
Ieri è stata una brutta giornata per il mondo occidentale.
Trump ha dichiarato il suo liberation day, la sua guerra commerciale al mondo intero, per “rendere l’America di nuovo ricca”.
L’Europa, per ora, non risponde ai dazi degli USA, all’unica guerra che le sia stata davvero dichiarata, ma conferma invece di volersi armare per un conflitto con la Russia, spendendo di più e senza avere neppure una difesa comune, e inseguendo la più falsa delle affermazioni politiche della storia dell’umanità, quella secondo cui “se vuoi la pace prepara la guerra”.
Un giornale della destra liberale come “Il foglio”, commenta questa situazione riportando frasi del discorso tenuto alla camera dei Lord il 18 dicembre 1945, da John Maynard Keynes: “Blocchi economici separati, con tutti gli attriti e la perdita di amicizia che essi comportano, sono espedienti a cui si può essere spinti in un mondo ostile in cui il commercio ha cessato di essere cooperativo e pacifico e dove le sane regole dell’interesse comune e dell’uguaglianza di trattamento sono dimenticate. Ma è sicuramente da pazzi preferire questo”.
Molte sono le risposte che l’Europa Unita potrebbe dare all’America di Trump, scegliendo di essere protagonista autonoma del proprio destino e liberandosi dalla sindrome dell’atlantismo e dall’ egemonia degli USA.
A mio avviso, la più interessante è quella che propongono alcuni imprenditori italiani e che anche noi ieri avevamo avanzato: attuare una ritorsione contro i prodotti americani, colpire con sanzioni i gigacapitalisti che sostengono Trump, i padroni di Amazon, di X, di Google, di Meta e di altre piattaforme digitali, insieme alla grande finanza americana di istituti come JP Morgan e Bank of America.
Altri suggeriscono politiche di investimento, espansive per mantenere l’euro debole ed esportare meglio.
Altri ancora propongono di abolire definitivamente le barriere interne e in particolare di costruire una forte finanza europea in grado di competere a livello mondiale.
Probabilmente la soluzione può essere composta da tutti questi elementi ma le divisioni nell’Unione Europea impediscono che si prendano le giuste decisioni.
Ad opporsi ad una risposta forte ai dazi USA forte sono innanzitutto i sovranisti europei e nostrani, i veri servi e vassalli di Trump.
Ancora ieri Giorgia Meloni rilasciava una patetica dichiarazione invitando alla “calma” e riaffermando la sua opposizione a rappresaglie commerciali. Insieme a lei si colloca la filo americana Polonia mentre si attende che si pronuncino i tedeschi che saranno determinanti.
Incapace di una pronta reazione sul piano commerciale l’Europa si mostra invece prontissima a prepararsi a una guerra e sembra quasi opporsi ai negoziati e a soluzioni per il cessate il fuoco.
È il partito delle armi che non è solo in Italia ma anche nel parlamento europeo.
Ieri il PD ha purtroppo mostrato ancora le sue contraddizioni prima votando no al riarmo e poi votando a favore nella risoluzione finale. Solo Cecilia Strada e Marco Tarquinio hanno votato sempre no, insieme ai rappresentanti del M5stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra.
Sabato, Sinistra e M5stelle saranno in piazza per la pace.
Il PD è diviso e non aderirà. Ma sarebbe già un segnale importante se dalla segreteria nazionale arrivasse almeno una dichiarazione sincera di simpatia verso quella piazza e si lasciassero liberi iscritti ed elettori di parteciparvi.
In tempi di guerra e di silenzi colpevoli, anche un gesto minimo può fare la differenza.
Enrico Rossi

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