Era tempo che non incrociavo un giovane capitano d’industria (dicono così – pomposamente – alla tv) non solo di bell’aspetto, ma pure con le valvole cerebrali accese, che non sbrodola la solita stucchevole lagnanza sulle tasse e sull’Italia (come se venisse da Melbourne), con uno spirito tendente a sinistra ed un’inesplicabile (ma sincera) anima green (non robetta da marketing, ma sostanza vera). Mi sarei anche fatta corteggiare (un pochino) se, invece, non avessi deciso di rimanere gentilmente sulle mie.
Il giovane capitano ha sfrugugliato vicini ricordi sulla (serena) rapidità con cui brancavi e (poi) liquidavi qualcuno. Belle passioni (di una notte) fatte non solo di carne ma anche di idee (è bello portasi a letto la sua intelligenza, prima del suo corpo!). Tutte conclusesi con quel semplice “ciao” a fine corsa che era l’addio, come quando (bella sazia, soddisfatta) lasciavi un buon ristorante (sulla riviera di qualche posto) sapendo che passavi ad altro e che sarebbe rimasta una bella sensazione nel tuo hard disk. Oppure (chemmmeraviglia) quando sentivi risuonar nell’aria ipocriti e vezzosi apostrofi verbali che né prima e tantomeno durante, avresti mai sentito (tipo “cucciola” o “tesorino”). In cuor tuo ridevi di quelle smancerie da fine performance dopo una sequela di epiteti di ben altra risma e assai più eccitanti. Non te le saresti aspettate quelle lagnose parolette senza futuro, ma non te ne preoccupavi perché era già scattata l’automatica disdetta del rapporto. Una disdetta (senza penalità) che passava dal sorriso, dall’alzata dal letto, dal bacetto di rito, dalla doccia, dal secondo bacetto di rito, dal salutino (e “cucciola” dillo a tua sorella). Bei tempi.
Ricordo (perfino con piacere) la bassa statura prestazionale, caratteriale ed intellettuale di alcuni ex. Erano salutari mancanze che permettevano di lasciarli incustoditi (come borse alla stazione) nella speranza se li portasse via qualcuna di passaggio. E, se nessuna li voleva (ed è capitato), non ti buttavi giù e spiegavi che non eri la donna per loro (vero). Che si meritavano di meglio (falso). Che era giunto il momento di finirla (vero). E che ti saresti presa una pausa di riflessione (falso).
Ora son guai.
Nel mezzo di una conversione appassionata e irresistibile dal quasi-fidanzamento (aperto a intemperanze ed alla libera concorrenza) a qualcosa di più, scorgo sventolare all’orizzonte l’inevitabile (drammatica, bellissima) cambiale dell’amooooore, la quale avanza inarrestabile come la deflazione per Draghi, la prostata per Berlusconi o la panza per Matteo. Eccola, la suprema campionessa dello slalom dei no (detti con gentilezza) e dei sì (consumati su un volo intercontinentale o sul divano dell’ufficio) in cerca di uno spazio di manovra che si fa così stretto da lasciarsi sfilare via il bel capitano d’industria (alla tv li chiamano ancora così).
La drammatica verità è che si tratta del quasi-fidanzato sbagliato, nel senso (mannaggia) che è quello giusto: un drammone per un’anima anarchica (tendente alla bonaria mignottaggine). Gli piaccio (pure) per quello che sono (da non credere). Speravo che la mia asciutta, caratteriale rudezza potesse (in ultimo) salvarmi, invece lo fa (pure) ridere. Nutrivo ottimismo verso la mia spigolosa razionalità, invece lo affascina. Contavo sulla mia tendenza alla spietatezza professionale perché sorgessero dubbi, invece ne è incuriosito. Mi ero perfino aggrappata alla gelosia indotta da costumi libertari, invece se ne giova. Anche la recente impennata nell’uso di completini sensuali e scarpette ammiccanti, quasi a volersi rimettere sul mercato, non ha offerto i risultati desiderati. Certo, si raccoglie, e volendo ce ne sarebbe di che sfamare un esercito. Il problema è che non mi vanno. Insomma, un drammone!
Che tempi quelli liberi ed avventurosi in cui l’uomo giusto non era all’orizzonte. Ora, ho la botte piena e pure il fidanzato ubriaco (che è anche intelligente)! A chi tutto a chi nulla. Fortunatamente sono – dopotutto – una giovane marmotta: non spreco nulla: quindi, me lo godo! Dal solito Freccia volando per Milano.
Libertina al tramonto
Ricordo (perfino con piacere) la bassa statura prestazionale, caratteriale ed intellettuale di alcuni ex.

Cara Fiorenza, vorrà perdonarmi, ma potrebbe spiegarmi senza la sua prosa scintillante e cinico spiritosa da premio Strega, cosa in soldoni ha voluto dire. Che la libera uscita del femminismo cialtrone è finita? Che la femmina vorrebbe ronzare lontano da fiori e fioroni ma poi ci ricasca? Oppure che tutto è un gioco per poi scoprire che non lo è affatto? O magari l’inconfessabile, che un po’ di sana tragedia riporterebbe la necessità e spengerebbe ironia e spiritosaggini?