
Chi dispone di un reddito superiore ai 10.000 euro al mese difficilmente vede la propria vita sconvolta dall’aumento dei costi energetici. Ed è proprio a questa distanza percepita come abissale dai cittadini comuni che molti guardano quando pensano alle decisioni assunte dalla classe dirigente europea. La scelta di rinunciare in modo giudicato da molti ideologico e affrettato all’acquisto di gas e petrolio dalla Russia è stata presentata come necessaria e moralmente inevitabile, ma le conseguenze hanno pesato sulle famiglie e sulle imprese già provate dalla pandemia e dall’inflazione. A ciò si è aggiunta un’altra decisione controversa del Parlamento europeo: un massiccio investimento in nuovi armamenti stimato nell’ordine di mille miliardi. Per la maggioranza dei cittadini questo intervento appare sproporzionato, costoso e pretestuoso. Del resto, se l’obiettivo dichiarato è quello di difendersi da un’ipotetica minaccia militare di portata nucleare anche somme infinitamente superiori non garantirebbero una reale protezione. Sorge dunque spontanea una domanda: perché indirizzare risorse così ingenti verso operazioni la cui efficacia rimane discutibile? Verrebbe da citare il celebre detto attribuito a Giulio Andreotti: “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina.” Senza scivolare nel sospetto generalizzato molti cittadini hanno la sensazione che queste scelte pesino poco o nulla su coloro che le prendono. Se gli aumenti delle bollette e le ricadute economiche colpissero con la stessa intensità la classe dirigente europea forse l’agenda politica sarebbe diversa: ci si concentrerebbe di più sullo stato, spesso critico, dei sistemi sanitari in numerosi Paesi dell’Unione, sull’esigenza di una scuola più efficiente e di una reale integrazione linguistica e culturale, oppure su un regime fiscale armonizzato che evitasse la fuga delle aziende da uno Stato all’altro alla ricerca di condizioni più favorevoli. Il risultato è un’Unione percepita come distante, appesantita da scelte discutibili e da un Parlamento europeo che molti considerano un luogo dove approdare in una sorta di “pensionamento di lusso anticipato”, invece di dedicarsi – ironicamente – alla spesa quotidiana o a portare a spasso il cane. Naturalmente la realtà è più complessa e sfaccettata, ma il malessere diffuso resta un segnale che non dovrebbe essere ignorato: quando la distanza tra chi decide e chi subisce le conseguenze delle decisioni diventa troppo ampia cresce la sfiducia e si indebolisce il legame tra cittadini e istituzioni. E questo per l’Europa – con la pancia piena – potrebbe essere un costo ben più grave di qualsiasi bolletta energetica.
Angelo Santoro

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