Enzo Tortora era molto popolare, ma non era un uomo potente e così nessuno, ricordo, ebbe a muoversi a compassione.
Condivido il suo pensiero.
Mi piacerebbe si affrontasse il tema posto dall’articolo. E cioè: c’è chi si scandalizza per il comportamento della Cancellieri ( e a seconda di ciò che verrà fuori potrei farlo anche io), ma non si scandalizza per niente, anzi approva, l’abuso di tortura che troppi magistrati fanno sotto le mentite spoglie di carcerazione preventiva. Quelli che si ergono a custodi della moralità senza scomporsi per le migliaia e migliaia di poveri cristi o ricchi diavoli che vengono illecitamente messi dentro ancora innocenti, ecco io li mando tutti a spagliare. Le lezioni di morale, casomai, le vado a prendere da altri. E a voi, Alessandro e Puccio, la custodia cautelare applicata contra legem (senza pericolo di fuga o reiterazione di reato o inquinamento di prove) vi va bene? Sono sicuro di no.
Il Ministro Cancellieri dovrà spiegare ai detenuti di serie B, ovvero quelli a cui si vuole negare amnistia e indulto, la correttezza e l’imparzialità del suo comportamento nei confronti di una amica potente come Giulia Ligresti. C’è una diffusa percezione di una giustizia a doppio binario, forte e dura verso i deboli e morbida nei confronti del potente di turno in Italia.
Non riesco a capire che cosa abbia da spiegare la Cancellieri ai detenuti di serie ” B ” perchè gli viene negata l’amnistia e l’indulto, penso che questa sia una cosa che riguarda il parlamento e non un singolo ministro, e fra l’altro secondo me fare un’amnistia ed un indulto senza cambiare le leggi sarebbe soltanto mandare in giro persone che appena uscite dal carcere dovrebbero essere arrestate nuovamente in quanto perseguibili per lo stesso reato , esempio immigrazione clandestina ecc….. Quello che il parlamento deve fare è quello di intervenire sulle leggi, altrimenti ci troveremo sempre più spesso in queste situazioni. Perché la ministra è intervenuta a favore della sig. Ligresti ha fatto notizia………..ma perchè le altre volte che è intervenuta su altre persone non ha fatto notizia, questo secondo me é da domandarci……………..allora è vero che a tutti dei detenuti di serie “B” non interessa a nessuno.
Diciamocela tutta , Nicola . L’interessamento umanitario ,ristretto od allargato , mi interessa il giusto . Quello che vorrei sapere è come fanno certi rampolli a trovarsi in posti ben pagati ,sin da giovani ,se non hanno il sostegno “umanitario” di qualcuno ,che in base alla posizione pubblica ricoperta ( anche minima ) ,ne raccomanda le capacità e virtù – nel pubblico e nel privato – senza tema di verifica.
Siamo un Paese di “famiglie” ,purtroppo ,e questo garantisce aiuto e solidarietà ,ma nega merito e responsabilità.