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Il convitato di pietra dello stato

Da febbraio 2011 a dicembre 2015, la misura del debito pubblico è aumentata del 15,76%.

di Angelo Giubileo | 8 Maggio 2016

Il convitato di pietra dello stato italiano? Senz’alcun dubbio, il debito pubblico!

E vediamo perché, con riguardo ad alcune cifre, oltremodo significative, che servono a tracciare un bilancio dell’ultimo quinquennio. Fonte MEF, da febbraio 2011 a dicembre 2015, la misura del debito pubblico è aumentata del 15,76%, passando da un valore di € 1875,91 miliardi a un valore di € 2171,67 miliardi. Nell’arco del quinquennio, cosiddetto di austerity (ma così non appare!), un aumento quindi in valore nominale di € 295,76 miliardi.

A confronto, i dati del PIL per il medesimo quinquennio registrano un incremento del 5,6% passando da un valore di € 1548,81 miliardi a fine 2010 a un valore di € 1636,37 miliardi a fine 2015. Nell’arco del quinquennio, un aumento in valore nominale di € 87,56 miliardi, e quindi, in definitiva, un dato di produzione complessiva equivalente: in valore nominale, a meno di un terzo del debito pubblico; in valore percentuale, in crescita, e tendenziale a poco più di 1/3 del dato di crescita del debito pubblico. Semplificando, un’economia che cresce a debito, ma il debito (attualmente, al 132,7% del PIL) cresce circa tre volte tanto.

Al 31/12/2015, sempre fonte MEF, il debito pubblico dello stato si compone per circa l’84% di titoli di stato in circolazione, per un valore nominale approssimativo di oltre € 1800 miliardi, suddiviso in quote di possesso, per approssimazione, così ripartite: investitori stranieri 39%; assicurazioni e fondi pensione 17,5%; banche 16%; famiglie 9%; Banca d’Italia 8%; fondi 7,5%; imprese 3%.

In vista di una non ancora completata integrazione economica e monetaria a livello Ue, emerge dunque il dato che soltanto 1/4 del debito pubblico nazionale è nelle mani degli istituti bancari pubblico (8%) e privati (16%) corrispondenti. E tuttavia un dato ritenuto eccessivo dall’Uem, in quanto il rischio di debito, finora concentrato nelle mani della politica statale, risulterebbe in effetti ancora piuttosto elevato: per un ammontare complessivo di titoli di debito pubblico superiore a circa € 450 miliardi, di cui oltre i 2/3 in possesso delle banche private, per un ammontare complessivo di crediti compreso tra 300 e 400 miliardi di euro. Pur rappresentando la misura, in termini di attivi bancari, e in media, l’11,3% (fonte R&S Mediobanca) del totale degli attivi delle prime otto banche nazionali. E tuttavia un dato ritenuto ancora eccessivo dall’Uem, che intende ridurne il peso, forse anche in percentuale ma comunque in termini di valore effettivo.

In conclusione, ritengo che i numeri dimostrino a sufficienza quanto sia inutile e soprattutto pericoloso alimentare ancora l’illusione di una prospettiva di governo degli stati nazionali, contro la prospettiva viceversa dell’Uem; e in particolare per uno stato il cui peso è in effetti così ridotto, come il nostro.

Pubblicato in : Editoriale, MetamorfosiTag: 2011, banche, debito pubblico, euro, governo, integrazione, pensione, stati nazionali, stranieri

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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